Prezzo del petrolio in netto rialzo, interviene Trump nella guerra dei prezzi Russia-Arabia Saudita

È bastato che la tregua tra Mosca e Riad sembrasse vicina per far schizzare il prezzo del greggio di oltre il 15% in poche ore. Il presidente Usa confida in una riduzione della produzione fino a 15 milioni di barili al giorno

Già da stamattina un’ondata di ottimismo aveva provocato un rialzo di oltre il 10% del prezzo del petrolio. Nelle ultime ore, il barile è schizzato a massimi che non si vedevano da tre settimane, dopo una serie di commenti da parte del presidente Usa Donald Trump sulla guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita che, da inizio marzo, pesa sul mercato delle materie prime.

Cosa ha detto Trump sul prezzo del petrolio?

In mattinata, il Tycoon ha avvertito che le due principali produttrici di petrolio erano pronte a ridurre “significativamente” la produzione petrolifera, mentre con l’occasione annunciava anche un summit alla Casa Bianca tra i principali attori del mercato Usa, per studiare un’azione e intervenire in un mercato “devastato” dal calo della domanda provocato dal coronavirus.

Con un tweet pubblicato ieri, Trump ha annunciato di aspettarsi una riduzione di 10 milioni di barili al giorno, dopo aver parlato con il principe saudita Mohammed bin Salman il quale, a sua volta, aveva parlato con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Poche ore dopo, la rettifica: non 10 milioni, bensì 15.

Inoltre, sembra che lo stesso principe ereditario saudita sia dell’idea di riconvocare entro le prossime settimane una riunione straordinaria dell’Opec+.

Cosa è successo nell’ultimo mese sul mercato petrolifero?

Da quando, tra il 5 e il 6 marzo, durante la riunione ordinaria dell’Opec+ è stato chiaro che la Russia non avrebbe acconsentito ad incrementare il volume dei tagli alla produzione di petrolio (concordato nella stessa sede verso la fine del 2019 e destinato a scadere proprio all’inizio di aprile), le tensioni tra i membri dell’organizzazione dei paesi produttori di petrolio sono deflagrate.

Mentre Riad premeva per aumentare il taglio della produzione, così da intervenire al rialzo sui prezzi del greggio, Mosca dissentiva fortemente, dicendosi piuttosto disposta a un prolungamento degli stessi (si parlava di tagli pari a 1,3 milioni di barili al giorno) fino a giugno 2020 – o anche fino alla fine dell’anno.

Davanti al rifiuto di collaborazione della Russia, l’Arabia Saudita ha reagito con la strategia opposta: pompare sempre più petrolio (il principe saudita ha ordinato a Saudi Aramco, la prima compagnia petrolifera del paese, un aumento della produzione giornaliera che avrebbe fatto raggiungere il record di 12,3 milioni di barili al giorno, a partire da aprile). Putin e il suo ministro dell’Energia, Aleksandr Novak, hanno risposto con la stessa moneta.

Il risultato è stato un crollo del barile a minimi che non si vedevano dalla Guerra del Golfo, provocando la diminuzione del suo valor di oltre due terzi – da oltre 60 dollari al barile a sfiorare i 20.

Come si è mosso oggi il prezzo del petrolio?

In una giornata, il barile è schizzato di quasi il 16%, passando in poche ore dallo sfiorare i 22 dollari al barile (il Wti) e i 25 (il Brent) a picchi rispettivamente di 28,61 e 36,35 dollari al barile.

Attualmente, il prezzo del petrolio viaggia a quota 24,73 dollari al barile il Wti e 28,57 il Brent.

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