La Nadef in parlamento: i primi commenti sulle previsioni di spesa del governo

In mattinata si sono espressi esponenti di Bankitalia e dell’ufficio parlamentare di bilancio. La nota di aggiornamento al Def prevede una previsione al ribasso del Pil, mentre restano i rischi legati al covid-19

Prosegue il percorso della Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (il Def), approvata la settimana scorsa al Consiglio dei Ministri e approdata stamattina davanti alle Commissioni bilancio congiunte di Camera e Senato.

Cosa prevede la Nadef?

Oggi l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) ha confermato la valutazione positiva elaborata la settimana scorsa dal Consiglio dei Ministri: previsione del Pil reale al ribasso rispetto ad aprile – da un calo dell’8% al -9% nel 2020, cui seguirebbe un rimbalzo del 5,1% l’anno successivo destinato a contrarsi al 3% nel 2022 e all’1,8% nel 2023.

L'indebitamento del pese è destinato a crollare del 10,8% e il deficit sforerà di oltre il 7%, mentre la spesa per interessi graverà per il 3,5% sul prodotto interno lordo. In totale, la manovra allo studio del Parlamento prevede un’aggiunta dell’1,4% del Pil, corrispondente a circa 24 miliardi di euro.

Guardando ai dati spalmati sul prossimo triennio, il Ministero dell’Economia e Finanza prevede una riduzione del debito, che si ridurrà progressivamente a -5,7% del Pil nel 2021, al -4,1% nel 2022 e al -3,3% nel 2023. Andamento simile per il deficit primario, che passerà al -2,4% nel 2021, -0,9% nel 2022 e -0,1% nel 2023, grazie anche a un previsto ritorno della crescita e, di conseguenza, entrate sempre più sostenute.

Quanto alla pressione fiscale, nel 2020 si attende un rialzo dello 0,10%, a 42,5% e si prevede possa arrivare al 42,6% nel 2023.

Per Giuseppe Pisauro, presidente dell’Upb, tali previsioni sono più ottimistiche di quanto previsto dall’organismo indipendente di vigilanza (l’Upb prevedeva una crescita del Pil dell’1,1% nel 2022 e dello 0,3% nel 2022), ma ricorda i rischi cui l’Italia va incontro nei prossimi mesi: “l'evoluzione di breve e di medio termine dell'economia italiana appare soggetta a rischi ancora molto ampi, nel complesso orientati al ribasso. Gli scenari avversi sono riconducibili prevalentemente all'evoluzione della pandemia, in Italia e all'estero, oltre che alle tensioni finanziarie”.

Pisauro sottolinea anche un certo, incauto ottimismo sulla fonte della crescita così come prospettata da via XX Settembre: gettiti in arrivo da effetti di retroazione fiscale. Per il presidente dell’Upb, è “rischioso affidare a tali introiti il finanziamento di misure con effetti permanenti di aumento delle spese o di riduzione delle entrate, che esigono coperture strutturali a regime”.

Per l’Upb, la parola d’ordine piuttosto dovrà essere ristrutturazione dei conti: Pisauro stamattina ha parlato di riqualificazione dell’amministrazione pubblica, interventi di spesa più mirati e collaborazione tra i diversi livelli di governo. Ma, soprattutto, sarà necessaria “una maggiore capacità di assorbimento dei fondi europei”.

Cosa ne dice Bankitalia?

Positivo anche il giudizio della Banca d’Italia, che conferma il recupero dell’economia italiana nel terzo trimestre, sottolineando tuttavia le prospettive ancora fosche per il futuro. "L'attività economica è tornata a crescere. Si sono finora evitati gli scenari più avversi, ma la ripresa è ancora parziale, dipendente dalle misure di stimolo e soggetta alle incertezze sull'evoluzione della pandemia" ha commentato Eugenio Gaiotti, capo economista della Banca d’Italia.

“La stabilizzazione del debito su livelli molto elevati lascerebbe il nostro paese fortemente esposto a rischi derivanti da tensioni sui mercati finanziari o da nuovi shock economici”, continua Bankitalia, aggiungendo che “mantenere il debito a livelli del 150% è molto pericoloso perché lo espone a shock”.

L’impatto del coronavirus sull’economia italiana: alcuni numeri

Il prossimo passo del disegno di legge che recepisce la nota di aggiornamento del Def sarà ora il parlamento, che dovrà convertirlo in legge entro il 31 dicembre 2020.

Stando alla Nadef, intanto, gli interventi posti in atto dal governo italiano per far fronte alla pandemia di coronavirus, che ha messo in ginocchio l’economia globale, in Italia sono costati circa 100 miliardi, corrispondenti a circa il 6,1% del prodotto interno lordo.

Nel primo trimestre il Pil è sceso del 5,5%, nel secondo del 13% in termini congiunturali – più di quanto si aspettava il Def, che aveva previsto un calo del 10,5%. Nel terzo trimestre si prevede un rimbalzo persino superiore a quanto inizialmente atteso, attorno al 9,6%, e già alcuni indicatori aiutano in questo senso: a luglio la produzione industriale è aumentata del 7,4% mese su mese, l’export è aumentato del 5,7%, mentre ad agosto l’Istat ha registrato un aumento della fiducia delle aziende in tutti i settori.

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