Indici mondiali al ribasso, stime Ocse tra le più pessimistiche: in Italia Pil in calo fino all’11,3%

Nel 2020 la ricchezza pro capite in Italia tornerà ai livelli del 1993, mentre il debito pubblico potrebbe schizzare al 170% nel caso di una seconda ondata di Covid-19: sono le stime più nere rilasciate finora

L’impatto dei numeri rilasciati dall’Ocse in mattinata è stato in grado di pesare sugli indici europei fino a farli virare al di sotto della parità. Le previsioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sull’impatto della pandemia di Covid-19 sono infatti le più pessimistiche pubblicate finora: nel 2020 il Pil globale potrebbe infatti crollare dal 6% (scenario attuale) al 7,6% (scenario nel caso di una seconda ondata di contagi). Nel 2021 è atteso comunque un rimbalzo, seppur contenuto, del 2,8%.

Pessimi i dati anche dal punto di vista dell’occupazione: a livello globale, si prospetta un aumento del tasso di disoccupazione del 9,2% (nel 2019 era stato del 5,4%), che può salire al 10% nel caso di una seconda ondata – e poche speranze a un recupero rilevante nel 2021.

A emergenza conclusa (si stima intorno al 2021), l’Ocse calcola che anche senza una recrudescenza dei contagi sarà andato perso l’equivalente di cinque anni di crescita economica.

Cosa si prevede per l’Italia?

Nella migliore delle ipotesi, ovvero nella speranza che la pandemia di Covid-19 si possa ormai considerare sotto controllo, l’Italia va comunque incontro a un crollo del Pil nel 2020 dell’11,3%, che diventa il 14% nel caso di una seconda ondata di contagi.

Né ci sarà verso di recuperare nel 2021. Per quanto sia prevedibile un rimbalzo del prodotto interno lordo, questo non supererà il 7,7% (nel primo caso) o del 5,3% (nel caso peggiore): in entrambe le ipotesi, non si ritornerà ai livelli pre-crisi.

Secondo l’Ocse, il punto debole dell’Italia è da ritrovare nel ruolo centrale del settore turistico e, più in generale, terziario: “'La produzione industriale italiana può ripartire rapidamente dal momento in cui sono state tolte le misure di confinamento, ma il turismo e molti altri servizi si riprenderanno più lentamente, pesando sulla domanda”, commenta l’istituto di Parigi.

Gravi anche le previsioni sul debito pubblico: se allo stato attuale è comunque previsto in crescita fino al 158,2%, con un deficit all’11,2% (nel 2019 il debito era ammontato al 134,9%), nel caso di una seconda ondata di contagi potrebbe arrivare al 169,9%, con il deficit al 12,8%. Nel 2021 il debito riuscirebbe a scendere di circa quattro punti percentuali.

Il Pil pro capite, in sostanza, tornerebbe a scendere ai livelli del 1993: lo conferma Tim Bulman, a capo del desk italiano nell’Ocse; d’altra parte, l’economista ricorda anche che nel 2019 la ricchezza pro capite era comunque ai livelli del 2000. Eppure torneremo ad avvicinarci (senza però raggiungere) a quei livelli forse nel 2021, quando si tornerà ai livelli di fine anni Novanta.

Come si prospetta la situazione ne resto del mondo?

Le prospettive peggiori sono per la Francia. Secondo l’Ocse, oltralpe il Pil potrebbe crollare dell’11,4% allo stato attuale delle cose, che arriverebbe però al 14,1% nel caso di una recrudescenza del virus.

Pressoché a pari merito si colloca il Regno Unito: -11,5%, che diventa -14% nella peggiore delle ipotesi. In generale, l’Europa perderà il 9,1% del proprio prodotto interno lordo, passibile di salire all’11,5%. Cifre più contenute negli Usa -7,3% sul Pil del 2020 senza ulteriori complicazioni della pandemia, altrimenti il crollo si aggraverà all’8,5%.

Difficile stabilire i futuri sviluppi del nuovo coronavirus. Al momento, secondo i dati della John Hopkins University, in tutto il mondo i contagiati avrebbero ormai raggiunto i 7,2 milioni, mentre le vittime sarebbero almeno 411 mila. È partita da tempo la corsa alla ricerca di un vaccino, ma nulla esclude la possibilità (la peggiore, secondo gli scenari dell’Ocse) di una seconda ondata di contagi, magari in autunno.

Come hanno reagito gli indici?

Dopo aver accusato il colpo a metà mattina, gli indici europei sembrano comune sulla via del rialzo – ma solo Londra è riuscita a tornare al di sopra della parità, con il Ftse 100 che viaggia in rialzo dello 0,16%.

Quanto agli indici comunitari, viaggiano ancora in ribasso Parigi (-0,16%), Francoforte (-0,17%), Milano (-0,13%) e Madrid (-0,13%). D’altra parte, gli occhi delle Borse restano puntati sull’appuntamento di stasera con la Federal Reserve, da cui è ragionevole aspettarsi una revisione dell’ultima previsione economica – l’ultima risale alla riunione del dicembre 2019. Resta stabile il cambio euro-dollaro, con la moneta unica tornata ai massimi di marzo, a 1,1372.

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