Azioni Tesla in calo nel giorno del debutto sull’S&P 500

Dopo il boom di scambi, venerdì, oggi le quotazioni Tesla perdono oltre il 4%: da una parte la speculazione, dall’altra la giornata poco performante su Wall Street

Dopo aver a lungo atteso, il giorno è arrivato per Tesla: la casa automobilista 100% elettrica di Elon Musk debutta oggi sull’S&P 500, l’indice che raccoglie le prime 500 aziende per capitalizzazione negli Usa.

Le azioni Tesla, che venerdì hanno aggiornato i massimi storici e chiuso la sessione in rialzo di oltre il 6%, a 695 dollari l’una, scontano ora le vendite dovute, oltre che ai nuovi timori sui mercati internazionali, anche all’effetto delle speculazioni degli operatori di Borsa e, al momento, viaggiano in ribasso di oltre il 4%.

Nell’ultima sessione, quella di venerdì, il volume di scambio sulle azioni Tesla si è più che quadruplicato rispetto alla media a 30 giorni, con oltre 200 mila azioni passate di mano.

Quanto peserà l’ingresso di Tesla sull’S&P 500?

L’azienda di Elon Musk, che già aveva provato più volte a entrare a far parte dell’S&P, nel giorno del suo ingresso già pesa per l’1,69% dell’intero indice. Sesta compagnia per grandezza, subito dopo Facebook e appena prima di Alphabet (contando insieme le due classi della casa madre di Google), Tesla certifica l’ingesso più ingente in termini di capitalizzazione all’interno dell’indice di Wall Street.

Nonostante il 2020 da record, Tesla ha dovuto faticare per conquistare un posto tra le big 500. Dall’inizio dell’anno il valore delle azioni Tesla è aumentato di circa il 730%, arrivando a superare i 658 miliardi di capitalizzazione.

Tutto ciò non è però bastato, a settembre, per entrare a far parte della Borsa di New York. Al tempo, il comitato responsabile della scelta motivò la sua decisione con l’estrema volatilità del titolo Tesla, in grado di tradursi in altrettanta incertezza agli occhi degli investitori.

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La situazione è cambiata durante l’autunno: quattro trimestri ben oltre le previsioni degli analisti (nell’ultima trimestrale l’azienda di auto elettriche ha segnalato ricavi da 8,77 miliardi di dollari nel periodo giugno-settembre, 457 milioni in più rispetto alle previsioni, il tutto in tempo di recessione globale) hanno infine convinto le autorità regolatorie.

Tra i requisiti: avere la sede principale negli Stati Uniti, poter contare su un valore di mercato di oltre 8,2 miliardi di dollari, su un’alta liquidità e mantenere disponibili al pubblico almeno il 50% delle proprie azioni – oltre, naturalmente, ad aver riportato bilanci in verde negli ultimi quattro trimestri dell’anno fiscale in considerazione.

Cosa succederà ora sullo Standard&Poor’s, solo il tempo saprà dirlo. Testa potrebbe rivelarsi un gigante pronto a scombussolare gli equilibri dell’intero indice, soprattutto a livello degli ETF che tracciano direttamente l’S&P e, dunque, saranno costretti a inserire nel proprio portafoglio quotazioni Tesla, provocandone un ribilanciamento – a meno che, come sostengono altri analisti, il titolo Tesla non sia piuttosto destinato a un nuovo ciclo ribassista, in seguito ai forti guadagni accumulati dal momento dell’annuncio dell’ingresso sull’S&P (nel solo mese di novembre, le quotazioni Tesla hanno guadagnato circa il 70%.

Cos’altro sta pesando sull’S&P 500 oggi?

Al momento, l’S&P 500 viaggia in ribasso dell’1,73%, allineandosi al resto degli indici di Wall Street. Il Dow Jones perde infatti a metà seduta Usa l’1,12% mentre anche il Nasdaq scivola al di sotto della parità e lascia sul terreno il 2,04%.

Il tutto proprio nel giorno in cui il Congresso Usa è riuscito a trovare un compromesso sul pacchetto di aiuti fiscali di cui democratici e repubblicani discutevano dalla scorsa estate – una misura da quasi 900 miliardi di dollari, in grado di supportare le famiglie colpite dalla crisi economica scaturita dalla pandemia di Covid-19 (con un assegno da 600 dollari a settimana) e le piccole imprese.

I legislatori hanno dato avvio oggi all’iter per l’approvazione. Nel frattempo, però, la nuova variante di covid-19 isolata nel Regno Unito ma ormai diffusa per lo meno nel resto d’Europa fa tornare il pessimismo sui mercati internazionali, con le quotazioni del petrolio a subire per prime i cali (il Wti, benchmark statunitense, nelle ultime ore ha perso oltre il 4%).

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