Andamento EUR/USD in calo dopo ultimi dati macro dall’Unione Europea

La produzione industriale di febbraio nell’Eurozona ha subito una contrazione dell’1,9% rispetto al 2019: un prosieguo del trend negativo, quando la crisi coronavirus era alle porte

La produzione industriale nellEurozona è diminuita a febbraio dello 0,1%: un passo indietro rispetto al dato precedente di gennaio, quando la stessa aveva osservato un aumento del 2,3%. Eppure il risultato è migliore rispetto alle aspettative, con il consensus che aveva stimato una contrazione dello 0,2%. Quanto all’intera Unione Europea, invece, la produzione industriale si conferma invariata rispetto a gennaio, a +2,1%.

Secondo il dato anno su anno, invece, l’Eurozona registra una flessione dell’1,9%, mentre nell’intera Unione la contrazione si ferma all’1,3%.

Quali sono stati i settori più colpiti?

Quello pubblicato stamattina è l’ultimo dato prima dell’entrata in vigore anche in Europa delle restrizioni richieste dall’espandersi della pandemia di Covid-19.

Tra i diversi settori il calo maggiore è stato registrato in quello dei beni strumentali, che nell’Eurozona è diminuito del 3,6%. Segue il comparto Energia, con una flessione del 2,2%, mentre la produzione dei beni intermedi è scesa dello 0,8%, mentre quella dei beni strumentali non durevoli è aumentata dello 0,1% e quella dei beni durevoli dello 0,9%.

Valori simili, ma in proporzione ridotti, se si passa a considerare l’intera Unione Europea: -3,1% la produzione dei beni strumentali, -0,2% quella dei beni intermedi, +0,5% quella sui beni non durevoli e +1,5% quella dei beni durevoli.

Come si presentava all’inizio del 2020 la produzione industriale in UE?

A posteriori, il dato fornisce una fotografia delle condizioni in cui i diversi paesi europei si affacciavano a ricevere la batosta della crisi economico-finaziaria provocata dal coronavirus. L’indice rappresenta un buon indicatore della forza del settore manifatturiero.

D’altra parte, già gli indici Pmi manifatturieri rilasciati a inizio marzo assorbivano la contrazione della produzione. Nonostante in Europa il Covid-19 dovesse ancora arrivare, infatti, i danni all’economia asiatica (soprattutto quella cinese, che in un mese ha subito una contrazione record pari al 26,6%, il dato peggiore dal 1990) hanno provocato un rallentamento nelle catene di rifornimento subito scontati dall’industria del Vecchio Continente.

Durante le prime settimane dell’anno, prima che la crisi del coronavirus si imponesse sullo scenario internazionale, l’Ue era inoltre alle prese con le conseguenze della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Pechino e Washington erano arrivate a un accordo proprio il 15 gennaio; nei mesi precedenti, tuttavia, la guerra dei dazi aveva continuato a provocato ricadute anche sulla catena industriale del Vecchio Continente, dove la Cina è ai primi posti per le forniture. Di ulteriori accordi commerciali tra le due superpotenze non si è più parlato dopo l’esplodere della pandemia globale, resa nota appena pochi giorni dopo: ma, in realtà, già a metà gennaio di faceva menzione di una “Fase 2” dei negoziati.

Come impatta la produzione sui mercati europei?

Il fatto, dunque, che l’Eurozona presentasse già un fianco scoperto alla crisi non ha fatto che peggiorare il risultato. I numeri che il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato martedì, in base ai quali l’intera economia globale subirà una contrazione del 3%, con picchi intorno al 7% (i maggiori) proprio in Europa, hanno spinto al ribasso gli indici globali – il trend è tornato positivo solo nelle ultime ore.

Nel frattempo, a risentire in primo luogo del dato è stato l’euro, sceso nei confronti del dollari ai minimi da una settimana quando, il 9 aprile, ha raggiunto quota 1,0841.

In tarda mattinata, poco dopo la pubblicazione del dato, il cambio EUR/USD ha raggiunto 1,0853, per poi risalire leggermente a 1,0889.

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