Introduzione alla psicologia del trading

Questo è il primo di una serie di articoli sulla psicologia del trading che ho deciso di redigere dopo essermi accorto che la sezione didattica che curo per questo sito era molto ben fornita di indicazioni d’analisi tecnica e di ottime tecniche di trading, ma mancava, appunto, di una parte fondamentale che è quella di come approcciare correttamente l’operatività sui mercati finanziari.

Non è un caso, infatti, che nonostante le moltissime e in alcuni casi ottime tecniche di trading ormai a disposizione dei trader solo pochi tra questi ottengano risultati positivi e soprattutto costanti nel tempo.

Penso che il vero problema alla base dell’insuccesso nel trading sia di duplice natura: da un lato l’errato approccio comportamentale ai mercati finanziari; dall’altro lato la mancanza di qualsivoglia regola operativa e di money management.

Ritengo, invece, che le tecniche di trading adottate dall’uno o dall’altro trader non incidano più di tanto in quei casi di insuccesso clamoroso che pure nel corso degli anni mi è capitato più volte di sentirmi raccontare dai vari allievi durante le mie sessioni di coaching personali.

Quando, come faccio io, fai formazione sul trading “one-to-one” hai l’occasione per sentirti raccontare quelle verità nascoste che nessuno racconterebbe mai neanche al più caro amico. E ti assicuro che ne senti di tutti i colori. Dai racconti che mi sono stati fatti ho maturato la convinzione che la maggior parte dei trader sbaglia completamente l’approccio ai mercati finanziari perché non considerano il trading come una vera e propria professione. Questi trader, o aspiranti tali,  mancano in assoluto di un metodo di trading, ovvero non applicano in modo ripetitivo e costante una tecniche di entrata sul mercato, la medesima gestione della posizione associata alla tecnica adottata. Mancano poi completamente, o quasi, di una oculata gestione del rischio.

Penso che il disagio psicologico in cui molti di questi trader si vengono a trovare nel momento in cui hanno a che fare con portafogli abbondantemente in perdita sia proprio dovuto a un errore alla fonte che risiede nella problematica appena descritta.

In conclusione, l’idea che mi sono fatto (e me la sono fatta sul campo, raccogliendo i racconti e le confidenze dei trader che ho formato nel corso degli anni) è che la maggior parte degli errori, per non dire tutti, che vengono commessi dal trader inesperto derivino proprio dal suo approccio sbagliato alla operatività sui mercati finanziari. Molti di questi trader conoscono benissimo tecniche che in astratto potrebbero anche essere profittevoli, ma la mancanza di un piano di trading li porta ad improvvisare l’uscita dal mercato anticipando il target laddove avrebbero potuto far correre la posizione ottenendo una rendita sicuramente migliore, oppure a trovarsi disorientati e incapaci di qualsiasi reazione quando il mercato va contro la loro posizione, omettendo così di tagliare le perdite secondo un piano preordinato di uscita (quello che io chiamo “il piano di fuga”)  e trovandosi a litigare con perdite ormai divenute talmente ingenti da indurli a spegnere il pc sperando che il mercato perdoni, prima o poi, la loro ingenuità. Siccome al peggio non c’è fine, tra di loro c’è pure chi non ha operato seguendo un benché minimo controllo del rischio, così che, spesso, la conseguenza dei loro errori ha un effetto disastroso sui loro conti di trading e li portano a pensare (solo allora) che il trading non fa per loro, che il trading è una attività per professionisti.

Allora mi chiedo se quello che è stato per questi trader un punto di arrivo non potrebbe essere invece un punto di partenza: perché infatti non considerare il trading come una attività per professionisti sin dall’inizio? Potresti mai svolgere la professione di avvocato o notarile, di commercialista o di consulente del lavoro, oppure ancora diventare un ottimo dirigente d’azienda senza la dovuta preparazione professionale?

Non comprendo quindi perché per avviarsi ad una di queste professioni (ed avere successo) siano necessari anni di studio e di “gavetta” mentre per fare trading si ritiene di non dover seguire lo stesso percorso. La risposta, probabilmente, sta nel fatto che il trading è visto dai più come un gioco. A realizzare nell’immaginario collettivo quest' idea, contribuiscono senz’altro certe pubblicità che definire “ingannevoli” è un eufemismo.

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