Spread trading: un caso concreto

In un precedente articolo abbiamo visto che lo spread o pair trading consiste nell’acquisto di uno strumento finanziario e la contemporanea vendita di un altro strumento al primo collegato, in modo da avere una posizione netta bilanciata da cui trarre un guadagno indipendentemente dalla direzione del mercato. Nel pair trading, pertanto, si ottiene un profitto sfruttando la differenza di performance dei due titoli che compongono la coppia, a condizione di averli scelti opportunamente. Le coppie dello spread non devono essere necessariamente composte da due titoli: possiamo aprire un pair anche tra due settori dello stesso indice, tra due indici o tra un settore e l’indice di riferimento.

Vediamo ora un caso concreto di spread che, seppure risalente nel tempo, è ben rappresentativo di questa metodologia di trading.

Il giorno 13 ottobre 2006 ho aperto un pair: long Generali e short Alleanza, due titoli del settore assicurativo appartenenti all’ SPMIB40 sul mercato italiano.

Lo spread è stato aperto per una serie di considerazioni tra le quali, non ultima, il fatto che il primo titolo mostrava una forza relativa migliore del secondo; cioé, per usare una terminologia già nota, Generali performava meglio di Alleanza.

Affronteremo insieme in un prossimo appuntamento la tecnica che sta alla base di questo trade, quel che qui importa è comprendere il meccanismo di funzionamento dello spread e su questo concentreremo la nostra attenzione.

Long Generali a 30.62; short Alleanza 9.585 per un identico controvalore monetario. Lo spread, pertanto, dal punto di vista del dimensionamento della posizione si presentava come dollar neutral.

Pochi giorni dopo, precisamente il 17 ottobre, lo spread è stato chiuso con Generali a 30.45 e Alleanza a 9.38

Nello stesso periodo l’indice di riferimento, l’SPMIB40, è passato da una chiusura di 39580 punti a 39139.

Vediamo un pò di numeri per capire come si è mosso lo spread.

Anzitutto l’indice, passando da 39580 a 39139 punti, ha fatto registrare una perdita percentuale pari all’ 1,11%. Nello stesso periodo mentre Generali ha subito una perdita dello 0,56%, quello visto su Alleanza è stato un calo più consistente, pari al 2,14%.

Poiché la posizione era long su Generali e short su Alleanza, lo spread ha subito una perdita sul primo titolo (Generali) pari allo 0,56% ma ha guadagnato sul secondo (Alleanza) in misura pari al 2,11%.

La performance netta dello spread risulta quindi pari all’ 1,55% (2,11 – 0,56). Il che conferma l’ipotesi iniziale: in un mercato in calo, l’avere investito al rialzo su Generali, che in quel momento mostrava di sovraperformare Alleanza (titolo dello stesso settore venduto short allo scoperto) non solo ha messo al riparo dal ribasso del mercato (che ha perso nello stesso periodo l’1,11%) ma ha addirittura consentito di collezionare un guadagno. L’entità del quale, in misura assoluta, dipende ovviamente dal capitale investito nell’operazione. Quel che conta sin d’ora, tuttavia, non è conoscere il ritorno assoluto dell’operazione, ma avere ben chiaro come sia possibile, mediante questa metodologia, ottenere profitti in modo del tutto indipendente dall’andamento del mercato.

In un prossimo appuntamento vedremo insieme quali tecniche sia possibile utilizzare per aprire uno spread in divergence trading come quello descritto in questo articolo.

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