Andamento del dollaro in rialzo, torna la cautela sui mercati dopo cattivi dati su coronavirus

I numeri sui casi di Covid-19 negli Usa sembravano sulla via della stabilizzazione, ma le ultime notizie hanno riportato l’avversione al rischio tra gli investitori Usa, che tornano al dollaro come bene rifugio

Ieri gli Stati Uniti hanno registrato il numero più alto di vittime causate dal nuovo ceppo di coronavirus: circa 1.800 decessi, che portano il totale negli Usa a 12.902 vittime, per oltre 401 mila casi di contagio – il numero più alto a livello globale. Una cattiva notizia proprio quando sembrava che il conteggio dei contagi e delle vittime si stesse stabilizzando.

Già ieri, alle notizie sempre più gravi sull’andamento della pandemia, Wall Street ha chiuso in leggero ribasso, perdendo lo 0,2%, con il solo Dow Jones che è sceso di 26 punti. Eppure resta alta la volatilità sul mercato: lunedì la Borsa di New York ha registrato un netto rialzo di circa il 7%.

Nel frattempo, mentre il presidente Donald Trump minaccia di tagliare i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità, rea di non aver gestito in maniera adeguata dall’inizio l’emergenza della crisi sanitaria in corso e di essere troppo sinocentrica, a guadagnare è il dollaro, che nelle ultime ore si è rafforzato nei confronti delle valute maggiori.

Torna dunque l’avversione al rischio per gli investitori. In serata verranno pubblicate le minute delle riunioni della Federal Reserve di marzo (rispettivamente, il 3 e il 15 del mese: le prime ad essere convocate in via straordinaria dai tempi della crisi finanziaria del 2008). La Banca centrale Usa in quelle occasioni ha predisposto il taglio dei tassi di interesse, portandoli al minimo storico di 0,25% per i prestiti agli istituti di credito. Gli occhi dei mercati saranno puntati su tali verbali, in grado di fornire risposte su quanto grave la situazione sia stata valutata nella prima metà di marzo dalla Fed.

Cosa sta succedendo in Europa?

L’effetto è amplificato inoltre dalla debole posizione dell’euro. Ieri il vertice dell’Eurogruppo si è risolto con un nulla di fatto, dopo 16 ore di discussioni, portando i ministri delle Finanze a rimandare la riunione a domani. La mossa ha provocato ribassi sugli indici europei che continuano a metà sessione, oltre a un indebolimento della valuta unica.

Si rincorrono intanto previsioni nefaste sulla situazione economica dei paesi del Vecchio Continente più colpiti dal virus: la Banca centrale francese ha segnalato stamattina una contrazione dell’economia nel primo semestre 2020 pari al 6%, mentre in Italia l’Istat nella sua ultima nota mensile riporta un calo dei consumi finali del 4,1% nel momento in cui le misure di lockdown dovessero protrarsi fino alla fine di aprile (che diventa il 9,9% considerando un allungamento fino a fine giugno). Quanto alla Germania, prima economia dell’Eurozona, per il secondo trimestre del 2020 si aspetta una contrazione del 9,8%, secondo un report stilato da diversi think tank che include anche l’istituto Ifo. Nel primo trimestre, l’economia tedesca avrebbe subito una contrazione dell’1,9%, che trascina il Pil dell’intero anno in ribasso del 4,2%.

Di quanto si sta rafforzando il dollaro?

A seguito dei dati poco confortanti, il Dollar Index ha subito un rialzo dello 0,25%, a 1001,16. Il biglietto verde si è rafforzato praticamente rispetto a tutte le valute principali: scambia con l’euro a 1,0871, mentre rispetto alla sterlina il cambio si conferma a 1,2334.

Leggera accelerazione anche nei confronti del dollaro australiano, con il cambio arrivato a quota 0,6167, dopo che l’agenzia Fitch ha tagliato il rating sulle quattro principali banche australiane a livello A+. Infine, il cambio USD/JPY sale attualmente a quota 108,829.

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