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Prezzo del petrolio sopra i 60 dollari, in arrivo nuove tensioni Russia-Arabia Saudita?

Petrolio in rialzo a una settimana dal prossimo vertice Opec+, i partecipanti affilano le lame in vista del prolungamento dei tagli alla produzione

Il prezzo del petrolio si mantiene stabile sopra i 60 dollari al barile, mentre i paesi dell’Opec+ si preparano al prossimo incontro dell’organizzazione che riunisce i principali stati esportatori di petrolio – e i loro alleati, primi fra tutti Russia e Kazakhstan. Al momento il Brent è quotato a 65,29 dollari mentre il Wti resta sui 61,61 dollari.

Si prosegue con i tagli alla produzione?

Il meeting è in programma i prossimi 3 e 4 marzo. Secondo quanto riferisce Bloomberg, l’Arabia Saudita (leader di fatto dell’organizzazione) premerà affinché si decida per il mantenimento degli attuali tagli alla produzione di petrolio.

Al momento infatti i paesi dell’Opec+ stanno infatti portando avanti una strategia che prevede un taglio di 7,2 milioni di barili al giorno, così da mantenere stabile il prezzo del barile e favorirne la ripresa, in attesa di una ripartenza economica post-covid che spinga anche la domanda di greggio.

D’altra parte, rispetto a quanto stabilito sulla carta la produzione è ancora più scarsa. L’Arabia Saudita infatti da settimane ha deciso unilateralmente di tagliare la propria produzione nazionale di un ulteriore milione di barili, abbassando in totale il livello di petrolio in circolazione.

Con l’avvicinarsi del prossimo incontro, la tensione torna a farsi però alta soprattutto tra Riad e Mosca. Per il ministro dell’energia russo Aleksander Novak, infatti, i tempi sono maturi ormai per tornare ad estrarre petrolio se non a pieno regime, quasi.

La risposta del principe saudita Abdulaziz bin Salman, omologo di Novak in Arabia Saudita, non si è fatta attendere: “Siamo a un punto di gran lunga migliore rispetto all’anno scorso, ma devo mettervi in guardia, di nuovo, dai rischi di un eccessivo ottimismo. L’incertezza è ancora alta, dobbiamo essere estremamente cauti”, ha avvertito il principe saudita intervenendo la settimana scorsa al simposio IEA-IEF-OPEC. “Non cercate di prevedere l’imprevedibile”.

È pur vero che, come aveva ricordato pochi giorni prima Novak alla televisione russa, i report e le analisi portano a pensare a un deciso recupero del prezzo del petrolio nel 2021. Novak ha ricordato che il prezzo del greggio potrebbe stabilizzarsi nei prossimi mesi tra i 45 e i 60 dollari al barile. D’altra parte, le previsioni tengono conto non solo del recupero della domanda, nel caso di un allentamento delle restrizioni imposte dal covid-19 (di pari passo con il proseguimento della campagna di vaccinazione), ma anche degli stessi tagli alla produzione che la Russia vorrebbe fossero allentati.

I tagli alla produzione stanno funzionando?

A marzo sarà quasi un anno dalla guerra dei prezzi innescata proprio da Russia e Arabia Saudita. Al tempo (era il 6 marzo 2020) le frizioni tra Russia e Arabia Saudita sorsero attorno alla proposta di Riad di aumentare i tagli alla produzione di 1,5 milioni di barili al giorno, portando il totale della riduzione giornaliera a 3,6 milioni di barili.

Mosca rispose con un secco rifiuto: piuttosto, Novak si disse disposto a continuare con il regime dei tagli correnti, ma non a ridurlo. Con la fine di marzo, si concluse anche la finestra entro la quale i membri dell’Opec+ erano vincolati dall’accordo per la riduzione della produzione: dal primo aprile in poi, ormai del tutto liberi da ogni obbligo, Russia e Arabia Saudita iniziarono ad aumentare in maniera vertiginosa i livelli di produzione, in una guerra al ribasso del prezzo del petrolio – quel mese Saudi Aramco, la compagnia di bandiera di Riad, aumentò la produzione di ben 13 milioni di barili al giorno.

In poche settimane, il prezzo del petrolio Wti è arrivato a raggiungere i minimi storici, al di sotto dello zero. La situazione iniziò a stabilizzarsi solo all’indomani della riunione del G20 Energia, nella seconda metà di aprile 2020, quando tutti i paesi dell’Opec+ raggiunsero infine un accordo per un taglio congiunto dell’estrazione di greggio inizialmente pari a 9,7 milioni di barili al giorno – diminuiti in maniera graduale.

La strategia, di pari passo con le prospettive di ripresa della domanda (la campagna globale di vaccinazione anti-covid aiuta) stanno funzionando: secondo gli analisti nel 2021 il prezzo del barile è destinato ad aumentare anche fino a 70-80 dollari al barile.

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