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Inflazione e azioni, su cosa investire?

L’andamento negativo dei mercati azionari è spesso correlato alle elevate pressioni inflazionistiche che cambiano il focus degli investitori.

Il tasso di crescita dei prezzi al consumo - o inflazione - è particolarmente importante in campo economico non solo per gli effetti che produce sull’economia reale ma anche per i riflessi che induce sui mercati finanziari.

Infatti, le serie storiche indicano che vi è una marcata correlazione negativa tra andamento dei mercati azionari e indice dei prezzi al consumo. In pratica, durante i periodi di inflazione elevata - come quello che stiamo sperimentando ora - i mercati azionari tendono a perdere terreno.

Un esempio? Il NASDAQ dall’inizio di quest’anno ha perso il 25% del proprio valore, l’SSE Composite Index (Shanghai) il 18%, il FTSE MIB 14%, il DAX 13% e il Dow Jones 12%. È abbastanza chiaro che le borse hanno iniziato l’anno con il piede sbagliato dopo che il toro - che le ha trascinate per un anno e mezzo - ha cessato la sua corsa.

Perché esiste una correlazione negativa tra inflazione e andamento azioni?

Le ragioni di tale correlazione sono prettamente economiche. Dopo lo scoppio della pandemia, e lo scenario deflazionistico che le è succeduto, i corsi azionari non hanno mai smesso di crescere registrando record di mese in mese. Questo perché gli ingenti stimoli monetari, introdotti dalle banche centrali a sostegno dell’economia, hanno fortemente aumentato la liquidità nel sistema.

I bassi tassi di interesse e i conseguenti ridotti rendimenti del mercato obbligazionario hanno favorito una ricerca da parte degli investitori di elevati guadagni sia nel mercato azionario, con gli asset più rischiosi, sia nel comparto delle criptovalute. I lauti profitti in tali comparti hanno alimentato un continuo rialzo, (sostenuto dalla cosiddetta FOMO o fear of missing out, paura di perdere il rialzo), terminato solo recentemente.

Ora quelle condizioni economiche non esistono più. Le pressioni inflazionistiche hanno registrato livelli mai visti da decenni e hanno obbligato le banche centrali a cambiare il loro posizionamento ultra-loose per iniziare un percorso di rialzo del costo del denaro.

Con un aumento del costo del denaro vi è una minore propensione al consumo per famiglie e imprese, si spende di meno e si risparmia di più e con ciò aumentano le probabilità di un rallentamento della crescita economica che - di riflesso - condizionerà l’andamento delle azioni.

Anche le stime su ricavi e utili futuri dovranno essere riviste al ribasso e ciò porterà il mercato azionario a evidenziare performance negative durante i periodi di forti pressioni inflazionistiche.

Quali sono i prossimi dati sull’inflazione da vigilare con particolare attenzione?

Mercoledì 18 maggio usciranno i dati sull’inflazione nella zona euro. Il consensus si aspetta un aumento dei prezzi al consumo core (ovvero esclusi energetici e alimentari) nel mese di aprile del 3,5% su base annuale contro i 2,9% a/a registrati il mese scorso. Per quanto concerne l’headline il CPI dovrebbe attestarsi al +7,5% a/a rispetto al +7,4% a/a registrato a marzo.

Dati molto elevati sull’inflazione potrebbero convincere i membri del Consiglio Direttivo della BCE ad anticipare il rialzo dei tassi di interesse già nella riunione di luglio e causare un panico localizzato sui listini europei.

Il 27 maggio, invece, uscirà il dato sull’inflazione PCE Core (Personal Consumption Expenditures) negli Stati Uniti, che misura il tasso di crescita dei prezzi senza tenere conto di quelli legati a cibo ed energia. Anche questa statistica potrebbe generare attimi di paura tra gli investitori di Wall Street se i dati dovessero discostarsi troppo dalle aspettative del mercato. Infatti, un indice in forte crescita potrebbe spingere Powell e gli altri banchieri centrali a rialzare i tassi di interesse negli States di 75 punti base nella riunione del FOMC di giugno (al momento il mercato si aspetta un incremento di 50 punti base).

E l’inflazione in Italia?

Oggi l’Istat ha comunicato che il tasso di inflazione ha toccato il 6% anno su anno contro le previsioni che indicavano un rallentamento al 6,2%. Inoltre, rispetto al dato di marzo, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2%. Anche l’indice armonizzato ha fatto registrare un rallentamento al 6,3% rispetto alle previsioni ferme al 6,6% e al dato annuale del mese precedente (6,8%). Le componenti che crescono di più sono gli energetici (anche se in rallentamento al +39,5% dal +50,9% di marzo), gli alimentari “lavorati” (sono in crescita dal +3,9% al +5,0%) e i servizi relativi ai trasporti (sempre in rialzo da +1,0% a 5,1%).

Quali titoli privilegiare in questo momento?

Visto il cambio di regime delle banche centrali, pensiamo che sia necessario pensare a un cambio di strategie anche negli investimenti e nel trading. Alcune asset class - come le materie prime - sono considerate scudi contro l’inflazione e permettono agli investitori di diversificare meglio il proprio rischio. Dunque, oro e argento - ma anche il settore immobiliare - possono offrire un rendimento interessante e meno rischioso delle azioni di carattere growth.

Crediamo che nel corso del 2022 continueremo ad assistere a un riposizionamento dai titoli growth ai titoli value. Inoltre, riteniamo che il settore bancario possa essere molto favorito nel nuovo contesto economico con tassi d’interesse più elevati. Tra i più favoriti sul mercato italiano indichiamo:

  • Mediobanca che ha mostrato profitti in crescita e ha dimostrato un aumento dei ricavi soprattutto nell’aree del Merchant Banking e del Wealth Management.
  • Intesa Sanpaolo che ha evidenziato una crescita dei ricavi in linea con le aspettative, nonostante le tante problematiche dovute al conflitto ucraino. Inoltre, il corposo dividendo e l’elevata patrimonializzazione ne confermano l’outlook positivo.
  • Unicredit: forte dei risultati trimestrali sopra le attese, pensiamo che il titolo possa continuare a seguire la tendenza positiva trainato dalle ambiziose strategie dell’amministratore delegato Andrea Orcel. La forte esposizione sul mercato russo è fonte di incertezze ma il management rassicura grazie alle perdite contenute.
  • Banco BPM: Le speculazioni su possibili operazioni di finanzia straordinaria (un probabile takeover o fusione nel medio periodo) potrebbero alimentare altri rally di borsa e favorire il titolo, inoltre i ricavi trimestrali in crescita sono molto incoraggianti per l’outlook futuro.

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