Breakout: tecniche operative

Il termine breakout è sicuramente uno dei più conosciuti anche tra i neofiti del trading perché spesso è utilizzato dagli analisti per indicare la possibilità per i prezzi del dato strumento di poter dar vita a un movimento fortemente direzionale al superamento di un determinato livello.

Il termine breakout sta proprio ad identificare la violazione di un determinato livello, normalmente di supporto o di resistenza, dalla quale attendersi un forte movimento dei prezzi nella medesima direzione della rottura. Così se i prezzi provengono dal basso e rompono una resistenza importante, questo breakout può dar luogo ad un movimento direzionale rialzista. Al contrario se i prezzi arrivano dall’alto e vanno a violare un livello di supporto, spesso ci si attende un movimento direzionale ribassista (da alcuni chiamato “breakin” per contrapporlo al breakout rialzista)

Vediamo un esempio

Grafico 1 EUR/USD su base giornaliera

Nel riquadro di sinistra vediamo come la rottura del supporto (breakin) abbia portato ad una forte accelerazione ribassista mentre, nel secondo riquadro, il breakout dei massimi testati più volte (resistenza) abbia dato luogo ad un rialzo piuttosto prolungato.

Come abbiamo potuto verificare nell’esempio sopra riportato, i breakout veramente efficaci si verificano spesso dopo periodi di lateralità (congestione dei prezzi) piuttosto prolungati. Si tratta di fasi del mercato prive di una vera e propria direzionalità in cui prevale l’incertezza degli operatori circa il futuro movimento dei prezzi. In questi casi si scatena una vera e propria battaglia fra due opposti eserciti, quello degli acquirenti che accumulano lo strumento finanziario in questione confidando in un successivo rialzo dei prezzi e quello dei venditori che, viceversa, operano una distribuzione (cioè vendono) aspettandosi un successivo ribasso. La rottura dei livelli che così si vanno a formare, appunto comunemente chiamati resistenze e supporti, da luogo ad una vera e propria accelerazione dei prezzi che, sostanzialmente, deriva dal fatto che il mercato sembra ora avere preso una direzione ponendo fine alla situazione di stallo precedente. I ribassi successivi, in caso di breakin, o i rialzi, in caso di breakout, sono spesso conseguenza di nuove vendite (o di nuovi acquisti) che si autoalimentano dal momento che i trader assistendo alla formazione di lunghe candele (o barre) rialziste o ribassiste entrano sul mercato nella stessa direzione, rafforzando e confermando la violazione del livello di supporto o di resistenza.

Si tratta spesso di movimenti esplosivi perché alimentati anche dalla chiusura delle posizioni di chi, nella fase laterale, si era posizionato dalla parte sbagliata del mercato. E’ per questo che, molto spesso, la fuoriuscita dei prezzi da queste particolari figure di analisi tecnica che prendono il nome di “rettangoli” è violenta e i trend che ne seguono particolarmente consistenti.

In altre parole, dopo un periodo di bassa volatilità che comprime i prezzi tra un livello di supporto e uno di resistenza, alla rottura di uno dei due livelli, i prezzi mostrano una forte accelerazione nella direzione della violazione.

Per rendere meglio l’idea possiamo pensare alla fase laterale come ad una molla che viene compressa e che, una volta rilasciata pone fine alla situazione di compressione dei prezzi che esplodono nell’una o nell’altra direzione (al rialzo o al ribasso).

Grafico 2 EUR/USD time frame 5 minuti

Si noti nel grafico che precede come al breakout, convalidato da una candela di forte espansione di volatilità, sia seguito un trend importante. Il grafico è rappresentativo della classica situazione che da luogo al breakout: primo rialzo dei prezzi, seguito da una fase di congestione (rettangolo blu) e poi fuoriuscita dei prezzi in breakout nella stessa direzione di provenienza.

Ovviamente, siccome non tutte le ciambelle riescono col buco, così pure non tutti i breakout funzionano allo stesso modo. Anzi, alcune volte non funzionano affatto dando luogo a quelle figure non a caso note con il termine di “falso breakout” o “bull trap” o ancora “bear trap”

Grafico 3 EUR/USD su base oraria

Nel grafico che precede assistiamo ad un classico caso di breakout fallito. I prezzi per ben due volte rompono i massimi precedenti, facendo supporre una continuazione del trend rialzista, ma subito dopo rientrano nella congestione dando origine ad una vera e propria inversione di trend.

Personalmente sono piuttosto diffidente rispetto ai breakout che tratto con tecniche molto particolari, ma occorre dire  che i sistemi basati su questa particolare configurazione dei prezzi sono normalmente considerati fra i più sicuri e profittevoli dalla maggior parte dei trade. Ciò, da un lato, perché sono facilmente identificabili (una rottura di un supporto o di una resistenza è un dato piuttosto oggettivo) e, dall’altro lato, perché possono essere trattati con un rischio piuttosto limitato rispetto all’elevato potenziale di guadagno, almeno sulla carta.

Lo stop loss, infatti, può essere posizionato sul primo swing di prezzo antecedente la rottura oppure ancora sopra (o sotto) i livelli di congestione (rettangolo).

Il target finale invece può essere identificato in svariati punti percentuali nei casi in cui, neanche troppo infrequenti, il breakout dia vita ad un trend piuttosto importante.

I breakout classici seguono normalmente uno schema che può così riassumersi:

  • movimento laterale che delimita i livelli inferiori (supporto) e superiori (resistenza) che ingabbiano il movimento dei prezzi;
  • violazione da parte dei prezzi di uno dei due livelli;
  • sviluppo del movimento in direzione del trend; preceduto, alcune volte da un veloce ritracciamento verso il livello in precedenza violato (c.d. pullback)

Grafico 4 EUR/USD time frame 5 minuti

Nel grafico 2, sempre su EUR/USD questa volta su time frame 5 minuti, vediamo proprio il classico pullback che segue il breakout, ovvero il ritorno dei prezzi sul livello precedente violato, in questo caso al rialzo (ma il viceversa vale per il breakin).

Il pullback è spesso dovuto alle prese di profitto di qualche operatore e alle vendite di quei trader poco accorti o per niente convinti della validità della rottura.

Uno dei sistemi per filtrare i falsi breakout è proprio quello di operare non sulla prima violazione ma di attendere il pullback quando non addirittura il rientro dei prezzi all’interno del rettangolo.

In questo caso, come vediamo nel particolare del grafico 5 si può aprire la posizione una volta che i prezzi dovessero nuovamente riportarsi al di sopra ( o al di sotto) del livello di resistenza (o supporto) formatosi dopo il primo breakout.

Grafico 5 EUR/USD time frame 5 minuti

Ovviamente si corre il rischio di perdere tutti quei movimenti dei prezzi che, una volta verificatosi il breakout, mettono subito a segno movimenti molto direzionali senza dare luogo al pullback.

Vediamo un analogo esempio su un breakin

Grafico 6 Eur/USD su base giornaliera

Anche in questo caso vediamo come attendere il pullback prima di aprire la posizione ribassista sia premiante. Infatti non solo i prezzi rientrano all’interno della congestione ma Il pullback è talmente profondo che tale situazione avrebbe creato non pochi  dubbi sulla bontà dell’operazione a chi si fosse posizionato short al primo breakin del lato inferiore del rettangolo.

Lo stop in questi casi può essere posizionato sopra il massimo di swing (stop1) e, meglio ancora, sopra la congestione (stop 2); ed è questa la regola che normalmente seguo quando il ritracciamento è tanto profondo da ridurre fisiologicamente l’ampiezza dello stop loss.

A tale proposito va detto che spesso lo stop loss è talmente ampio da sconsigliare l’operazione perché il rischio sarebbe troppo elevato: 40 pips di stop su Eur/USd o 30 punti di Dax future come stop non sono certo alla portata di tutti i portafogli.

Ovvio che in tali casi non resta che evitare accuratamente di prendere posizione.

In alternativa esiste la possibilità di operare i c.d. mini cfd (personamente utilizzo in questi casi quelli di IG), contratti che avendo un valore molto inferiore a quello dei contratti “maxi” consente di effettuare l’operazione anche in caso di stop molto ampi.

Basti pensare che il contratto “normale” EUR/USD vale 10 dollari a pip mentre il mini cfd si riduce a 1 dollaro a pip. Dunque mentre 40 pips di stop sul contratto “grande” equivarrebbero a 400,00 dollari di perdita, con il contratto mini si avrebbero soltanto 40 dollari di stop. Il Dax, per fare un altro esempio, ha un tick molto pesante: un punto equivale a 25 euro. In questo caso uno stop di 20 punti sul Dax con il contratto “maxi” provocherebbe una perdita di 500 euro, mentre con il corrispondente mini cfd di IG, il Germany30, considerato che il valore del punto è di soli 5 euro a puntolo stesso stop comporterebbe una perdita di 100,00 euro (contro i 500,00 del contratto normale).

Ovvio che anche i target avranno un valore proporzionalmente ridotto ma è altrettanto vero che anche con i mini cfd si avrebbe la possibilità di far correre i profitti, ad esempio applicando diligentemente un trailing stop,  e puntare comunque a target e profitti interessanti. Mantenendo, per contro, un rischio monetariamente limitato e, soprattutto adatto al proprio capitale.

Una diversa tecnica di entrata, per minimizzare l’ampiezza dello stop loss, specie se si opera su time frame elevati, è quella che utilizzo andando alla ricerca di un pattern successivo o concomitante al pullback, purché in direzione della violazione.

In altri termini, qualora si sia in presenza di un breakout attendo un pattern rialzista (hammer, bullish engulfing o altro) che si formi contestualmente al breakout o subito dopo lo stesso. Il mio livello di entrata, in caso di breakout,  sarà alla rottura del massimo della candela di benchmark con stop subito sotto la candela stessa (o il minimo del pattern in caso di pattern a più candele come nel caso della bullish engulfing. Per il breakin vale il viceversa.

Vediamo cosa intendo nel grafico che segue

Grafico 7 EUR/USD time frame 5 minuti

Questo metodo consente di limitare il rischio che viene ad essere individuato nel range della candela di benchmark anche se, come sempre esiste un rovescio della medaglia, può accadere che il mercato tentenni ancora prima di ripartire andando a “sporcare” il minimo della candela di benchmark e spazzando via lo stop. Proprio per questo il consiglio è di non posizionare lo stop troppo vicino al minimo della candela per dar modo all’operazione di avere un po’ più di respiro.Questo metodo consente di limitare il rischio che viene ad essere individuato nel range della candela di benchmark anche se, come sempre esiste un rovescio della medaglia, può accadere che il mercato tentenni ancora prima di ripartire andando a “sporcare” il minimo della candela di benchmark e spazzando via lo stop. Proprio per questo il consiglio è di non posizionare lo stop troppo vicino al minimo della candela per dar modo all’operazione di avere un po’ più di respiro.

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