Week-end trading sui mercati asiatici, tra Covid-19 e tensioni geopolitiche

Una settimana iniziata sotto tono, complice soprattutto la minaccia di una nuova ondata di coronavirus. Hong Kong aspetta nel fine settimana la bozza di legge sulla sicurezza nazionale

Le tensioni tra le due Coree, la distensione con gli Usa sulla responsabilità della pandemia e la gestione delle rivolta a Hong Kong, ma soprattutto il nuovo focolaio di Covid-19 a Pechino: quella che si chiude è stata una settimana di alta volatilità sugli indici asiatici a partire da lunedì, quando l’incubo del coronavirus è tornato ad affacciarsi sulla scena dopo quasi due mesi di tregua.

Un nuovo focolaio?

È cominciato tutto a Pechino, nel mercato agricolo all’ingrosso di Xinfadi (oltre 20 volte quello di Wuhan): centinaia di nuovi casi di Covid-19 in pochi giorni hanno fatto correre le autorità ai ripari, circoscrivendo la zona interessata, chiudendo scuole e luoghi di assembramento e cancellando intorno al 60% dei voli in arrivo e partenza dall’aeroporto di Pechino.

L’indice di Shanghai, che già veniva da una serie di chiusure al ribasso, lunedì ha proseguito il trend, in perdita di oltre l’1%. D’altra parte, l’azione tempestiva (secondo quanto dichiarato da Pechino) del governo ha fatto in modo che la situazione tornasse sotto controllo, affilando quattro chiusure positive fino a quella di oggi (+0,96%, a 2.967 punti).

Le tensioni geopolitiche

Gli alterchi tra l’esercito cinese e quello indiano nella zona contesa dell’Himalaya, da una parte, e tra quello sudcoreano e quello di Pyongyang, dall’altro, per alcune ore hanno catturato l’attenzione degli operatori.

Sui mercati non sono poi state registrate ripercussioni eclatanti, ma niente esclude un’escalation. È dal 20 maggio che l’esercito cinese e quello indiano portano avanti azioni sparse sulla cosiddetta “Linea di effettivo controllo”, ovvero un lembo di terra, la valle del Galwan, a cavallo della regione del Ladakh, in India, e quella autonoma del Tibet, in Cina.

SI tratta comunque solo dell’ultima schermaglia nella disputa sino-indiana che prosegue da quarant’anni sul confine tra i due stati. Più preoccupante è invece stato l’attacco da parte della Corea del Nord a un centro di collegamento sudcoreano al confine. Dopo l’attacco, il ministro per la riunificazione di Seul ha rassegnato le proprie dimissioni; Kim Yeon-chul era stato nominato nell’aprile dello scorso anno dopo il fallimento delle trattative tra Usa e Corea del Nord e il rifiuto, da parte di quest’ultima, di stringere accordi commerciali fintantoché Seul rimanga sotto l’ala protettrice degli Stati Uniti – che non demordono con le sanzioni a Pyongyang, imposte dopo il rifiuto di abolire il programma di armi nucleari.

Naufraga così il labile patto con cui, nel 2018, i due paesi avevano tentato un ravvicinamento: il governo nordcoreano ha annunciato di voler tagliare ogni canale di comunicazione militare e civile. Nessuna ripercussione tuttavia sull’indice Kospi, che anzi mercoledì ha chiuso in rialzo dello 0,37%.

Passi avanti nelle relazioni con gli Usa?

Secondo alcune indiscrezioni trapelate in giornata, si delinea segnali di schiarimento sul fronte Cina-Usa. Sembra infatti che Pechino si sia detta disposta a ottemperare agli accordi commerciali previsti dalla “Fase 1” della guerra dei dazi che ha contrapposto per oltre un anno e mezzo Cina e Stati Uniti.

La notizia è arrivata proprio mentre si svolgeva l’incontro tra il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il diplomatico cinese Yang Jiechi, ieri. I due, in una riunione fiume di oltre sette ore nelle Hawaii in quello che Pechino ha definito un incontro “costruttivo”. L’ordine del giorno non è stato reso noto, ma sembra che i due abbiano parlato anche delle questioni dello Xinjiang, di Taiwan e, soprattutto, di Hong Kong.

A proposito di Hong Kong, il parlamento cinese proprio in questi giorni sta discutendo la legge sulla sicurezza nazionale che, dopo il lockdown, ha riportato in piazza i manifestanti dell’ex colonia britannica. Il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (il principale organo legislativo del partito Comunista) potrebbe deliberare già sabato: l’attesa ruota intorno alla pubblicazione della bozza di legge, che ancora non è certa.

Da tenere monitorata dunque la situazione sull’indice Hang Seng: la legge, che già ha scatenato tensioni pericolose, potrebbe infatti allineare definitivamente i paesi occidentali (Usa prima di tutti) in una ferma condanna contro la Cina. L’indice di Hong Kong oggi ha chiuso in rialzo dello 0,73%, a 24.643 punti.

Cos’è il week-end trading

Proprio l’Hang Seng è tra i mercati per cui è disponibile l’accesso al week-end trading, che permette di tradare su indici, ma anche Forex e criptovalute, anche il sabato e la domenica.

Si tratta di uno strumento utile per agire prontamente nel momento in cui una singola notizia può aver ricadute a catena, soprattutto quando si prospettano eventi in grado di muovere i mercati durante il fine settimana.

Le quotazioni di indici e Forex del fine settimana sono slegate dalle loro controparti attive nei giorni feriali: vengono calcolate in base alla nostra visione delle prospettive di mercato, alle attività dei clienti e al flusso di notizie.

È dunque possibile utilizzare questi mercati per proteggersi dal rischio sulle tue posizioni dei giorni feriali. Gli indici le posizioni Forex torneranno automaticamente sui livelli delle posizioni feriali se vengono mantenute aperte dopo la chiusura della domenica, con gli eventuali stop e limiti invariati.

Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG Bank declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti.

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