Indici mondiali tiepidi dopo le parole della Fed, che lascia invariati i tassi

Il costo del dollaro resta fermo tra lo zero e lo 0,25%, mentre il Pil Usa è destinato a crollare del 6,5% nel 2020. In calo i futures su Wall Street, giù anche l’Europa con cali oltre il 2%

Confermando le previsioni degli analisti la Federal Reserve statunitense ha lasciato invariati i tassi di interesse, compresi tra lo zero e 0,25%, annunciando anche di non avere intenzione di intervenire a tal proposito almeno fino al 2022. “Non stiamo pensando ai tassi di interesse, non ci stiamo pensando affatto”, ha commentato il presidente della Banca centrale Usa Jerome Powell in conferenza stampa. “Quello a cui stiamo pensando è fornire supporto all’economia. Pensiamo che ci vorrà un po’ di tempo”.

Quanto al forecast economico, che la Fed non rilasciava dalla riunione di dicembre 2019 (l’appuntamento a marzo era stato sovrastato dalla condizione in continua evoluzione dell’economia Usa, al tempo alle prese con il picco della pandemia di coronavirus), le previsioni indicano un crollo dell’economia statunitense del 6,5% nel 2020, in grado però di rimbalzare fino al 5% l’anno seguente e del 3,8% nel 2022. A lungo termine, ci si attende una crescita media del Pil dell’1,8%.

Le prime conseguenze delle parole della Fed non si sono fatte attendere sui mercati – che in realtà si aspettavano una reazione più aggressiva. Subito dopo le parole di Powell gli indici Usa hanno tentato un lieve recupero (Dow Jones e S&P 500 sono saliti entrambi dello 0,2%), evidentemente troppo lieve per arrivare alla fine della sessione statunitense. Gli indici di Wall Street hanno infine messo a segno la seconda chiusura negativa di seguito; fa eccezione il Nasdaq, ormai tornato sui binari dei massimi storici (ieri ha raggiunto un massimo intraday oltre i 10 mila punti) grazie alle buone performance delle aziende tech – su cui la crisi coronavirus è pesata relativamente poco. Eppure al momento anche i futures sul Nasdaq viaggiano in territorio negativo, così come quelli di Wall Street – Dow Jones -534 punti, S&P -52,75, Nasdaq -124,5.

Come hanno reagito i mercati internazionali?

Sul mercato valutario il dollaro è tornato stabile solo nelle ultime ore dopo che, in seguito alla decisione della Fed, il dollar index era arrivato a scendere a 95,9 punti. Di contro si registrano forti apprezzamenti sullo yen giapponese, con il cambio USD/JPY che ha raggiunto minimi di 106,899 – al momento viaggia a quota 106,981.

Ne ha fatto le spese la Borsa di Tokyo, dove il Nikkei che in chiusura ha perso il 2,82% mentre il Topix scende del 2,20%, sulla scia di timori nel comporto export dovuti a uno yen sempre più forte. Male anche il resto dell’Asia: in Cina Shanghai perde lo 0,78%, Shenzhen lo 0,81% e China A50 l’1,51%, mentre virano al ribasso anche il Kospi coreano (-0,86%) e Hong Kong (-2,32%).

Dal punto di vista delle materie prime scende il petrolio, sia in reazione alle previsioni della Federal Reserve sia per via dell’aumento inaspettato delle scorte negli Usa. Al momento i prezzi si mantengono stabili, in ribasso rispetto ai massimi toccati dopo la riunione Opec+ di sabato scorso, con il Wti a 38,20 dollari al barile e il Brent a 40,46.

Come si prospetta la giornata sugli indici europei?

Apertura in rosso per le Borse europee, sia in scia alle decisioni della Fed (nonostante dall’annuncio il dollaro abbia recuperato terreno: al momento, il cambio EUR/USD viaggia a quota 1,1369, dopo un massimo di 1,1422 al momento della conferenza stampa di Powell), ma anche cauto in attesa della riunione dell’Eurogruppo, prevista per oggi in via telematica.

Al momento i maggiori indici europei segnano ribassi superiori ai due punti percentuali: Parigi perde il 2,70%, Francoforte il 2,57%, Londra lascia sul terreno il 2,47%, Milano segna un calo del 2,68% ma la peggiore è Madrid, che perde il 3,22%.

Su Piazza Affari sprofondano Cnh (-6,22%, a 6,3 euro) e Fca (-5,71%, a 8,25 euro). Su quest’ultima grava l’indagine dell’Antitrust in merito alla fusione con Psa, a una settimana dalla decisione della Commissione europea al riguardo.

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