Indici di Borsa, si chiude il trimestre peggiore da 18 anni per l’Europa. Oggi alta volatilità sui mercati

Giappone e Corea del Sud scontano l’effetto del virus che, nel frattempo, è arrivato a flagellare il Vecchio Continente e si appresta a deflagrare negli Usa. Borse in ribasso: quello appena concluso è il peggior trimestre dal 2002

I dati contrastanti provenienti dall’Asia, ma anche gli avvertimenti del presidente Usa Donald Trump agli americani in vista dell’arrivo del picco della pandemia di coronavirus (“saranno due settimane durissime”) hanno contribuito a un avvio decisamente in ribasso per le Borse del Vecchio Continente.

L’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso del 2,7%, affossato soprattutto dai comparti divertimento e viaggi (-4,2%).

Come si è chiusa la giornata in Asia?

In nottata sono arrivato i dati sul Pmi manifatturiero dall’Asia, dai risultati che riflettono l’andamento del coronavirus in estremo oriente: lo sviluppo del focolaio in Cina, che ne ha scontato gli effetti già a quanto si evince dagli acquisti dei direttori nel settore manifatturiero di febbraio (40,3 punti) per poi rimbalzare a marzo (50,1 punti, oltre le previsioni degli analisti). Poi, l’allargarsi della pandemia in Giappone e Corea del Sud, dove il Covid-19 è arrivato con alcune settimane di ritardo e, infatti, gli indici Pmi di marzo sono uno specchio dell’impatto delle misure di contenimento del virus (soprattutto dello stop alle attività non essenziali): in Giappone ha segnato 44,8 punti, in Corea del Sud 44,5.

Inoltre, in Giappone i forti ribassi sono dovuti anche ai timori che il governo decida di porre la capitale Tokyo in lockdown, dopo il rapido aumento dei contagi. Cala inoltre il sentiment delle imprese giapponesi, sceso ai livelli più bassi dal 2013 secondo un sondaggio della Bank of Japan, il quale fa pensare a una recessione dietro l’angolo. L’indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 4,50%, il Topix ha perso il 3,70%.

In Corea del Sud, il Kospi ha segnato un ribasso del 3,94%, mentre la Cina contiene le perdite: Shanghai chiude a -0,57%, Shenzhen -0,10%, China A50 -0,21%.

Come si stanno preparando gli Usa all’arrivo del picco della pandemia di coronavirus?

Ieri sera alla chiusura di Wall Street gli indici hanno segnato il ribasso più profondo dal 1987 sul trimestre. Secondo la Federal Reserve di Cleveland, l’economia degli Stati Uniti reagirà in maniera “molto negativa” allo shock del coronavirus, con il tasso di disoccupazione in grado di salire a oltre il 10% .

Ieri sera il Dow Jones ha chiuso in ribasso dell’1,84%, il Nasdaq ha segnato -0,95% e l’S&P 500 -1,60%. Mentre il rendimento dei Treasury a 10 anni scende a 06301%, il dollaro si rafforza nei confronti di euro, sterlina e yen: al momento il cambio EUR/USD viaggia a quota 1,0969, la coppia valutaria GBP/USD a 1,2366 e il cross USD/JPY a 107,63.

Nel pomeriggio, i dati sul settore manifatturiero Usa di marzo darà ulteriori conferme dello stato dell’economia statunitense.

Come hanno aperto gli indici europei?

Nonostante i numeri di ieri facciano pensare che, almeno in Italia, sia stato raggiunto il picco della pandemia (con 4.053 nuovi casi, +3,98%, e 837 nuovi decessi, +7,2%, le cifre si confermano in calo rispetto ai giorni precedenti), la tensione resta comunque alta: sia perché lo stato di emergenza è destinato a perdurare ancora per diverse settimane (soprattutto alla luce dell’aumento dei casi negli altri paesi, Spagna Francia e Germania prima di tutti), sia per le conseguenze economiche, considerando anche le notizie in arrivo dagli Usa. In ribasso soprattutto le banche, dopo l’avvertimento di ieri del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui i sistemi bancari di alcuni paesi potrebbero ritrovarsi ad aver bisogno di ricapitalizzazioni – se non di vere e proprie ristrutturazioni.

Dopo un’apertura in area negativa gli indici europei continuano a viaggiare al ribasso: Parigi perde il 3,52%, Francoforte il 2,72%, Londra scende del 3,68% e Milano viaggia a -1,48%.

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