Vai al contenuto

Le opzioni e CFD sono strumenti complessi ad alto rischio di perdita di capitale dovuto alla leva. 71% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valutate se potete permettervi di correre l’elevato rischio di perdere il vostro denaro. 71% di conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore.

FOREX

Yen in forte recupero: USD/JPY scivola verso 155, BoJ interviene?

La valuta giapponese si rafforza contro dollaro, euro, sterlina e franco svizzero. Il movimento improvviso dello yen riaccende le speculazioni su un nuovo intervento del Giappone per frenare la debolezza della propria moneta.

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist

Data di pubblicazione

Lo yen giapponese torna protagonista sul mercato valutario con movimenti molto forti di apprezzamento nelle ultime sessioni. Anche nella seduta odierna la divisa nipponica si è rafforzata contro le principali valute globali, guadagnando terreno non solo sul dollaro statunitense, ma anche su euro, sterlina britannica e franco svizzero. Il movimento più evidente resta quello su USD/JPY, sceso fino a un minimo in area 155, dopo essere tornato nelle scorse sedute vicino alla soglia psicologica di 160.

Il rafforzamento dello yen non appare casuale. Il movimento è stato rapido, violento e concentrato in pochi minuti: secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, la valuta giapponese avrebbe guadagnato circa l’1,8% nell’arco di mezz’ora durante la sessione asiatica, toccando quota 155,04 per dollaro, prima di ridurre parzialmente i guadagni e riportarsi verso area 156.

Una dinamica di questo tipo ha subito riacceso le speculazioni su un possibile intervento delle autorità giapponesi. Anche perché il movimento è arrivato in una giornata in cui i mercati giapponesi erano chiusi per festività, ma secondo diversi analisti non sarebbe spiegabile soltanto con la minore liquidità.

Il primo driver: sospetto intervento del Giappone

Il fattore più immediato dietro la rivalutazione dello yen è il sospetto di un nuovo intervento valutario da parte del Ministero delle Finanze giapponese. Il mercato aveva già iniziato a prezzare questa possibilità dopo il ritorno di USD/JPY verso area 158-160, livelli storicamente molto sensibili per Tokyo.

Il movimento dello yen avrebbe “tutti i segni” di un intervento. La lettura del mercato è abbastanza chiara: le autorità giapponesi sembrano intenzionate a impedire un nuovo attacco verso quota 160, soglia che negli ultimi anni ha spesso rappresentato una linea rossa informale per il Giappone.

La logica è semplice. Uno yen troppo debole aumenta il costo delle importazioni, alimenta l’inflazione importata e comprime il potere d’acquisto delle famiglie giapponesi. Per questo il Ministero delle Finanze ha interesse a contrastare movimenti giudicati eccessivi, disordinati o guidati dalla speculazione.

Negli ultimi giorni il linguaggio delle autorità giapponesi si era fatto decisamente più duro. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama aveva parlato di trading speculativo sul mercato valutario, mentre il principale funzionario valutario Atsushi Mimura aveva lanciato un avvertimento molto diretto agli operatori, lasciando intendere che il momento per azioni più decise si stesse avvicinando.

La soglia 160 resta la linea rossa del mercato

Il livello di 160 su USD/JPY resta quindi il punto chiave. Non è una barriera ufficiale, ma negli ultimi anni ha assunto un forte valore psicologico e operativo. Nel 2024 le autorità giapponesi avevano già speso circa 100 miliardi di dollari in diversi interventi per comprare yen, dopo che la valuta era scivolata fino a quota 160,17 contro dollaro.

Secondo le stime citate da un'agenzia stampa, il governo giapponese sarebbe intervenuto anche a fine aprile per la prima volta dal 2024. L’operazione sarebbe avvenuta il 30 aprile e l’analisi dei conti della Bank of Japan suggerirebbe una spesa di circa 34,5 miliardi di dollari.

Il dato è rilevante perché indica che Tokyo sta ancora usando in modo attivo la leva valutaria. Allo stesso tempo, però, le autorità devono dosare con attenzione le riserve. Goldman Sachs ritiene che il Giappone abbia teoricamente la capacità di intervenire decine di volte con operazioni simili a quella della scorsa settimana, ma è improbabile che il Ministero delle Finanze voglia bruciare munizioni senza scegliere con cura il momento più efficace.

Secondo driver: ricopertura delle posizioni corte e rischio short squeeze

Il movimento dello yen è stato amplificato anche dal posizionamento di mercato. Negli ultimi mesi molti investitori avevano costruito posizioni corte sulla valuta giapponese, puntando sulla divergenza tra una Bank of Japan ancora prudente e banche centrali occidentali con tassi più elevati.

Quando però USD/JPY scende rapidamente, soprattutto in un contesto di sospetto intervento, chi è short yen è costretto a ricoprirsi. Questo significa comprare yen e vendere dollari, euro o sterline, alimentando ulteriormente il movimento. È il classico meccanismo dello short squeeze valutario.

Non a caso, anche il mercato delle opzioni mostra un aumento della domanda di protezione o di scommesse rialziste sullo yen.

Terzo driver: dollaro più debole e speranze su Iran-USA

Il rafforzamento dello yen è stato favorito anche da un dollaro meno brillante. Le speranze di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran hanno ridotto il premio geopolitico incorporato su alcune asset class, compreso il biglietto verde. In questo contesto, il dollaro è finito sotto pressione e ha offerto alle autorità giapponesi, secondo alcuni analisti, una finestra più favorevole per intervenire.

Il calo delle tensioni in Medio Oriente può inoltre aiutare indirettamente lo yen attraverso il canale energetico. Il Giappone è un grande importatore netto di energia: quando petrolio e gas salgono, peggiorano i termini di scambio del Paese e aumenta la pressione sulla valuta. Al contrario, un ridimensionamento del prezzo del greggio riduce la pressione sulla bilancia commerciale e sull’inflazione importata.

Per lo yen questo rappresenta un doppio supporto: minore stress energetico per il Giappone e minore domanda di dollari in chiave difensiva.

Perché lo yen sale anche contro euro, sterlina e franco svizzero

Il rafforzamento dello yen contro più valute suggerisce che non siamo davanti soltanto a una storia di debolezza del dollaro. Il movimento dello JPY è più ampio e coinvolge anche euro, sterlina e franco svizzero.

Contro euro e sterlina pesa soprattutto la dinamica di ricopertura delle posizioni corte. Se gli investitori riducono l’esposizione ai carry trade, lo yen viene ricomprato contro tutte le principali valute. Contro il franco svizzero, invece, il movimento è interessante perché riguarda due divise tradizionalmente considerate difensive. In questo caso il mercato sembra premiare lo yen per fattori specifici: rischio intervento, aspettative BoJ e riduzione della pressione energetica sul Giappone.

Il vincolo del FMI: quante munizioni ha ancora Tokyo?

Un tema da monitorare è anche il possibile vincolo legato alle linee guida del Fondo Monetario Internazionale. Secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg, un funzionario del Ministero delle Finanze avrebbe indicato che, sulla base delle linee guida del FMI, il Giappone potrebbe condurre solo altre due finestre di interventi da tre giorni entro novembre, se vuole mantenere lo status di Paese con cambio liberamente fluttuante.

Questo elemento aveva inizialmente incoraggiato alcuni investitori a riportare USD/JPY verso l’alto, nella convinzione che lo spazio d’azione delle autorità giapponesi fosse più limitato. Tuttavia, il movimento odierno sembra suggerire che il Ministero delle Finanze e la Bank of Japan vogliano comunque difendere livelli più bassi, con area 157 che potrebbe essere diventata la nuova linea di demarcazione di breve periodo.

Analisi tecnica USD/JPY: area 155 diventa spartiacque

Dal punto di vista tecnico, il ritorno di USD/JPY in area 155 rappresenta un segnale importante. Il cambio ha respinto ancora una volta la zona 158-160, area diventata estremamente sensibile sia per il mercato sia per le autorità giapponesi.

Una stabilizzazione sotto 155 potrebbe aprire spazio a ulteriori prese di profitto sul dollaro, con primi obiettivi in area 153,50-152,80 e successivamente verso 151,50, livello che potrebbe diventare il vero banco di prova del movimento ribassista.

Al contrario, solo un ritorno stabile sopra 157,80-158,00 ridurrebbe la pressione sul cambio e potrebbe riattivare nuovi tentativi verso area 160. Quest’ultima soglia resta però politicamente e operativamente molto rischiosa, perché potrebbe aumentare nuovamente la probabilità di interventi valutari.

In sintesi, la struttura tecnica resta fragile per USD/JPY finché il cambio rimane sotto 158. Il cedimento di 155, se confermato in chiusura, darebbe maggiore credibilità allo scenario di rafforzamento dello yen.

 Rivalutazione sostenibile o movimento guidato dagli interventi?

La rivalutazione dello yen è sostenuta da driver concreti: sospetti interventi valutari, BoJ meno accomodante, debolezza del dollaro, speranze di de-escalation USA-Iran, ricopertura delle posizioni corte e riduzione del rischio carry trade. Tuttavia, per trasformare il recupero dello JPY in un trend strutturale servirà qualcosa in più.

Il punto chiave resta la politica monetaria. Gli interventi valutari possono rallentare la debolezza dello yen e scoraggiare la speculazione, ma difficilmente cambiano da soli la direzione di medio periodo. Per un rafforzamento più duraturo servirà un aumento della probabilità di nuovi rialzi dei tassi in Giappone e una riduzione del differenziale di rendimento con Stati Uniti, Eurozona e Regno Unito.

Nel breve periodo, però, il messaggio al mercato è chiaro: sopra area 157-160 su USD/JPY, il rischio di intervento aumenta sensibilmente. E quando una valuta molto venduta come lo yen inizia a rafforzarsi, il movimento può diventare rapido, violento e poco lineare. Per i trader, lo JPY torna quindi una delle variabili chiave da monitorare nelle prossime sedute.

Queste informazioni sono state predisposte da IG Europe GmbH e IG Markets Limited. Il contenuto di questa pagina non contiene registrazioni dei nostri prezzi, né costituisce un’offerta o una sollecitazione a effettuare operazioni su un determinato strumento finanziario. IG declina ogni responsabilità in merito all’uso che potrebbe essere fatto di questi commenti e alle eventuali conseguenze che ne potrebbero derivare. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia circa l’accuratezza o la completezza di tali informazioni. Di conseguenza, chiunque agisca per proprio conto lo fa interamente a proprio rischio. Tutte le ricerche citate non tengono conto degli specifici obiettivi di investimento, della situazione finanziaria o delle esigenze particolari di ciascun investitore che potrebbe riceverle. Queste informazioni non sono state predisposte in conformità ai requisiti di legge volti a promuovere l’indipendenza della ricerca sugli investimenti e, pertanto, sono considerate una comunicazione di marketing. Sebbene non siamo specificamente vincolati a operare prima delle nostre raccomandazioni, non cerchiamo di trarne profitto prima che siano fornite ai nostri clienti. 

Trading Today

Ogni giorno due analisi tecniche curate dal nostro strategist Filippo Diodovich

Agenda del Trader

Leggi l'agenda settimanale con i principali eventi macro e societari.