STAGIONE DELLE TRIMESTRALI
Stasera Alphabet pubblicherà i risultati del 2T dopo la chiusura di Wall Street. Il mercato si attende ricavi ancora in forte crescita, ma la reazione del titolo dipenderà soprattutto da Google Cloud, investimenti nell’intelligenza artificiale e generazione di cassa.
Alphabet pubblicherà i risultati del secondo trimestre 2026 mercoledì 22 luglio, dopo la chiusura di Wall Street. La conference call è prevista alle 13:30 della costa occidentale statunitense, corrispondenti alle 22:30 circa in Italia.
Il gruppo arriva all’appuntamento con aspettative particolarmente elevate. Il forte sviluppo delle attività legate all’intelligenza artificiale sta sostenendo Google Cloud e il business pubblicitario, ma sta contemporaneamente imponendo investimenti senza precedenti in server, chip e data center.
Per questo motivo, una semplice crescita dei ricavi potrebbe non essere sufficiente a convincere il mercato. Gli investitori vorranno capire se il ritorno economico degli investimenti nell’AI sta crescendo abbastanza rapidamente da compensare l’aumento delle spese e la pressione sul free cash flow.
Secondo il consenso LSEG, Alphabet dovrebbe riportare ricavi complessivi pari a circa 116,8 miliardi di dollari, in aumento del 21,1% rispetto ai 96,4 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.
L’utile per azione rettificato è atteso intorno a 2,87 dollari, contro i 2,31 dollari del secondo trimestre 2025. L’utile operativo dovrebbe salire del 29,1%, raggiungendo 40,4 miliardi di dollari, mentre il margine operativo è previsto in espansione dal 32,4% al 35,3%.
| Indicatore | Q2 2026 atteso | Q2 2025 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Ricavi totali | 116,8 miliardi $ | 96,4 miliardi $ | +21,1% |
| EPS rettificato | 2,87 $ | 2,31 $ | +24% |
| Google Cloud | 22,2 miliardi $ | 13,6 miliardi $ | +63,3% |
| Google Services | 94,3 miliardi $ | 82,5 miliardi $ | +14,3% |
| Utile operativo | 40,4 miliardi $ | 31,3 miliardi $ | +29,1% |
| Margine operativo | 35,3% | 32,4% |
La prima accortezza nella lettura della trimestrale riguarderà l’utile per azione.
Alphabet possiede partecipazioni in società non quotate, tra cui Anthropic e SpaceX. Quando il valore stimato di queste società aumenta, Alphabet registra plusvalenze non realizzate nel proprio conto economico, anche se non ha effettivamente venduto le partecipazioni e non ha incassato quella somma.
Nel primo trimestre, Alphabet aveva riportato un utile netto record di 62,6 miliardi di dollari e un EPS di 5,11 dollari. Una parte determinante del risultato era però legata a 37,7 miliardi di dollari di “other income”, derivanti principalmente dalla rivalutazione di titoli azionari non quotati. Al netto di queste componenti, l’EPS operativo sarebbe stato vicino a 2,62 dollari. l secondo trimestre l’effetto potrebbe essere particolarmente rilevante. Secondo la stima di Bank of America riportata nel testo di riferimento, la rivalutazione delle partecipazioni potrebbe avvicinarsi a 80 miliardi di dollari e spingere l’EPS GAAP verso gli 8 dollari.
Un numero spettacolare, ma poco rappresentativo della redditività effettiva di Search, YouTube e Google Cloud. Per valutare la qualità della trimestrale sarà quindi più utile osservare l’utile operativo, il margine e l’EPS rettificato.
Il dato più importante sarà ancora una volta quello di Google Cloud.
Nel primo trimestre i ricavi della divisione erano aumentati del 63%, raggiungendo per la prima volta quota 20 miliardi di dollari. Il margine operativo era salito dal 17,8% al 32,9%, mentre il backlog aveva raggiunto il livello record di 462 miliardi di dollari.
Il risultato aveva mostrato come la domanda aziendale di infrastrutture e servizi AI stesse accelerando molto più rapidamente delle attese. Alphabet aveva inoltre dichiarato che i ricavi Cloud sarebbero stati ancora più elevati senza i vincoli legati alla disponibilità di capacità computazionale. econdo trimestre il consenso indica ricavi Cloud intorno a 22,2 miliardi di dollari, in crescita del 63,3%.
Una variazione ancora vicina al 60% sarebbe probabilmente interpretata positivamente, soprattutto se accompagnata da un margine operativo stabile sopra il 30%. Una crescita sensibilmente inferiore, invece, potrebbe riaccendere i dubbi sulla capacità di Alphabet di monetizzare rapidamente gli enormi investimenti infrastrutturali.
Un altro elemento da monitorare sarà l’integrazione di Wiz. L’operazione dovrebbe produrre un impatto negativo di pochi punti decimali sul margine operativo del Cloud durante il resto del 2026.
La conference call potrebbe fornire anche indicazioni sulle vendite esterne dei chip TPU, i processori sviluppati direttamente da Google per l’elaborazione dei modelli di intelligenza artificiale.
Fino a oggi le TPU hanno rappresentato principalmente un vantaggio competitivo interno: consentono ad Alphabet di ridurre la dipendenza dai chip Nvidia e di ottimizzare costi e prestazioni della propria infrastruttura.
Il gruppo ha però iniziato a proporre questi chip anche a clienti esterni e data center selezionati. Il management prevede di registrare una prima quota, ancora modesta, di ricavi nella seconda parte del 2026, con un contributo più consistente nel 2027. to cercherà quindi conferme sul fatto che le TPU possano diventare una vera seconda fonte di ricavi, oltre che uno strumento per ridurre i costi interni.
Il secondo grande tema sarà rappresentato dagli investimenti.
Nel primo trimestre il capex era salito del 107% su base annua, raggiungendo 35,7 miliardi di dollari. Parallelamente, il free cash flow era diminuito del 47%, attestandosi a circa 10,1 miliardi.
Alphabet ha alzato la previsione degli investimenti per l’intero 2026 in un intervallo compreso tra 180 e 190 miliardi di dollari, rispetto alla precedente guidance di 175-185 miliardi. La società ha inoltre anticipato un ulteriore aumento significativo nel 2027. ema per gli investitori non è necessariamente l’entità della spesa. Una crescita così elevata del Cloud dimostra che la domanda esiste. Il punto è capire quanto rapidamente i nuovi data center e la capacità computazionale si tradurranno in ricavi, margini e flussi di cassa.
Una conferma della guidance a 180-190 miliardi, accompagnata da una crescita sostenuta del Cloud, potrebbe essere assorbita senza particolari problemi. Un nuovo aumento del capex, soprattutto in assenza di un miglioramento della generazione di cassa, rischierebbe invece di penalizzare il titolo.
Google Search rimane il principale generatore di ricavi e profitti del gruppo.
Nel primo trimestre i ricavi della ricerca erano aumentati del 19%, raggiungendo 60,4 miliardi di dollari. Il management aveva inoltre segnalato volumi di ricerca ai massimi storici, allontanando almeno temporaneamente il timore che strumenti come ChatGPT e Claude potessero sottrarre traffico al motore di ricerca.
Nel secondo trimestre il mercato guarderà soprattutto alla monetizzazione di AI Overviews e AI Mode. Queste funzionalità possono aumentare il coinvolgimento degli utenti e ampliare la tipologia di ricerche, ma devono dimostrare di poter generare ricavi pubblicitari comparabili a quelli delle ricerche tradizionali.
Indicazioni positive sui ricavi per singola ricerca e sulla domanda degli inserzionisti potrebbero rafforzare la tesi secondo cui l’intelligenza artificiale rappresenta un’estensione del business di Google, non una minaccia di cannibalizzazione.
Il tono del management sulla roadmap di Gemini sarà un altro passaggio delicato.
L’uscita di Gemini 3.5 Pro, inizialmente prevista tra giugno e metà luglio, è stata rinviata. Lo slittamento ha alimentato dubbi sulla capacità di Google di mantenere il ritmo di sviluppo dei principali concorrenti, in una fase in cui anche modelli open source più economici stanno aumentando la pressione competitiva.
Sul sentiment hanno inoltre pesato alcune uscite importanti da Google DeepMind. Il mercato cercherà quindi aggiornamenti sulla nuova data di lancio, sulle prestazioni del modello e sull’evoluzione degli utenti attivi dell’app Gemini. ricavi immediati, conterà la capacità di Alphabet di presentare una roadmap credibile e di dimostrare che la crescita di Gemini si sta traducendo in utilizzo delle API, contratti aziendali e maggiore domanda di servizi Cloud.
Una reazione positiva potrebbe essere favorita da una crescita di Google Cloud almeno in linea con il 63% atteso, margini Cloud sopra il 30%, Search ancora in accelerazione e una conferma della guidance sul capex senza ulteriori revisioni al rialzo.
Il mercato potrebbe invece reagire negativamente in presenza di un rallentamento del Cloud sotto il 60%, di un nuovo aumento degli investimenti o di una contrazione del free cash flow più profonda delle attese.
Anche indicazioni poco convincenti sulla roadmap di Gemini o sulla monetizzazione di AI Overviews potrebbero pesare, soprattutto considerando le valutazioni già elevate del settore tecnologico.
Alla chiusura del 21 luglio, le azioni Alphabet Class A si trovavano a 347,15 dollari, in rialzo del 10,9% dall’inizio dell’anno ma in calo di circa il 14% rispetto al massimo di chiusura di 402,62 dollari registrato il 13 maggio.
Il mercato delle opzioni prezza un movimento di circa il 5,3% nella seduta successiva ai conti. Partendo da 347,15 dollari, il movimento implicito individua un intervallo indicativo compreso tra circa 329 e 366 dollari. Non si tratta di veri supporti e resistenze tecniche, ma dei limiti entro i quali il mercato delle opzioni ritiene più probabile una prima reazione.
Un ritorno deciso sopra area 365-366 dollari migliorerebbe il quadro di breve periodo e potrebbe aprire spazio verso i precedenti massimi. Al contrario, una discesa sotto area 329-330 dollari segnalerebbe una reazione peggiore rispetto a quella già incorporata nei prezzi delle opzioni.
La trimestrale di Alphabet si presenta sulla carta molto forte, con ricavi e utile operativo attesi in crescita di oltre il 20% e Google Cloud ancora vicino a un’espansione del 60%.
La vera domanda non sarà però se Alphabet sta crescendo, ma quanto efficientemente sta trasformando gli investimenti nell’intelligenza artificiale in ricavi e flussi di cassa.
Per questo motivo, il dato più appariscente della serata potrebbe anche essere quello meno utile. Un EPS GAAP vicino agli 8 dollari, gonfiato dalle rivalutazioni di Anthropic e SpaceX, non sarebbe necessariamente un segnale operativo positivo.
La reazione del titolo dipenderà soprattutto da quattro elementi: crescita e margini di Google Cloud, disciplina sul capex, andamento del free cash flow e credi
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