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METALLI PREZIOSI

Oro in caduta, quali i fattori e le prospettive

Il metallo prezioso perde oltre il 20% dai record di gennaio. La crisi in Medio Oriente non sostiene più le quotazioni: il mercato teme soprattutto inflazione, tassi più alti e una nuova stretta monetaria della Federal Reserve

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist

Data di pubblicazione

L’oro accelera al ribasso e scende in area 4.130 dollari l’oncia, confermando una fase di forte debolezza iniziata dopo i record storici raggiunti alla fine di gennaio.

Dai massimi superiori a 5.500 dollari, il metallo prezioso ha perso oltre il 20%, entrando tecnicamente in una fase ribassista. Il movimento delle ultime sedute è stato particolarmente significativo perché ha portato le quotazioni al di sotto della media mobile a 200 giorni, uno dei riferimenti più osservati dagli investitori di medio-lungo periodo.

A sorprendere è soprattutto il fatto che la discesa sia avvenuta in un contesto di forti tensioni geopolitiche. In condizioni normali, l’escalation militare in Medio Oriente avrebbe dovuto favorire gli acquisti di beni rifugio. Questa volta, però, gli investitori stanno interpretando la crisi soprattutto come uno shock inflazionistico, capace di mantenere elevati i tassi di interesse e di ridurre l’attrattività dell’oro.

Lo shock energetico cambia la reazione del mercato

La nuova escalation tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori di interruzioni nelle forniture energetiche e ha sostenuto le quotazioni del petrolio. Il rincaro del greggio rischia di trasferirsi sull’inflazione attraverso l’aumento dei costi energetici, dei trasporti e della produzione industriale.

Questo scenario rappresenta un problema per l’oro. Sebbene il metallo prezioso venga spesso considerato una protezione contro l’inflazione, nel breve periodo il suo andamento dipende soprattutto dalla reazione delle banche centrali.

Se l’inflazione torna a salire e la Federal Reserve risponde mantenendo i tassi elevati o valutando nuovi rialzi, aumentano infatti i rendimenti delle obbligazioni governative. L’oro, che non distribuisce cedole né interessi, diventa così relativamente meno conveniente rispetto ai Treasury statunitensi.

Il mercato, quindi, non sta vendendo oro perché considera irrilevante il rischio geopolitico, ma perché teme che quel rischio possa provocare una nuova stretta monetaria.

Rendimenti USA e dollaro pesano sulle quotazioni

Il secondo elemento centrale del ribasso è rappresentato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari americani. Il Treasury decennale è tornato sopra il 4,5%, sostenuto dai timori inflazionistici e dalla solidità mostrata dagli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense.

La forza del mercato del lavoro ha ridotto le possibilità di un allentamento monetario e ha spinto gli investitori a valutare persino l’ipotesi di un nuovo aumento dei tassi entro la fine dell’anno.

Parallelamente, il dollaro ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi due mesi. Un biglietto verde più forte tende a penalizzare l’oro perché rende il metallo, denominato in dollari, più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.

La combinazione tra rialzo dei rendimenti reali e apprezzamento del dollaro costituisce storicamente uno degli scenari più sfavorevoli per il Gold.

Gli acquisti delle banche centrali rallentano

Alla pressione macroeconomica si aggiunge un rallentamento di alcuni dei principali motori che avevano sostenuto il rally precedente.

Negli ultimi anni, gli acquisti delle banche centrali avevano rappresentato una delle componenti strutturali più importanti della domanda di oro, soprattutto da parte dei Paesi intenzionati a diversificare le riserve rispetto al dollaro.

Questa domanda non è scomparsa, ma appare meno intensa rispetto alle fasi precedenti. Allo stesso tempo, i flussi verso gli ETF garantiti da oro fisico sono rimasti modesti, mentre l’attività speculativa sui futures ha mostrato un minore interesse da parte degli investitori istituzionali.

Il mercato si trova quindi privo, almeno nel breve termine, di quella domanda marginale necessaria ad assorbire le vendite e costruire una base solida per il recupero.

Prese di profitto dopo un rally eccezionale

Non bisogna inoltre dimenticare l’ampiezza del rialzo precedente. La corsa dell’oro verso i record storici era stata alimentata da acquisti delle banche centrali, tensioni geopolitiche, aspettative di riduzione dei tassi e forti flussi speculativi.

La salita era però diventata progressivamente molto affollata. Una volta cambiato lo scenario sui tassi, molti investitori hanno preferito monetizzare i guadagni, innescando vendite sempre più rapide.

La violazione dei primi supporti tecnici ha successivamente attivato ordini automatici, stop loss e strategie sistematiche, amplificando il movimento ribassista.

La discesa non riflette quindi soltanto un deterioramento dei fondamentali, ma anche una fase di deleveraging e di riduzione delle posizioni speculative accumulate durante il rally.

Le prospettive future: debolezza nel breve, fondamentali ancora solidi

Nel breve periodo, le prospettive dell’oro rimangono condizionate soprattutto dall’andamento dell’inflazione americana e dalle aspettative sulle future decisioni della Federal Reserve.

Dati sui prezzi superiori alle attese potrebbero rafforzare l’ipotesi di tassi più alti per un periodo prolungato, mantenendo elevati i rendimenti obbligazionari e sotto pressione il Gold.

Al contrario, un rallentamento dell’inflazione o segnali di indebolimento dell’economia statunitense potrebbero ridurre le aspettative di stretta monetaria, favorendo una discesa dei rendimenti e un recupero delle quotazioni.

Anche l’evoluzione della crisi in Medio Oriente sarà determinante. Paradossalmente, nel contesto attuale, una de-escalation capace di far scendere il petrolio potrebbe risultare positiva per l’oro, perché ridurrebbe i timori inflazionistici e la necessità di nuovi rialzi dei tassi.

Nel medio-lungo periodo, restano comunque presenti alcuni fattori strutturali favorevoli: elevato debito pubblico globale, rischi geopolitici persistenti, diversificazione delle riserve delle banche centrali e crescente necessità di proteggere i portafogli dall’instabilità finanziaria.

La discesa dell’oro segna un passaggio importante. Il metallo prezioso non viene più sostenuto automaticamente dalle tensioni geopolitiche, perché il mercato teme che la guerra possa tradursi in inflazione, rendimenti più elevati e una Federal Reserve più aggressiva.

La vera variabile decisiva non sarà soltanto l’evoluzione dei conflitti, ma la risposta delle banche centrali allo shock energetico. Per l’oro, la prossima battaglia non si combatterà quindi sui fronti militari, ma tra inflazione e tassi di interesse.

Highlights

 

1) L’oro è sceso in area 4.130 dollari l’oncia, perdendo oltre il 20% rispetto ai massimi storici di gennaio.

 

2) Il rialzo dei rendimenti dei Treasury e il rafforzamento del dollaro hanno ridotto l’attrattività del metallo prezioso.

 

3) Le tensioni in Medio Oriente stanno alimentando i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione e di una Federal Reserve più restrittiva.

 

4) Prese di profitto, minori acquisti delle banche centrali e flussi contenuti verso gli ETF hanno amplificato il ribasso.

 

5) Nel medio-lungo periodo, debito globale, rischi geopolitici e diversificazione delle riserve continuano a sostenere le prospettive dell’oro.

Grafico Daily Gold

Analisi Tecnica Gold

Pesante ribasso per le quotazioni dell’oro, che si attestano al momento in area $4.180 l’oncia dopo aver toccato un minimo intraday a $4.130. I prezzi sembrano aver messo nel mirino il successivo supporto statico a $4.100, minimo del 23 marzo, dopo aver già violato nei giorni scorsi importanti supporti dinamici come l’EMA 200.

A nostro avviso, il cedimento di $4.100 confermerebbe il momento tecnico negativo, gettando le basi per un’estensione della discesa verso i successivi target ribassisti collocati a $4.002 e $3.886, rispettivamente minimi del 18 novembre e del 28 ottobre 2025.

Segnali contrari arriverebbero invece solo con un ritorno sopra $4.352, livello che potrebbe rappresentare il preludio a un recupero verso $4.450.

Scenari

Ribassista (principale):
sotto $4.100 → possibile estensione della discesa verso $4.002;
sotto $4.002 → spazio per un affondo verso $3.886.

Rialzista (alternativo):
sopra $4.352 → possibile recupero verso $4.450.

Il quadro tecnico di breve dell’oro si è sensibilmente deteriorato dopo la rottura dell’EMA 200 e la brusca accelerazione ribassista delle ultime sedute. La perdita di $4.100 confermerebbe la prosecuzione della pressione ribassista, con possibili estensioni verso $4.002 e $3.886. Solo un ritorno sopra $4.352 migliorerebbe l’impostazione di brevissimo, riaprendo spazio per un recupero verso $4.450.

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