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I timori di una recessione, cosa aspettarsi nel 2023

Lo spettro di un rallentamento economico rimane concreto con il Fondo Monetario Internazionale che avverte di un anno ancora difficile.

Fonte: Bloomberg

Il 2023 sarà un anno complicato a causa del mutato scenario macroeconomico che ha stravolto i fondamentali di una crescita sui mercati quasi ininterrotta - dettata dai bassi tassi di interesse e dall’immensa liquidità disponibile - e che proseguiva da quasi un decennio.

Tuttavia, a spaventare ulteriormente gli investitori ci ha pensato ieri il Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, che in un’intervista all’emittente televisiva statunitense CBS ha avvertito che l’anno appena iniziato non sarà scevro da rischi recessivi, in particolare in Europa, ma anzi potrebbe essere “peggiore dell’anno passato”.

In particolare, il FMI si aspetta che “un terzo dell’economia mondiale cada in recessione” perché Stati Uniti, Europa e Cina stanno tutti rallentando contemporaneamente mentre permane una probabilità del 25% che il Prodotto Interno Lordo mondiale cresca meno del 2%, cosa che viene classificata come una recessione tecnica.

Nonostante il malaugurio, i mercati non hanno preso alla lettera le parole di Georgieva concentrandosi invece sui dati di oggi in Europa relativi agli indici PMI di dicembre che sono risultati in miglioramento (sebbene siano ancora in contrazione sotto la soglia di neutralità fissata a 50).

Di conseguenza, le Borse europee aprono la prima seduta dell’anno in rialzo con guadagni intorno al +1,5% mentre l’EUR/USD scende intorno al livello di 1,0686.

Le prospettive rimangono però ancora decisamente pessimistiche con una ripresa a livello globale che resta un miraggio, almeno per la prima parte dell’anno. A pesare maggiormente sui listini azionari e sulla fiducia degli investitori saranno le variabili macroeconomiche, tra cui l’inflazione è l’indicatore più osservato.

Detto questo, a livello aggregato, sembra che la situazione sia leggermente migliorata dopo aver toccato il fondo nel mese di ottobre 2022. Proprio l’inflazione ha infatti cominciato un trend discendente - in particolare negli Stati Uniti con un dato su base annuale al +7,1% a novembre - cosa che ha giovato ai mercati azionari che hanno recuperato parecchio negli ultimi mesi dell’anno.

Tuttavia, sebbene abbiano scavalcato il picco, le pressioni inflazionistiche rimangono ancora elevate con le banche centrali che hanno continuato a mostrare un atteggiamento aggressivo indicando come gli aumenti dei tassi di interesse non siano ancora finiti (anche se i prossimi rialzi saranno di intensità inferiore ai precedenti).

Non ultimo rimangono delle speranze anche dal lato della crescita economica e sul piano del mercato del lavoro. Negli Stati Uniti la terza lettura del PIL nel terzo trimestre 2022 ha mostrato un aumento sopra le attese al +3,2% su base annuale mentre la disoccupazione nel paese rimane ai minimi storici al 3,7%.

Proprio il FMI ha infatti puntualizzato che la recessione potrebbe essere evitata negli Stati Uniti, dove l’economia resta più resiliente delle aspettative, mentre l’Europa è più vulnerabile a causa delle tensioni geopolitiche in Ucraina che potrebbero peggiorare l’attuale crisi energetica.

Le previsioni di IG

Insomma, il quadro non è tra i più rosei anche se permangono le possibilità di evitare una pesante recessione nel Vecchio Continente e di scansarla del tutto Oltreoceano. Dal nostro punto di vista, i primi mesi del 2023 saranno cruciali per chiarire il trend primario per l’intero anno.

Intorno a maggio-giugno le banche centrali potrebbero interrompere le loro politiche monetarie restrittive e mantenere i tassi di interesse al target neutrale per parecchi mesi in modo da riportare l’inflazione a livelli accettabili. Nonostante questo, la vera incognita sarà come reagirà l’economia reale agli sconvolgimenti monetari in atto.

Al momento, crediamo che un “soft landing” per l’economia americana sia probabile, al netto di eventuali esternalità negative, a causa di un mercato del lavoro ancora forte, di un’autonomia energetica del paese e di una crescita economica sopra le attese.

L’economia del Vecchio Continente, invece, sarà messa a dura prova a causa della crisi energetica/geopolitica che continua a imperversare sebbene sia in leggero miglioramento rispetto ai mesi precedenti.

In questo senso, in Europa un rallentamento economico più marcato sembra plausibile anche se molto dipenderà dalle dinamiche macroeconomiche e monetarie dei prossimi mesi.

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