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FED PREVIEW

Fed, tassi fermi a luglio? Warsh potrebbe preparare il terreno per nuovi rialzi

La Federal Reserve dovrebbe lasciare il costo del denaro invariato al 3,50%-3,75%. Il nuovo aumento del petrolio e le forti pressioni sui prezzi alla produzione potrebbero però spingere Kevin Warsh a mantenere un orientamento molto restrittivo.

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist

Data di pubblicazione

 

La Federal Reserve conclude mercoledì 29 luglio una delle riunioni di politica monetaria più incerte degli ultimi mesi. La decisione sarà comunicata alle 20:00 italiane, mentre alle 20:30 inizierà la conferenza stampa del presidente Kevin Warsh.

Il nostro scenario centrale è che il FOMC mantenga il tasso sui federal funds nell’attuale intervallo del 3,50%-3,75%.

La banca centrale statunitense non modifica il costo del denaro dal taglio effettuato nel dicembre 2025. Anche nella riunione di giugno la decisione di lasciare i tassi invariati era stata approvata all’unanimità.

Quella di luglio sarà inoltre una riunione senza nuove proiezioni economiche e senza dot plot, il grafico che raccoglie le aspettative dei singoli membri del FOMC sull’evoluzione futura dei tassi.

Per questo motivo, il segnale più importante potrebbe non arrivare dalla decisione in sé, ma dal linguaggio utilizzato nel comunicato e soprattutto dalle indicazioni fornite da Warsh durante la conferenza stampa.

Perché la Fed può ancora aspettare

I dati sull’inflazione di giugno hanno offerto alla banca centrale qualche argomento per restare ferma.

L’indice dei prezzi al consumo core, che esclude le componenti più volatili rappresentate da alimentari ed energia, è rallentato al 2,6% su base annua, dal 2,9% registrato a maggio.

Anche il mercato del lavoro rimane relativamente stabile. Il tasso di disoccupazione è fermo al 4,2%, nonostante la crescita dei nuovi occupati abbia mostrato un progressivo rallentamento.

Questi numeri permettono alla Fed di prendere tempo e valutare se il processo di disinflazione sia destinato a proseguire, evitando di aumentare ulteriormente il costo del denaro in una fase in cui l’economia statunitense sta già mostrando alcuni segnali di moderazione.

Una decisione invariata rappresenterebbe quindi lo scenario potenzialmente più favorevole per i mercati. Eliminerebbe il rischio immediato di una nuova stretta e consentirebbe agli investitori di tornare a concentrarsi sulle trimestrali societarie e sull’andamento dell’economia.

Il problema è che l’inflazione non è ancora sconfitta

Dietro il miglioramento dell’indice CPI rimangono tuttavia diverse pressioni.

Il PCE core, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, si attestava ancora al 3,4% a maggio, nettamente al di sopra dell’obiettivo del 2%.

A preoccupare sono soprattutto i prezzi alla produzione, aumentati del 5,5% su base annua a giugno. Il dato segnala che i costi sostenuti dalle imprese restano molto elevati e potrebbero essere progressivamente trasferiti sui prezzi finali pagati dai consumatori.

A complicare ulteriormente il quadro è il nuovo aumento dei prezzi energetici provocato dalle tensioni in Medio Oriente.

La corsa del petrolio ha fatto risalire le aspettative d’inflazione e i rendimenti obbligazionari, spingendo una parte crescente del mercato a prendere in considerazione l’ipotesi di un rialzo immediato dei tassi.

Negli ultimi giorni, la probabilità attribuita a un aumento di 25 punti base è passata da circa il 13% a quasi il 38%.

Il mantenimento dei tassi rimane dunque lo scenario prevalente, ma non viene più considerato una semplice formalità.

Lo scenario più probabile: una pausa “hawkish”

La Federal Reserve potrebbe scegliere una soluzione intermedia: lasciare i tassi invariati, accompagnando però la decisione con un linguaggio particolarmente restrittivo.

Una pausa “hawkish” significa esattamente questo: nessun rialzo immediato, ma un messaggio molto chiaro sul fatto che la battaglia contro l’inflazione non è terminata e che nuovi aumenti del costo del denaro restano possibili.

Warsh potrebbe sottolineare la necessità di osservare i prossimi dati, mantenendo aperta la possibilità di intervenire già a settembre qualora il petrolio, i prezzi alla produzione o l’inflazione nei servizi continuassero a salire.

Il mercato non si aspetta invece l’inizio di un nuovo ciclo di riduzione dei tassi.

Secondo un recente sondaggio Reuters, la maggioranza degli economisti prevede che la Fed manterrà il costo del denaro invariato per il resto del 2026, mentre soltanto una quota molto ridotta considera probabile un taglio prima del 2027.

Cosa osservare nel comunicato

Il primo elemento da monitorare sarà la descrizione dell’inflazione.

Un riferimento più esplicito alle pressioni generate dall’energia, ai prezzi alla produzione o alla persistenza dell’inflazione nei servizi potrebbe essere interpretato come un segnale favorevole a futuri rialzi.

Sarà importante anche la composizione del voto. Eventuali dissensi da parte di membri favorevoli a un aumento dei tassi rafforzerebbero l’ipotesi di una nuova stretta nella riunione di settembre.

Il passaggio decisivo sarà però la conferenza stampa di Warsh.

Gli investitori cercheranno di capire quale ulteriore aumento dell’inflazione sarebbe sufficiente a convincere la Fed ad agire e se il presidente consideri il rialzo del petrolio un fenomeno temporaneo oppure un rischio più duraturo per la stabilità dei prezzi.

Come potrebbero reagire i mercati

Una pausa accompagnata da toni relativamente equilibrati potrebbe favorire una discesa dei rendimenti dei Treasury, un indebolimento del dollaro e un recupero dei mercati azionari.

A beneficiarne sarebbero soprattutto i titoli tecnologici e growth, generalmente più sensibili alle variazioni del costo del denaro e dei rendimenti obbligazionari.

Una pausa molto restrittiva avrebbe invece effetti più contrastanti. Il dollaro e i rendimenti a breve termine potrebbero rafforzarsi, mentre il Nasdaq e i titoli tecnologici rischierebbero nuove pressioni.

Un rialzo immediato rappresenterebbe infine lo scenario più sorprendente e potenzialmente più negativo per l’azionario.

Una nuova stretta rafforzerebbe probabilmente il dollaro e potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti obbligazionari, con il Treasury decennale già vicino al 4,7%.

Per l’oro, la reazione dipenderebbe dall’equilibrio tra due forze opposte. Da una parte, rendimenti e dollaro più forti rappresenterebbero un elemento negativo. Dall’altra, l’aumento dell’incertezza geopolitica e dei timori sull’inflazione potrebbe continuare a sostenere la domanda di beni rifugio.

La nostra view

Il nostro scenario principale rimane quello di tassi invariati nell’intervallo del 3,50%-3,75%.

Il rallentamento dell’inflazione core e la relativa stabilità del mercato del lavoro consentono alla Federal Reserve di aspettare e di valutare i prossimi dati prima di intervenire nuovamente.

L’aumento del petrolio, il PCE ancora elevato e le forti pressioni sui prezzi alla produzione rendono tuttavia improbabile un messaggio accomodante.

La decisione potrebbe quindi apparire favorevole ai mercati soltanto in superficie.

Più del mancato rialzo conteranno il linguaggio utilizzato da Warsh, la sua valutazione dei rischi sull’inflazione e le indicazioni sulla possibilità di una nuova stretta monetaria nei prossimi mesi.

Highlights

  • Decisione sui tassi mercoledì 29 luglio alle 20:00 italiane

  • Scenario IG: tassi invariati nell’intervallo del 3,50%-3,75%

  • L’inflazione core rallenta, ma PCE e prezzi alla produzione restano elevati

  • Possibile una pausa accompagnata da indicazioni molto restrittive

  • Attenzione alla reazione di Treasury, dollaro, Nasdaq e oro

     

     

  • Grafico Daily EUR/USD

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