Wall Street in rialzo, rinnovo politica Fed vince su dati disoccupazione

Il nuovo corso della Federal Reserve (via libera a inflazione media al di sopra del 2%) rinvigorisce gli indici di Wall Street, insieme al calo delle richieste di disoccupazione, ancora a livelli record

Mentre gli occhi dei mercati globali sono puntati sull’incontro (virtuale, causa Covid) dei banchieri della Federal Reserve statunitense, sul fronte macroeconomico una carrellata di dati contribuisce all’andamento volatile della Borsa di Wall Street, dove la buona chiusura di ieri aveva lasciato il passo a futures niente affatto ottimistici, con ribassi fino allo 0,23% (è il caso del Nasdaq).

Cosa dicono i dati sulla disoccupazione negli Usa?

Mentre la Fed annuncia di essere pronta a sforare il tetto dell’inflazione al 2%, segno di allentamento di uno dei principali obiettivi della Banca centrale Usa (il perseguimento della stabilità dei prezzi), l’altro caposaldo, il raggiungimento della piena occupazione, continua a misurarsi con dati settimanali che, per quanto in lento miglioramento, restano comunque a livelli da record negativi.

Nella settimana che si è conclusa lo scorso 22 agosto, sono infatti state inoltrate oltre un milione di nuove richieste di disoccupazione: per quanto inferiore al dato della settimana precedente (rivisto al ribasso, da 1,106 a 1,104 milioni), si tratta comunque di un aumento rispetto alle attese degli analisti – il dato preciso si attesta a 1,006 unità, mentre il consensus se ne aspettava esattamente un milione.

Differenze risibili, ma che decretano comunque una leggera inversione di tendenza rispetto all’inizio del mese, quando le richieste erano scese al di sotto della soglia psicologica del milione di unità – per la prima e unica volta dall’inizio della pandemia di Covid-19.

Stessa dinamica anche per il dato di richieste di disoccupazione continue, ovvero quelle che risalgono a più di una settimana dalla prima volta che sono state inoltrate al Department of Labor statunitense. Queste ultime si sono assestate a 14,53 milioni, meno rispetto all’ultimo dato disponibile (14,76 milioni) ma ancor troppe per gli analisti (che se ne aspettavano 14,45 milioni).

Dall’inizio della pandemia, lo scorso marzo, in totale sono oltre 58 milioni i cittadini statunitensi che hanno perso il lavoro.

D’altra parte, si tratta anche dell’ultima settimana senza sussidi federali per i disoccupati dopo che, a fine luglio, è scaduto il programma di supporto ai lavoratori rimasti a casa a causa del Covid-19 (600 dollari a settimana). Sono infatti pronte ad entrare in vigore le nuove misure fiscali volute dal presidente Usa Donald Trump, il quale all’inizio del mese ha stanziato assegni da 300 dollari a settimana, in sostituzione (non senza obiezioni) dell’assegno introdotto la scorsa primavera.

Alcuni analisti avevano già sottolineato all’inizio di agosto come la riduzione del numero delle richieste di disoccupazione potesse essere collegata proprio con la cessazione dei supporto fiscali ad opera del governo: tra le ipotesi infatti c’è anche quella secondo cui i sussidi fiscali abbiano agito da disincentivo per tentare di reinserirsi nel mercato del lavoro.

Cosa si prevede per l’economia Usa?

Nel secondo trimestre il Pil Usa sarebbe sceso del 31,7% - la lettura peggiore dal 1947, ovvero dall’inizio del monitoraggio del prodotto interno lordo sulla base delle moderne statistiche. Lo ha riportato il Dipartimento del Commercio Usa, diffondendo la revisione preliminare del Pil dell’ultimo trimestre in attesa, entro la fine di settembre, di quella definitiva.

Il dato del periodo aprile-giugno, rivisto al rialzo rispetto alla stima preliminare (-32,9%), è stato migliore delle previsioni degli analisti, che attendevano un -32,4%. Si tratta comunque del dato peggiore dall’inizio della serie storica, superiore al crollo del 10% del 1958, dell’8% nel 1980 e dell’8,4% dell’ultimo trimestre 2008, mentre imperversava la crisi economico-finanziaria.

Come hanno reagito gli indici di Wall Street?

Balzo in avanti degli azionari del NYSE in apertura, con il Dow Jones che avanza dello 0,87% a 28.578 punti (ancor i calo di oltre il 4% rispetto ai record di febbraio) e l’S&P 500 che, dopo un’iniziale lotta per mantenersi sopra la parità, viaggia a 3.494, punti, in rialzo dello 0,46%.

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Bene anche il Nasdaq, che solo ieri aveva aggiornato i massimi storici e, dopo un’apertura poco tonica, avanza dello 0,13%.

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