Verso il Consiglio Europeo: quali aspettative per il Recovery Fund?

L’obiettivo è arrivare a luglio con misure concrete di cui discutere nei parlamenti dei singoli stati. Ai “quattro frugali” nordici si aggiungono i paesi di Visegrad, troppi 750 mld di euro

Non sarà il giorno della decisione definitiva sul Recovery Fund, ma per lo meno quello in cui se ne comincerà a parlare in termini pratici. Domani i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell’Unione si riuniranno in via telematica nel Consiglio Europeo per confrontarsi sul piano da 750 miliardi di euro per la ripresa post-coronavirus, nella speranza di trovare la quadra tra i paesi cosiddetti “frugali” (Austria, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca) e il resto dell’Ue mediterranea, con Germania e Francia a guidare il fronte dei favorevoli al piano misto di prestiti e sovvenzioni a fondo perduto.

Come dovrebbe funzionare il Recovery fund?

Il finanziamento del piano

Secondo la proposta della Commissione europea, i singoli governi saranno chiamati a fornire una garanzia in base alla quale autorizzano la Commissione a emettere titoli sul mercato attraverso cui finanziare il piano di rilancio.

Alla scadenza di tali titoli, le risorse per procedere al loro pagamento saranno radunate tramite nuove entrate, garantite da tutti i paesi Ue, come la riforma del pagamento da parte delle aziende per le quote di inquinamento (con cui si alzerebbero circa 10 miliardi di euro), Carbon Tax sulle importazioni, tasse sulle imprese che più beneficiano del mercato unico e, infine, una innovativa (quanto controversa) Digital Tax. Il ripagamento del Recovery Fund tramite esborsi aggiuntivi si verificherebbe dunque solo se alcuni paesi non dovessero rispettare le garanzie concesse alla Commissione in tal senso.

Le condizioni per i prestiti

Secondo punto focale del Recovery Fund sono i prestiti e, soprattutto, la maniera in cui questi andranno adoperati. La Commissione Europea intende infatti adottare un sistema capillare di controllo della spesa dei singoli stati beneficiari, che dovrà essere indirizzata a migliorare determinate aree critiche – per l’Italia, le riforma richieste, già da parecchio tempo in realtà, sono quella fiscale (meno tasse sul lavoro), quella sulla pubblica amministrazione e la riduzione dei tempi della giustizia civile.

I tempi del Recovery Fund

L’ideale, per Bruxelles, sarebbe dunque iniziare da domani le trattative, per arrivare alla riunione di luglio con un piano già definito a grandi linee – che, per lo meno, possa essere esaminato dai singoli parlamenti nazionali in tempo per la ripresa dei lavori, in autunno.

Non solo: un calendario così serrato sarebbe anche utile per evitare che la discussione sul Recovery Fund si accavalli con l’altrettanto spinoso tema della Brexit – il quale si intreccia fortemente con la questione dei finanziamenti comunitari: il Recovery Fund poggerà infatti sul bilancio pluriennale comunitario 2021-27 (dal valore compressivo di 1.100 miliardi di euro), altro tema caldo all’ordine del giorno di domani, da cui andrà tuttavia scorporato il contributo di Londra (10 miliardi di euro circa all’anno).

D’altra parte, non si parte da zero: durante l’ultima riunione dei ministri dell'Ecofin il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz avrebbe avanzato una proposta per abbassare il margine delle sovvenzioni previste dal Recovery Fund – da 750 a 500 miliardi di euro, ritornando al piano originario di Francia e Germania ed eliminando i 250 miliardi di prestiti diretti che diventerebbero opzionali, per i paesi che volessero farne richiesta.

Quali sono gli schieramenti?

Il piano prevede infatti liquidità per 500 miliardi di euro in aiuti, a cui se ne aggiungono altri 250 in prestiti. Ai “frugal four” (così rinominati dal Financial Times) non piace l’idea di aiuti di tale entità e temono che ciò si tradurrà in un aumento dei contributi da versare nel bilancio comunitario.

A questi si aggiungono anche alcuni membri del blocco di Visegrad: dopo i paesi dell’Europa del Nord, a minacciare l’intesa sul Recovery Fund è infatti il gruppo di quelli dell’Europa dell’est, di cui fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, i quali lamentano una suddivisione dei fondi iniqua – questi saranno destinati in proporzione ai paesi più colpiti dall’emergenza coronavirus, primi fra tutti Italia e Spagna.

D’altra parte, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel aveva annunciato fin dalla sua convocazione che la riunione avrebbe avuto principalmente scopo interlocutorio. L’idea, secondo i vertici delle istituzioni Ue, è quella di dare il via alle trattative per arrivare al summit di luglio (che nelle loro speranze, situazione sanitaria permettendo, potrebbe già tenersi in presenza) stringendo già in mano alcune risoluzioni. “La cosa migliore sarebbe se arrivassimo a un accordo prima della pausa estiva” (delle istituzioni europee) ha dichiarato anche la cancelliera tedesca Angela Merkel parlando davanti al Bundestag.

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Come si stanno muovendo gli indici europei?

Dopo una mattinata particolarmente volatile, resta ancora l’incertezza sugli indici europei: il Ftse Mib perde lo 0,99%, a Francoforte il Dax scende dell'1,29%, a Parigi il Cac40 lascia sul terreno l'1,44% mentre l'Ibex35 resta più indietro di tutti, a -1,72%.

Pesa sugli azionari del Vecchio Continente anche il bollettino pubblicato in mattinata dalla Banca centrale europea, che prevede “una riduzione della crescita a un ritmo senza precedenti nel secondo trimestre di quest'anno prima di un suo successivo ritorno all'espansione nel secondo semestre”, grazie al sostegno delle politiche di bilancio e di quella monetaria.

“Ciononostante - prosegue il la Bce - le proiezioni indicano una notevole revisione al ribasso sia del livello dell'attività economica, sia delle prospettive di inflazione nell'intero orizzonte temporale considerato, a fronte di uno scenario di base caratterizzato tuttavia da un grado di incertezza straordinariamente elevato”.

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