Usa, Pil in calo del 5% nel primo trimestre, livello disoccupazione ancora record

Aprono al ribasso gli indici su Wall Street, dopo che il Department of Labor ha contato 1,48 milioni di persone ancora senza lavoro

In arrivo oggi una carrellata di dati macro per gli Usa, tra Pil del primo trimestre e richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione che, se non migliori, per lo meno non sono risultati neanche peggiori delle attese: magra consolazione per Wall Street, dove gli azionari hanno comunque apertoin ribasso per il secondo giorno di fila.

Come ha reagito l’economia Usa all’impatto del coronavirus?

Durante i primi tre mesi del 2020, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti si è contratto del 5%: in linea con le aspettative degli analisti, ma comunque un dato record che trova un precedete solo nel giugno del 2009, quando subì una contrazione de 6,4%.

Il Bureau of Economic Analysis sottolinea come il dato sia frutto di un contesto di minori investimenti privati e fissi su beni non immobiliarim oltre a un un calo delle esportazioni, solo parzialmente compensati da investimenti fissi sui beni mobiliari e supporto dei governi federale e locale tramite un aumento della spesa pubblica, cui si aggiunge un calo delle importazioni, che hanno influito negativamente sul Pil.

Buone notizie dal fronte dei nuovi ordini

Decisamente migliore del previsto è stato invece il dato sugli ordini dei beni durevoli: da una contrazione di oltre l’8% si è infatti passato a un aumento degli ordinativi del 4%, superiore anche rispetto alla previsioni degli analisti, che si aspettavano un rialzo massimo del 2,5%.

“Il dato sugli ordini di beni durevoli è stato molto positivo e ben maggiore delle nostre aspettative. E' il maggior incremento su base mensile dal luglio 2014”, spiega Filippo Diodovich, Market Strategist di IG. “L'impatto sui mercati è stato tuttavia limitato, compensato dal livello ancora alto delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione”.

Quante nuove richieste di disoccupazione?

Continua infatti il trend che, dal picco della pandemia di Covid-19, segue la curva delle domane settimanali per i sussidi di disoccupazione. Da quando infatti, l’ultima settimana di marzo, è stata raggiunta la cifra record di oltre sei milioni di posti di lavoro persi in una settimana, le nuove richieste si sono confermate in calo costante – ma, allo stesso tempo, sempre più lento.

Secondo i dati rilasciati dal Dipartimento del Lavoro, i cittadini Usa che hanno avanzato richiesta per un sussidio nell’ultima settimana sarebbero stato 1,48 milioni: in calo di appena 60.000 unità rispetto alla settimana precedente e ben al di sopra delle attese, che prevedevano 1,35 milioni di nuove richieste. Il dato della settimana scorsa è inoltre stato rivisto in rialzo di 32.000 unià a 1,54 da 1,508 milioni di persone.

Si tratta della dodicesima settimana consecutiva di cali delle richieste, che comunque restano a livelli record (mai raggiunti neanche ai tempi della crisi finanziaria del 2008); è anche la quattordicesima consecutiva in cui il numero di disoccupati non scnede sotto al milione.

In compenso, scendono anche le richieste continue, ovvero il numero totale delle persone che continua a ricevere un sussidio di disoccupazione dall'inizio della crisi: 19,522 milioni, in calo rispetto alle previsioni di 19,968 milioni. Significa che, al passaggio della fase più dura della crisi, le persone sembrano tornare man mano al lavoro.

Resta tuttavia alta la preoccupazione per una seconda ondata di contagi da Covid-19 negli Usa. Solo ieri è stato registrato il numero più alto di contagi in un giorno (45.557 testati) dallo scorso 26 aprile, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità avverte che presto i casi totali nel mondo raggiungeranno quota dieci milioni. Tra gli Usa i più colpiti sono la Florida, con 109 mila casi, la California con oltre 7mila casi solo ieri, Arizona, Texas e Oklahoma: secondo gli esperti, la ragione per cui il virus sta colpendo proprio gli stati del sud e dell’ovest può essere ritrovata nelle celebrazioni del Memorial Day, a fine maggio, quando la popolazione ha approfittato del lungo fine settimana per tornare ad uscire, dopo settimane di lockdown.

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Come ha reagito il dollaro

Proprio in considerazione dell’aumento dei nuovi casi di Covid-19, negli ultimi giorni il dollaro è tornato a rafforzarsi, con gli investitori che tornano al biglietto verde come bene rifugio. Si confermano rialzi dunque siaEUR/USD, che viaggia a 1,1220 nei confronti del dollaro, sia rispetto allo yen, con il cambio USD/JPY che ha raggiunto il massimo da quasi dieci giorni, a 107,453.

Per il secondo giorno di fila invece Wall Street apre in calo, con il Dow Jones che perde lo 0,58%, l’S&P che scende dello 0,48% e il Nasdaq che lascia sul terreno lo 0,60%.

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