Trimestrale FCA: 3 fattori in grado di pesare sui conti dell’ultimo trimestre

Restano gli strascichi della crisi covid-19, ma i ricavi sono attesi in rialzo e, soprattutto, il progetto di fusione con Psa non si arresta

La stagione delle trimestrali in Italia prosegue: il prossimo 28 ottobre è la volta di Fiat-Chrysler Automobiles, azienda leader nel settore automotive italo-statunitense che, nell’ultimo anno, ha fatto molto parlare di sé per il suo piano di fusione con la francese Peugeout- Psa, in vista della creazione di un colosso da circa 45 miliardi di euro – si chiamerà Stellantis.

Il trimestre che si è chiuso a settembre si appresta ad essere il (relativamente) migliore del 2020 per Fca. Come tutto il comparto automobilistico, Fca ha accusato le perdite più forti nel secondo trimestre, con aprile e maggio che hanno coinciso con il lockdwon e, dunque, hanno visto le un drastico calo delle nuove immatricolazioni.

Per tutto questo tempo comunque la casa automobilistica italo-statunitense ha continuato a battere sulla fusione con Psa: il programma va avanti, il consiglio d’amministrazione nominato e, entro il primo semestre del 2021, Stellantis vedrà la luce.

Un progetto ambizioso, considerando le perdite (comunque minimizzate dal gruppo) dell’ultimo periodo non solo in casa Fca, ma anche per la sorella francese – per Psa nel terzo trimestre si prevede una crescita in calo del 4,17% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Quali i fatti salienti degli ultimi mesi?

Tra giugno e agosto Fca ha tentato di raccogliere i cocci del disastro causato dal Covid-19, durante i mesi del lockdown le immatricolazioni sono crollate di oltre il 95%, con i concessionari sono rimasti chiusi e la crisi economica che ha iniziato a mordere sui consumi.

Sospese anche le attività all’interno delle fabbriche e dei siti di produzione, in tutto il mondo. Non solo: l’approvvigionamento si era interrotto già da prima – da quando i componenti per l’assemblaggio dei motori hanno smesso di arrivare dall’Asia, prima ancora che il covid-19 arrivasse anche in Europa e negli Usa.

Eppure, già alla fine di luglio i vertici di Fca potevano dichiarare che negli Stati Uniti e in America Latina la produzione fosse tornata ai livelli pre-pandemia. Inoltre, a posteriori, Fca ha anche dichiarato che il covid-19 non ha provocato eccessivi rallentamenti alla produzione.

A luglio le immatricolazioni del gruppo Fca sono scese dell’8,96% (a fronte di un calo nell’intero settore di oltre l’11%), con una quota di mercato del 22,7%. Già ad agosto il calo si è ridotto al 2,65% (per l’intero settore è stato dello 0,43%), a fronte di una quota di mercato del 22,84%.

Cosa ne pensano gli analisti?

Secondo il consensus, l’utile per azione nel terzo trimestre per Fca si prevede in rialzo a 0,52 dollari – un netto miglioramento rispetto al valore precedente, quando scese a – 0,78 dollari (comunque un miglioramento rispetto alle attese, che avevano previsto un crollo a -2,38 dollari).

Previsto un rialzo anche a livello di ricavi, con gli analisti che si attendono almeno 29,86 miliardi di dollari – oltre il doppio rispetto al secondo trimestre dell’anno, quando scesero a 13,79 miliardi, in clao di 2,79 miliardi rispetto alle attese degli analisti.

Come sono andate le vendite?

Nel frattempo, all’inizio di ottobre Fca ha rilasciato i dati relativi alle vendite del terzo trimestre: un calo del 10%. Le vendite sono state in grado di tenersi a galla grazie alla buona performance del marchio Jeep, con il modello Gladiator che ha venduto oltre 22 mila unità (+37%), concentrate soprattutto nel mercato nordamericano.

“Ogni mese del terzo trimestre ha mostrato una ripresa migliore, con settembre che ha registrato una crescita delle vendite al dettaglio rispetto al 2019“ ha dichiarato David Buckingham, presidente e Ceo di Fca Canada.

Come si sta muovendo il titolo Fca in Borsa?

Al momento in ogni caso le quotazioni Fca guidano il Ftse Mib a Piazza Affari, in rialzo del 2,74% oltre gli 11 euro per azione.

Le raccomandazioni delle principali banche d’affari per le azioni Fca propendono per un giudizio “Buy”, con Jefferies che lo scorso 5 ottobre ha alzato il target price a 12 euro ed Equita Sim il 29 settembre a 15,10 euro.

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