Siria: truppe russe al confine con la Turchia. Prezzo del petrolio in leggero calo

Nonostante il riaccendersi delle tensioni in Siria, il prezzo del petrolio subisce maggiormente le pressioni dell’Opec e la condizione delle scorte

Nel focolaio mai sopito della guerra civile siriana, la Russia di Putin si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale. Nella giornata di oggi sono infatti arrivate le prime truppe dell’esercito russo, come ha confermato il ministro per la Difesa russo, Sergej Kužugetovič Šojgu.

Le truppe russe avranno il compito di scortare le milizie curde fuori da una fascia di territorio dove, fino a un paio di settimane fa, era stanziata una parte dell’esercito statunitense, (fino a quando, a inizio ottobre, il presidente Usa Donald Trump non ha ritirato le sue truppe, in una mossa repentina e inaspettata). La striscia di territorio, circa 30 chilometri sul confine tra Siria e Turchia, era stata subito occupata dalle forze armate turche: l’idea originaria infatti era quella di trasformarla in una “safe zone”, attraverso cui rimpatriare i profughi siriani rifugiati in Turchia (circa tre milioni).

L’accordo tra Putin e Erdogan

La mossa segue l’accordo negoziato martedì tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco, Recep Tayyp Erdogan, in base al quale le truppe turche avrebbero abbandonato la zona contesa. Giovedì Putin ha annunciato l’inizio delle operazioni di demilitarizzazione; tuttavia, le forze democratiche siriane (Syrian Democratic Force, Sdf) hanno accusato la Turchia di aver lanciato un’offensiva contro tre villaggi al confine, nonostante la tregua negoziata la settimana scorsa. La Turchia non commenta, ma risponde denunciando a sua volta un attacco da parte delle milizie curde che avrebbe provocato il ferimento di cinque soldati turchi.

Venerdì scorso infatti era stata dichiarata una tregua di cinque giorni, negoziata dal vice presidente statunitense Mike Pence e il presidente turco Erdogan. La tregua prevedeva il ritiro dei miliziani dalla “safe zone”, una striscia di terra larga circa 30 chilometri sul confine con la Siria concordata con la Turchia. Secondo l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Geir Pedersen, il cessate il fuoco sembrerebbe reggere, in attesa della riunione (prevista per la settimana prossima) che istituirà il primo Comitato costituzionale siriano. Prenderanno parte alla riunione anche rappresentanti di Usa, Regno Unito, Francia, Egitto, Germania, Giordania e Arabia Saudita.

Coma ha reagito il prezzo del petrolio?

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di rafforzare la presenza militare in Siria, per evitare infiltrazioni dell’Isis nella zona dove sono presenti i siti di estrazione di petrolio. Intanto, le quotazioni del petrolio stamattina erano leggermente in calo: il Brent si assesta sui 61,04 dollari al barile, il Wti a 55,90 dollari al barile. Il prezzo torna quindi a stabilizzarsi, dopo l’impennata della settimana appena passata, in cui la possibilità di un’azione dell’Opec per supportare la stabilità del prezzo (tagli alla produzione) – oltre a una diminuzione delle scorte di greggio e la generale incertezza politica ed economica globale l’hanno spinto verso massimi di 71,03 dollari al barile (brent) e 63,13 (Wti).

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