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Quotazioni Ftse Mib in calo, ancora occhi sul risiko bancario

Cautela sugli azionari europei mentre il Regno Unito approva il vaccino Pfizer e gli Usa cercano un compromesso sugli aiuti fiscali. Dollaro ai minimi, EUR/USD a 1,20

  • Indici europei contrastati: alle 20:25 il Dax perde lo 0,21%, il Cac40 lo 0,15%, Londra oscilla intorno alla parità
  • Quotazioni Ftse Mib in calo dello 0,42% con ribassi di oltre due punti percentuali su banche e assicurazioni
  • Niente accordo Opec+, rischio per domanda petrolio. Senato Usa rigetta proposta di stimoli fiscali in attesa di dati preliminari su occupazione

Avvio frazionato per gli indici europei dopo l’inversione di marcia di Wall Street e, in nottata, i timidi risultati della sessione asiatica. Le quotazioni del Ftse Mib alle 10:30 perdono lo 0,42% e scendono a 22.007 punti.

In calo anche il resto degli azionari europei: ancora a mezz’ora dall’avvio della sessione il Dax perde lo 0,41%, il Cac40 lo 0,33%, male anche Londra appena al di sotto della parità nonostante le buone notizie sul fronte vaccini (la Medicines & Healthcare Products Regulatory Agency ha approvato la distribuzione del vaccino Pfizer/Biontech, che dovrebbe partire già dalla prossima settimana).

Quotazioni sul Ftse Mib, ancora focus su risiko bancario

A Milano l’indice Mib sconta ancora il tonfo di ieri di Unicredit, che in una giornata ha perso oltre otto punti percentuali dopo l’annuncio del passo indietro del ceo Jean Pierre Mustier a causa di divergenze con il consiglio d’amministrazione sul dossier Monte dei Paschi. Al momento il titolo perde l’1,19%, nel giorno in cui si riunisce il comitato delle nomine per lavorare sul dopo-Mustier.

Nel frattempo si accumulano le rimostranze: sia all’interno della maggioranza parlamentare, contraria agli incentivi fiscali promossi dal Tesoro per agevolare le fusioni bancarie e attirare un potenziale acquirente per Mps, ma non solo. Secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, la questione Unicredit “non piace al mercato perché la vede come una politica di arretramento della politica di espansione sui mercati europei ma soprattutto non piace vedere operazioni non di mercato ma che hanno una direzione politica”.

Scende lo spread a 114 punti mentre invece l’intero comparto soffre: Banco Bpm scende del 2,21%, Mediobanca perde il 2,14%. Male anche il settore assicurativo, con Unipol in calo del 2,25%.

Attenzione anche al titolo Fca, che lascia sul terreno quasi un punto percentuale nonostante i dati sulle immatricolazioni di novembre (in aumento dell’1,4% a fronte di un calo del mercato dell’8,3%).

Quali altre notizie dai mercati internazionali?

Negativi i futures di Wall Street, in calo di alcuni decimali dopo aver aggiornato, ieri, i nuovi massimi storici sulla scia dell’ottimismo non solo sul fronte vaccino, ma anche su quello degli aiuti fiscali in risposta alla crisi economica scatenata dal virus.

Ieri una proposta bipartisan da circa 908 miliardi di dollari è stata rigettata dal repubblicano leader del Senato Mitch McConnell. D’altra parte, sale l’ottimismo per un compromesso proprio con l’avvicinarsi della fine dell’anno, soprattutto in periodo di cosiddetto “lame duck”, ovvero Congresso zoppicante (quando il successore al Congresso è stato eletto ma ancora non assume la carica).

Oggi nuova audizione del presidente della Federal Reserve Jerome Powell alla Commissione Affari Finanziari della Camera, mentre nel pomeriggio saranno pubblicati i dati sull’occupazione non agricola Adp, in attesa, venerdì, dei non-farm payrolls.

Sul fronte valutario il dollaro è sempre più debole, con il sentiment positivo che spinge il biglietto verde ai minimi dell’aprile 2018 nei confronti di un paniere di valute principali (Dollar Index a 91,28). In calo anche lo yen, con l’USD/JPYa 104,591 mentre la Borsa di Tokyo resta ancora sui massimi da 29 anni (il Nikkei ha chiuso a 26.800 punti stamattina, in rialzo dello 0,05%), mentre la coppia valutaria EUR/USD viaggia ai massimi da tre mesi e sfonda la soglia di 1,20.

Ultimo sguardo al petrolio, dopo che la riunione dell’Opec+ si è conclusa con un nulla di fatto – con gravi rischi per la domanda. La riunione è stata rimandata a domani. Nel frattempo il prezzo del barile sconta l’incertezza, con il Brent a 47,75 dollari e il Wti a 44,52 dollari.

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