Prezzo dell’oro ai massimi dal 2011, davanti al Covid-19 si corre al bene rifugio

In attesa dei verbali della Fed e dei non-farm payrolls di giugno, per un quadro economico più preciso in tempi di pandemia, gli investitori tornano all’oro: raggiunta nelle ultime ore quota 1.800 dollari/oz

La combo originatasi dalla preoccupazione con cui si guarda all’andamento della pandemia di Covid-19, dagli stimoli fiscali con cui i governi tentano di supportare l’economia globale e dai bassi tassi di interesse disposti dalle Banche centrali, ha scatenato un rally del prezzo dell’oro che, nelle ultime ore, è arrivato a sfiorare quota 1.800 dollari l’oncia per i contratti in scadenza in agosto – il massimo dal settembre 2011, quando l’oro spot raggiunse 1.920 dollari l’oncia.

Quali fattori influiscono sul prezzo dell’oro?

In audizione ieri alla commissione servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti Usa, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha annunciato che l’andamento futuro dell’economia statunitense è ancora “molto incerto”, soprattutto davanti all’aumentare (in molti stati ormai senza controllo) dei nuovi casi di Covid-19.

Nel rimarcare il ruolo fondamentale delle banche, Powell ha inoltre ricordato che, con gli ultimi stress test, la Fed ha bloccato la distribuzione della maggior parte dei dividendi. In serata saranno inoltre pubblicati i verbali dell’ultima riunione del Fomc, l’organo esecutivo della Banca centrale statunitense, che potrebbero far virare ulteriormente al rialzo il prezzo del metallo prezioso nel momento in cui dovessero risultare l’ipotesi di ulteriori misure di stimolo monetario da parte dell’istituto centrale a supporto dell’economia. Al momento, l’unica certezza è che i tassi di interesse sul dollaro resteranno invariati, intorno allo zero, secondo quanto dichiarato ieri da Powell.

Cresce inoltre l’attesa per l’altro grande appuntamento della settimana, ovvero quello con i non-farm payrolls che, a giugno, verranno pubblicati giovedì, un giorno in anticipo rispetto al normale per via delle festività di venerdì sulle Borse Usa. A maggio, la sorpresa: oltre due milioni di posti di lavoro in più in tutto il mese, laddove gli analisti si aspettavano un crollo fino a nove milioni di unità, infondendo nuova fiducia nella ripresa economica. Se tale ottimismo può aver ragione di perdurare, sarà chiaro dai dati di giovedì.

Per il momento, i dati sulla variazione dell’occupazione non agricola nel settore privato calcolati dall’Automatic Data Processing rilevano la creazione di 2,369 milioni di nuovi posti di lavoro a giugno, mentre il dato di maggio è passato da -2,76 a +3,065 milioni di posti di lavoro. Un segnale positivo, indice di un probabile aumento delle buste paga nel settore non agricolo e, dunque, di una ripresa dell’economia reale.

Al contrario, “Finché ci sarà paura di un nuovo scoppio della pandemia e degli effetti sull'economia, ci sarà risk-off dagli asset più rischiosi”, commenta Pietro Bellotti, Premium Client Manager di IG. “L'oro ne trarrà sempre beneficio in quanto bene rifugio. Credo che possa ancora salire e toccare nuovi massimi nel prossimo mese”.

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Come si è mosso il prezzo dell’oro nell’ultimo trimestre?

Dall’inizio dell’anno, il prezzo dell’oro è aumentato di oltre il 13,5%, che diventa il 9,6% negli ultimi tre mesi. L’impatto economico della pandemia di coronavirus ha portato infatti gli operatori a correre verso il bene rifugio per eccellenza, in un contesto di forte instabilità in cui gli indici globali hanno toccato minimi più bassi di quelli raggiunti durante la crisi economico-finanziaria del 2008.

Al momento, il prezzo dell’oro spot viaggia a 1.764 dollari l’oncia, in ribasso dello 0,78%.

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