Prezzo del petrolio torna sopra i 30 dollari al barile, ulteriori tagli in arrivo?

L’ottimismo post-lockdown e l’intervento sulla produzione da parte dei paesi del Medio Oriente iniziano a mostrare i primi effetti, riportando il prezzo del barile ai massimi da oltre un mese

Le riaperture post-lockdown, ma anche il barlume di ottimismo lasciato intravedere dal presidente della Federal Reserve Jerome Powell e, soprattutto, il taglio della produzione di greggio che sta iniziando a dare i propri frutti: è la concomitanza di questi fattori che ha spinto al rialzo il prezzo del petrolio, tornato sopra la soglia psicologica dei trenta dollari al barile nelle ultime ore.

Verso un prolungamento dei tagli alla produzione?

A influire sul prezzo del barile è soprattutto la prospettiva di un aumento della domanda, in vista della riapertura di alcuni dei paesi più colpiti dal coronavirus: in Europa tornano al lavoro Italia e Spagna, nel Medio Oriente è la volta di Israele, ma a infondere ottimismo al mercato sono soprattutto le grandi economie del Giappone, degli Usa (oggi anche New York allevia le restrizioni) e i rinnovati acquisti della Cina, che già da settimane approfitta dei bassi prezzi per rifornire le proprie scorte.

Allo stesso tempo, mentre la domanda torna ad aumentare i tagli alla produzione iniziano a riflettersi sull’offerta. Il mese scorso, la crisi dei siti di stoccaggio ha fatto precipitare il West Texas Intermediate in territorio negativo per la prima volta nella storia; da allora, l’Opec e i suoi alleati si sono accordati per un taglio alla produzione pari a 9,7 milioni di barili al giorno (sarebbero dovuti essere dieci, se non fosse stato per l’intransigenza del Messico, a cui hanno certato di rimediare gli Usa, partecipando anch’essi alla riduzione del greggio in circolazione).

L’accordo, raggiunto il 10 aprile durante una riunione straordinaria del G20 Energia, da subito è stato giudicato insufficiente – davanti a un crollo della domanda stimato in circa 30 milioni di barili in tutto il 2020, l’Opec+ ha accordato tagli di 9,7 milioni di barili fino alla fine di giugno, per poi scendere gradualmente a 7,7 milioni fino alla fine del 2020 e a 5,8 milioni di barili al giorno dal gennaio 2021 ad aprile 2022.

Nelle ultime ore invece un delegato dell’Opec ha lasciato trapelare l’ipotesi lanciata dall’Organizzazione delle nazioni esportatrici di petrolio di mantenere il ritmo attuale dei tagli fino alla fine dell’anno, il che ha aiutato il prezzo del barile al rialzo.

Inoltre Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno fatto sapere di voler procedere per tutto il mese di giugno con ulteriori tagli di 1,2 milioni di barili al giorno, il che si aggiunge all’impegno saudita di una maggiore riduzione nell’estrazione di greggio già annunciata dall’inizio di maggio – quando sono entrati in vigore i tagli stabiliti in sede di G20. Anche l’Oman ha annunciato un taglio aggiuntivo di 10-15 mila barili al giorno.

Quali prospettive con l’allentamento del lockdown?

La sessione di scambi ha inoltre ricevuto nuove prospettive grazie all’intervento di ieri del presidente della Fed Jerome Powell, il quale ha pronosticato una ripresa, sebbene nel medio-lungo termine e che non potrà prescindere dall’intervento di un vaccino, dell’economia Usa.

La Banca centrale statunitense si aspetta infatti un trimestre in contrazione del 30%, con un tasso di disoccupazione in grado di sfiorare il 25%; tuttavia, la ripresa è possibile e Powell sembra aspettarsela già a partire dal terzo trimestre del 2020, sebbene non si sia sbilanciato sulle modalità. Quel che è certo è che non si tornerà ai livelli pre-Covid prima del 2021 e, soprattutto, senza un vaccino.

A quanto viaggia il prezzo del petrolio?

Nelle ultime ore il Wti ha osservato un rialzo di oltre 11 punti percentuali, sondando la soglia dei trenta dollari al barile (non succedeva dal 9 aprile) e raggiungendo quota 32,93 dollari.

Schizza anche il Brent del Mare del Nord, che guadagna l’8,65% e sale a 35,31 dollari al barile.

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