Prezzo del petrolio torna ai livelli pre-crisi in Libia e Iran, in attesa dell’accordo Cina-Usa

Mentre il cessate il fuoco negoziato da Putin ed Erdogan è finito con un nulla di fatto e l’Iran cerca di sganciarsi dall’accordo sul nucleare, le quotazioni del petrolio tornano ai livelli di dicembre

Fallito l’accordo per il cessate il fuoco in Libia tra il generale Khalifa Haftar e il capo del governo libico riconosciuto a livello internazionale Fayez al-Sarraj. Durante l’incontro che si è tenuto ieri a Mosca Sarraj ha firmato l’accordo, mentre Haftar si è riservato altro tempo, salvo poi far sapere in mattinata di non essere disposto a firmare: secondo il generale, infatti, non sarebbe stata indicata una data precisa in cui le forze governative verranno dismesse. L’accordo avrebbe portato allo stop dell’invio di truppe turche in Libia e il ritiro delle rispettive milizie, sotto il controllo di Russia e Onu.

Continua dunque l’offensiva dell’uomo forte della Cirenaica alla volta di Tripoli e, quel che più preoccupa l’Italia, sempre più vicino agli stabilimenti Eni. Programmata intanto sempre per gennaio una conferenza a Berlino, organizzata dalla Germania, a cui prenderà parte anche l’Italia. Quanto alla data, si è parlato di domenica 19, per quanto non manchino perplessità su una data così ravvicinata.

Dov’è l’Europa?

Oggi le principali potenze europee erano impegnate in un altro incontro, sempre al fine di allentare tensioni, ma in questo caso con l’Iran.

Francia, Germania e Regno Unito, uniche europee a far parte dell’accordo sul nucleare, si sono infatti incontrate per attivare il meccanismo di disputa del JCPoA (“Joint Comprehensive Plan of Action”) e spingere l’Iran a non abbandonare le proposizioni stabilite dal patto nel 2015.

Ma, dopo gli attacchi dei giorni scorsi, i vertici del governo iraniano hanno fatto sapere di sentirsi del tutto giustificati a tornare ai vecchi livelli di arricchimento dell’uranio, defilandosi di fatto dal Patto.

L’unica controproposta degna di nota sembra essere stata quella del Regno Unito, che ha avanzato l’ipotesi di un nuovo patto, un “Trump deal”: “Se proprio dobbiamo disfarcene, allora rimpiazziamolo con un patto alla Trump”, ha dichiarato il premier britannico Boris Johnson.

Come si è mosso il prezzo del petrolio?

Tra le tensioni in Nord Africa e quelle in Medio Oriente, comunque il prezzo del greggio è tornato stabile ai livelli pre-crisi. Il passo indietro del presidente Trump, la settimana scorsa, che ha risposto all’attacco a due basi militari statunitensi con l’imposizione di nuove sanzioni (il timore era quello di un’escalation di violenza molto più drammatica), ha riportato la situazione alla normalità.

D’altra parte, nelle ultime ore gli occhi dei mercati sono puntati a Washington, dove il vice premier cinese Liu He dovrebbe firmare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti: una tregua più che un armistizio, che non elimina le sanzioni in toto, sui cui dettagli ancora non v’è chiarezza e che non fa presagire nulla di certo per il futuro – ma comunque abbastanza per restituire fiducia ai mercati e per far sperare in una rinnovata produzione industriale e, con essa, il prezzo del barile.

In giornata il Wti ha subito un andamento abbastanza volatile, per segnare in serata un rialzo dello 0,5% e arrivare a 58,42 dollari al barile, mentre il Brent arriva a 64,39 dollari al barile, in aumento dello 0,76%.

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