Prezzo del petrolio stabile, fine del rally dopo i dati sulle scorte Usa

Il rialzo del petrolio di inizio settimana non era destinato a durare: troppi dubbi ancora su domanda e surplus. Wti ancora sui 38 dollari al barile, il Brent non scende sotto i 40 dollari

Il rally del petrolio di inizio settimana ha cominciato a scemare già dopo le prime ore dal picco del Wti (che lunedì aveva raggiunto la soglia dei 40 dollari al barile) fino a quando i dati sulle scorte statunitensi, peggiori del previsto, non ne hanno provocato un calo fino al 3%.

Nel pomeriggio l’Eia (Energy Information Administration) ha infatti rilevato scorte in eccesso pari a 5,7 milioni di barili, a fronte di previsioni pari a 1,73 milioni di barili in meno e un dato precedente, riferito all’ultima settimana di maggio, addirittura in calo di oltre due milioni.

Il dato, che segue quello dell’American Petroleum Institute (in base al quale nell’ultima settimana le scorte sono inaspettatamente aumentate di 8,42 milioni di barili, mentre il dato precedente aveva osservato un calo di 483 mila barili), conferma lo scetticismo degli analisti sul rally: in un contesto di scorte ancora in eccesso e di forti dubbi sulla ripresa della domanda, sarebbe stato difficile aspettarsi un prolungamento così immediato dei rialzi.

Quali fattori stanno influendo sul prezzo del petrolio?

A fomentare le perplessità, oltre alla stima di un surplus pari a circa un miliardo di barili a livello globale, c’è soprattutto il dubbio sulla ripresa della domanda.

L’allentamento delle misure di lockdown pressoché in tutto il mondo sta iniziando a far girare di nuovo l’economia, ma allo stesso tempo aumenta il rischio di una nuova ondata di contagi (mentre prosegue la corsa per la ricerca di un vaccino anti-coronavirus, che però potrebbe arrivare non prima di ottobre, secondo le stime più ottimistiche). Dalla metà del mese si riparte con i collegamenti in Europa, mentre non sono andate esenti dalle tensioni tra Cina e Usa le compagnie aeree. L’iniziale ottimismo per la ripresa dei traffico aereo resta però intaccato dal rischio di una seconda chiusura totale, nel caso di una recrudescenza del virus.

A quanto ammonta la produzione di petrolio?

Sabato scorso l’Opec+ ha esteso i tagli alla produzione di 9,7 milioni di barili al giorno fino alla fine di luglio – secondo il piano originale di aprile, questi avrebbero dovuto proseguire per tutto giugno e, poi, gradualmente diminuire prima a 7,7 milioni di barili in meno fino alla fine dell’anno, poi a 5,8 milioni per tutto il 2021.

Eppure la mossa non ha provocato eccessivi movimenti sul mercato: sia perché ampiamente attesa, sia perché alcuni dei principali fautori dei tagli come Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait, nella stessa occasione, hanno fatto sapere che non procederanno con i tagli supplementari che, fino ad ora, si sono autoimposti (anche e soprattutto per compensare i paesi Opec meno ligi all’accordo).

Quali altri scenari potrebbero influire?

Un occhio di riguardo merita la situazione in Libia. Dopo mesi di scontri per spodestare le forze del governo di Fayez al-Sarraj (l’unico riconosciuto a livello internazionale), l’esercito nazionale libico avrebbe infatti messo fine all’assedio di Tripoli: la breve ritirata, con cui Tripoli ha riconquistato sottili lembi di terra a ovest del paese e nel Fezzan, ha permesso anche il rientro in funzione del giacimento petrolifero El Sahara, tra i più importanti del paese, con una capacità a pieno regime di 300 mila barili di greggio al giorno.

Eppure è durato poco: l’impianto aveva appena ripreso la produzione (a 30 mila barili al giorno), che già domenica scorsa un gruppo di forze armate ne ha di nuovo provocato la chiusura.

Come si sta muovendo il prezzo del petrolio?

Al momento, il barile resta stabile a 38,73 dollari per il Wti e 40,91 dollari per il Brent del Mare del Nord.

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