Prezzo del petrolio ai minimi da 17 anni, ancora lontana intesa tra Russia e Arabia Saudita

In mattinata il brent è arrivato a 22 USD/b, il Wti a 20 USD/b: il minimo dal 2002. Mentre l’aumento della produzione fa sorgere il problema del sistema di stoccaggio, che rischia il collasso

Sarà una settimana decisiva per l’industria energetica. Domani infatti è l’ultimo giorno in cui sono attivi i tagli alla produzione petrolifera, stabiliti in sede Opec a fine dicembre: a partire da aprile, l’Arabia Saudita ha annunciato un aumento della produzione, in risposta al rifiuto della Russia di un incremento degli stessi tagli. Una risposta simile sarebbe in arrivo da Mosca.

Cosa significa per il prezzo del petrolio?

In un contesto come quello attuale, con la grave crisi scaturita dal diffondersi della pandemia di Covid-19 che ha messo in lockdown per circa tre miliardi di persone – con conseguente diminuzione dei trasporti e, dunque, della domanda di greggio -, si teme che il petrolio possa raggiungere minimi mai toccati prima d’ora.

Secondo le ultime indiscrezioni, Riad avrebbe negato che vi siano trattative in corso con Mosca per raggiungere un’intesa. A nulla è servito dunque il tentativo di intermediazione degli Stati Uniti che, invece, hanno dovuto prendere atto allo stesso momento sia della crisi energetica che si va profilando, sia dell’emergenza sanitaria in corso. Ieri, mentre il presidente Donald Trump annunciava l’allungamento delle misure di distanziamento sociale fino al 30 aprile, 40 delle piattaforme petrolifere attive negli Usa venivano chiuse (ne rimangono ora 624 operative). Secondo gli analisti, il prezzo del petrolio inizierà a riflettere il conseguente calo della produzione nei prossimi mesi.

Eppure, i rischi che si profilano sono quelli a breve termine: secondo le stime di Goldman Sachs, infatti, in settimana la domanda potrebbe subire la contrazione più forte mai osservata nella storia, quasi 26 milioni di barili al giorno – un quarto della produzione mondiale attuale - , mentre altri analisti si aspettano crolli di 20 barili al giorno nella domanda. Nel 2019, secondo i dati Opec, la domanda giornaliera di petrolio si aggirava intorno ai 99,67 milioni di barili.

D’altra parte, con i trasporti marittimi fortemente ridotti, nei prossimi giorni si va anche incontro a una crisi del sistema di stoccaggio: l’aumento della produzione da parte di Russia e Arabia Saudita, in concomitanza con il calo della domanda (il lockdown di tre miliardi di persone si traduce in una contrazione di circa il 20% del fabbisogno petrolifero globale), rischia di mandare in tilt il sistema, provocando ulteriori ribassi.

Per Goldman Sachs, le conseguenze esasperate della guerra dei prezzi hanno di fatto annullato quelle del calo della domanda. Per la banca d’investimento Usa, i 16 milioni di barili al giorno richiesti dai trasporti aerei “potrebbero non tornare mai ai livelli precedenti”.

È possibile una mediazione tra le due principali produttrici di petrolio?

La Russia ha lasciato aperto una certa possibilità di accordo (d’altra parte, c’è ci pensa che la prima a collassare, schiacciata da prezzi così bassi del greggio, sarà proprio Mosca), in sede Opec+; eppure sembra difficile che l’Arabia Saudita, leader dell’organizzazione dei principali esportatori di petrolio, dia il proprio consenso per una riunione straordinaria.

Il timore, dunque, è che il prossimo faccia a faccia tra il ministro dell’Energia russo Alexander Novak e il principe saudita Mohammed bin Salman avvenga alla prossima riunione ufficiale, prevista a giugno.

Come si sta muovendo il prezzo del petrolio?

Dall’inizio del mese, il prezzo del petrolio si è più che dimezzato; dall’inizio dell’anno, ha quasi raggiunto un terzo del suo valore inziale. Al momento, il Wti viaggia a quota 21,78 dollari al barile, mentre il Brent segna 26,64 dollari al barile.

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