Prezzo del petrolio ai massimi da quattro mesi dopo uccisione del leader iraniano Soleimani

Si teme ora un’escalation di violenze in Medio Oriente, con l’Iran che ha già annunciato ripercussioni. Intanto, il prezzo del greggio torna ai livelli di metà settembre

Prezzo del petrolio in forte rialzo dopo l’attacco di stanotte da parte degli Usa allo scalo merci dell’aeroporto di Baghdad, in cui hanno perso la vita il generale iraniano Qassem Soleimani e il suo consigliere, Abu Madhi al-Muhandis, capo delle milizie irachene.

Secondo fonti del Pentagono, l’operazione sarebbe stata ordinata dal presidente Usa Donald Trump in persona, senza che il Congresso ne fosse al corrente. L’attacco arriva in risposta alle tensioni degli ultimi giorni: domenica gli Stati Uniti hanno condotto cinque attacchi a basi militari delle milizie Hezbollah Kataib in Siria e Iraq, provocando la reazione della popolazione che, tra mercoledì e giovedì, ha protestato e cercato di assaltare l’ambasciata statunitense a Baghdad.

Trump ha accusato l’Iran di appoggiare le violenze, minacciando forti ripercussioni in caso di danni a edifici o persone. Stanotte, l’attacco all’aeroporto di Baghdad ha provocato la morte del generale Soleimani, personaggio chiave dell’esercito iraniano e artefice della sua riorganizzazione, che in poco tempo ha affermato il ruolo dell’Iran sullo scacchiere mediorientale e internazionale.

Cosa succede adesso?

Si teme ora un’escalation di violenze in Medio Oriente, con la contrapposizione tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita da una parte, Iran e Iraq dall’altra.

Già il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha minacciato una vendetta, sebbene ora si ponga il problema del passaggio di consegne all’interno dell’esercito. Soleimani ha condotto le operazioni militari dell’esercito iraniano negli ultimi 20 anni e in Iran era considerato al pari di una celebrità: ha condotto le Guardie Rivoluzionarie, distinguendosi ai tempi dell’invasione dell’Iran da parte degli Usa nel 2003 a capo delle Quds Force (cellula dell’esercito iraniano che si occupa di operazioni all’estero), assumendo poi un ruolo di primo piano nel 2011 in Siria, quando l’Iran si schierò al fianco del presidente siriano Assad.

Ora, la situazione minaccia di diventare sempre più calda. L’ambasciata statunitense a Baghdad ha invitato i cittadini Usa presenti in Iran a lasciare il paese.

Quali sono i rapporti tra Iran e Usa?

Anche il presidente iraniano Rouhani ha dichiarato che l’Iran procederà con rinnovata energia nella resistenza contro gli Usa, spalleggiato dagli alleati iracheni – il portavoce delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene (Pmf, Popular Mobilisation Forces), Ahmed al-Assadi, ha accusato gli Usa e Israele dell’attacco.

È da settembre che il focolaio in Medio Oriente si è riattivato, con l’attacco da parte dei ribelli Houthi (appoggiati dall’Iran) alle riserve petrolifere dell’Arabia Saudita, alleata degli Usa. Quella volta, nonostante i gravi danni riportati alle piattaforme della compagnia petrolifera saudita, Saudi Aramco, l’Arabia era stata in grado di rientrare delle perdite, ma il prezzo del petrolio era schizzato ai massimi da maggio 2019.

Le tensioni tra i due paesi erano tornate a farsi tese a partire dal maggio del 2018, dopo la decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare raggiunto dall’ex presidente Usa Barack Obama nel 2015, che eliminava le sanzioni economiche in cambio di limitazioni da parte dell’Iran sullo sviluppo del proprio programma nucleare.

Come ha reagito il prezzo del petrolio?

Il greggio in nottata è schizzato a massimi che non si vedevano da mesi. Il Wti è arrivato a 63,70 dollari al barile, persino più dei livelli raggiunti a metà settembre – dopo l’attacco alle piattaforme petrolifere di Saudi Aramco). Il Brent invece ha toccato quota 69,06 dollari al barile.

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