Non-farm payrolls Usa migliori del previsto, ma Wall Street non raccoglie

Oltre 1,76 milioni di nuovi posti di lavoro e tasso di disoccupazione al 10,2%: eppure i dissidi politici al Congresso e i timori sul Covid-19 sono più forti e premono sul Dow Jones

I numeri delle nuove buste paga nel settore non agricolo statunitense di luglio sono migliori del previsto, ma non abbastanza per ridare fiducia ai mercati. I nuovi posti di lavoro creati nell’ultimo mese sono 1,76 milioni, al di sopra delle aspettative degli analisti di Wall Street (1,4 milioni) e anche la disoccupazione è scesa più del previsto, passando dall’11,1% di giugno al 10,2% di luglio (il consensus si aspettava un calo massimo fino al 10,6%).

Numeri notevoli, ma relativamente piccoli rispetto al boom dei 4,97 milioni di nuovi posti di lavoro di giugno, e sintomo di un mercato del lavoro in ripresa - ma comunque molto lenta.

Se a ciò si aggiungono anche l’aumento dei nuovi casi di Covid-19 negli Usa (dove viaggiano al ritmo di circa 60 mila contagi al giorno), che allontana sempre di più le speranze di un ritorno ai livelli pre-crisi, la tensione al Congresso sul prolungamento degli ulteriori stimoli fiscali per i disoccupati (600 dollari a settimana) e le nuove tensioni geopolitiche con la Cina, il un mix di fattori spiega il ribasso gli indici di Wall Street, nonostante i buoni dato sull’occupazione.

Nuovi posti di lavoro e sussidi di disoccupazione

Il recupero dei posti di lavoro procede dunque più lentamente rispetto alla ripresa economica post-pandemia: ecco perché è così urgente che i legislatori Usa giungano a un accordo che permetta di rinnovare gli aiuti alle famiglie.

Democratici e Repubblicani continuano invece a scontrarsi su due questioni fondamentali, l’entità e la durata dei sussidi. I rumors volevano che un accordo sarebbe potuto arrivare proprio entro oggi, ma la luce in fondo al tunnel sembra sempre più lontana.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?

Secondo gli analisti di Reuters, il dato di oggi potrebbe essere l’ultimo in cui i nuovi posti creati vanno a riempire quelli vacanti creati dal lockdown.

Allo stesso tempo, il riacutizzarsi del Covid-19 nell’ultimo mese ha già portato i governatori di diversi stati, soprattutto quelli del sud e dell’ovest, a tornare in regime di semi-lockdown, rallentando le riaperture o, in alcuni casi, tornando a ordinare la chiusura delle attività non essenziali.

Un ennesimo ostacolo in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre, che vedrà contrapposti il presidente in carica Donald Trump contro l’ex vice-presidente democratico Joe Biden. Lo stesso Trump a tal proposito aveva proposto di posticipare la data delle elezioni, considerando che l’alternativa, di cui già si comincia a parlare, sarebbe un voto per corrispondenza.

Come sono distribuiti i nuovi posti di lavoro?

Come per i valori passati, anche a luglio il settore dei servizi è quello che più di tutti ha contribuito all’aumento delle nuove buste paga. Segue quello turistico, con 592 mila nuovi posti di lavoro (a giugno erano stati oltre due milioni) e quello del commercio al dettaglio (258 mila nuovi posti di lavoro).

In controtendenza rispetto al trend, l’industria dell’informazione perde 15 mila posti di lavoro, mentre la manifattura e l’industria mineraria scendono di 7mila unità.

Forte rialzo per gli impieghi pubblici, in aumento di 301 mila unità, mentre al tempo del boom di giugno erano saliti di sole 54 mila unità.

Come hanno reagito i mercati?

Un ripresa troppo lenta e troppo incerta: e dunque gli indici di Wall Street non raccolgono la buona notizia dell’aumento delle buste paga di luglio e viaggiano frazionati, con il Dow Jones che ha aperto in rosso e in rosso rimane, perdendo al momento lo 0,15%. Azzerati anche i timidi segnali di recupero invece da S&P 500 e Nasdaq, che si mantengono entrmbi al di sotto della parità.

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“Dati migliori delle attese sia per nuovi impieghi totali che per il tasso di disoccupazione. Il dato sui nuovi impeghi privati però è stato leggermente peggiore delle attese e questo, insieme alla situazione attuale dell'economia che stenta ancora a migliorare, rinnova i timori, motivo per cui i listini non si sono quasi per niente mossi” spiega Pietro Bellotti, premium client manager di IG.

Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG Bank declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti.

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