Non Farm payroll sotto le aspettative, ma gli indici resistono

Pubblicati i dati sul settore non agricolo statunitense: bene la disoccupazione, scesa a 3,5%, mentre la crescita dei salari e creazione di nuovi posti di lavoro sono sotto le aspettative

Controversi i dati sul settore non agricolo statunitense relativo a settembre, pubblicati oggi. A fronte di un’attesa di 145 mila nuovi posti di lavoro, l’Us Bureau of Labour ne ha dichiarati solo 136 mila. Buono invece il tasso sulla disoccupazione, sceso a 3,5% (ad agosto era a 3,7%): si tratta dell’unico dato positivo, il migliore da cinquant’anni. Ma scendono anche i salari mensili, che ad agosto è stata di 0,4% - si attendeva un valore di almeno 0,3%.

Federal Reserve: perché è così importante ora?

Salgono ancora di più dunque le aspettative per la riunione della Federal Reserve, programmata per il 30 ottobre. Nonostante le migliaia di posti di lavoro in più, il dato sull’occupazione segna comunque una performance deludente rispetto al mese precedente (ad agosto i posti di lavoro sono stati 168 mila) e alle aspettative (145 mila). Si fa dunque sempre più probabile un taglio dei tassi da parte della Fed di 0,25 punti, come d’altra parte era nell’aria, in considerazione dei dati negativi pubblicati ieri e martedì: rispettivamente, l’indice sul settore terziario, a 52,5 punti, e quello sul manifatturiero, 47,8 punti.

Ieri sera, le probabilità di un taglio al costo del denaro era già oltre il 90%. Una decisione in questo senso della Fed diminuirebbe il costo del lavoro, nel tentativo di favorire nuove assunzioni.

Le ripercussioni su salari e occupazione

Negativo l’aumento dei salari orari: quelli mensili non si sono spostati dallo zero, registrando una diminuzione dello 0,3% rispetto alle previsioni, mentre l’indice annuale è arrivato al 2,9%, rispetto al livello di agosto, lo stesso che si prevedeva per settembre, al 3,2%. Saranno probabili ora ripercussioni sul volume dei consumi e, dunque, sul Pil statunitense.

Unico dato positivo, il tasso di disoccupazione, sceso al 3,5%. È quello che il presidente degli Usa Donald Trump ha subito commentato con un tweet, gettando luce sul dato più positivo dal 1969.

“Alla luce dei timori di recessione intensificatisi dopo i recentissimi dati macro (indici ISM, sia manifatturiero che dei servizi) possiamo dire che le figure odierne dipingono un quadro ancora abbastanza resiliente” spiega Vincenzo Longo, analista IG. “Qualche timore potrebbe mascherarsi dietro la bassa crescita dei salari, che potrebbe anticipare un prossimo rallentamento dei nuovi posti di lavoro. A questo punto non resta che attendere i commenti dei prossimi esponenti Fed, su tutti Jerome Powell che parlerà già questo pomeriggio”.

Come hanno reagito i mercati?

A pochi minuti dalla pubblicazione del report, i mercati sono stati particolarmente volatili, in attesa di decifrare dati che, infine, sono stati giudicati in generale positivi. Bene il Dow Jones (Wall Street, +0,31%), il Nasdaq (US Tech 100, +0,49%) e l’S&P 500 (US 500, +0,28%), mentre anche gli indici europei reagiscono bene: Dax +0,43% (Germany 30), Ftse 100 (FTSE 100) +0,71%, France 40) +0,63.

In recupero il dollaro, con il cambio EUR/USD sceso a 1,0960.

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