Sale il prezzo del petrolio. Tagli Opec, dialoghi Usa-Cina e sanzioni al Venezuela in prima linea

Wti sopra 55 dollari al barile. Pesano: sanzioni americane al Venezuela, calo piattaforme petrolifere e taglio produzione Paesi Opec. Russia manca obiettivi di output. Atteso nuovo incontro Washington-Pechino.

Sanzioni al Venezuela, diminuzione delle piattaforme petrolifere statunitensi e taglio dell’output dei paesi Opec, l'organizzazione dei principali produttori di petrolio, hanno sostenuto i prezzi del greggio, col Wti tornato a quotare oltre i 55 dollari al barile.

In un particolare contesto di mercato dove a prevalere sembrano essere le forze rialziste, un consolidamento al di sopra del livello a $55,20, in area $56, potrebbe spingere il greggio rispettivamente in area $56,50 e $57,50, su livelli che mancano dalla prima metà di novembre 2018. Da contro, un ritorno al di sotto dei 55 dollari al barile potrebbe spingere nuovamente il prezzo del Wti nel limbo tra $54 e $52.

Opec: taglio alla produzione. Usa: calo piattaforme

L’offerta di combustibile fossile da parte dell’Opec nel mese di gennaio è diminuita, secondo fonti Reuters, del più grande ammontare in due anni, tenendo fede al proprio patto volto ad arginare un eccesso di scorte sul mercato. Meno deciso, invece, il calo russo: la produzione petrolifera di Mosca a gennaio ha mancato l'obiettivo di taglio da 50 mila barili al giorno (bpd), facendo calare l’output complessivo lo scorso mese a 11,38 milioni bpd (a -35 mila). Da ottobre, la Russia si è impegnata a ridurre la propria produzione di 230.000 barili.

La scorsa settimana, le imprese energetiche statunitensi hanno tagliato il numero di piattaforme petrolifere portandolo ai minimi da otto mesi, a 847, in scia ad un approccio più prudente da parte degli esploratori.

Tensioni commerciali Stati Uniti-Cina: nuovo round

Nel frattempo, le speranze per lo scioglimento delle tensioni commerciali Stati Uniti-Cina hanno contribuito ad alleviare le preoccupazioni sul rallentamento della crescita economica, sostenendo i mercati.

A seguito dei recenti incontri tra le delegazioni americana e cinese, il presidente Donald Trump ha detto di voler incontrare nuovamente il presidente Xi Jinping nelle prossime settimane, per cercare di siglare un accordo commerciale con Pechino, che eviti l’innesco di una nuova fase di dazi (per complessivi $200 miliardi di controvalore in merci) qualora non si arrivasse ad una firma entro il 1 marzo.

Sanzioni al Venezuela: calo 0,5% dell'offerta globale

Sempre l’amministrazione Trump ha inoltre annunciato una serie di sanzioni contro la compagnia petrolifera di stato del Venezuela, la PDVSA. Il segretario del Tesoro, Steve Mnuchin, ha giustificato la disposizione con l’obiettivo di colpire “i responsabili del tragico declino del Venezuela” e sostenere Juan Guaidó, leader dell’opposizione che la scorsa settimana si è autoproclamato presidente. A riconoscere il nuovo premier sono stati, da subito, Stati Uniti ed altri paesi tra cui Canada, Brasile ed Argentina. Di opposto parere Russia, Cina, Messico, Cuba, Bolivia e Turchia, schieratisi a favore del presidente in carica, Nicolàs Maduro.

Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, le sanzioni porteranno al congelamento di circa 7 miliardi di dollari di beni, e faranno calare le esportazioni del Venezuela di 11 miliardi di entro la fine dell’anno, aggravando la più importante voce della bilancia commerciale statale.

Complessivamente, le nuove sanzioni americane sul Venezuela potrebbero portare ad una riduzione dello 0,5% dell'offerta globale.

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