Materie prime: quali prospettive in vista di un vaccino?

L’entusiasmo inizia già a scemare e l’IEA continua a vedere un calo della domanda di greggio nel prossimo futuro. Shock per i metalli preziosi, oro crolla come mai negli ultimi sette anni

L’annuncio del vaccino Pfizer era il segnale che le quotazioni del barile stavano aspettando per tornare a sfondare la soglia dei 40 dollari, ma l’abbrivio sembra destinato ad esaurirsi presto.

È il monito dell’IEA, l’International Energy Agency, che oggi ha comunque tagliato le stime sulla domanda di greggio nel 2020 abbassandole di 8,8 milioni di barili al giorno – un calo di 400 mila barili rispetto all’ultima lettura.

La domanda resta comunque destinata a un rimbalzo nel 2021: l’IEA stima un aumento di 5,8 milioni di barili al giorno, rivedendo al rialzo di 300 mila barili al giorno la versione precedente.

Il rally del petrolio è già finito?

Alla notizia dei buoni risultati del prototipo di vaccino elaborato dall’azienda farmaceutica statunitense Pfizer (risultato efficace per il 90% dei volontari in fase tre, quella conclusiva), il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle: il Wti è balzato di circa il 10% e il Brent del 9,4%.

Eppure non ci è voluto molto perché i problemi tecnici e logistici avessero la meglio sull’euforia dei mercati. Anzitutto, le tempistiche: Pfizer preme per l’ok della Food and Drug Administration alla distribuzione del vaccino entro l’inizio di dicembre e l’Unione Europea già si è riservata 300 milioni di dosi, ma è altamente probabile che il covid-19 continuerà a circolare a briglia sciolta almeno fino ai primi mesi del 2021 – prima che una quota sufficiente della popolazione mondiale sia vaccinata.

“È ancora troppo presto per sapere come e quando i vaccini possano permettere di tornare alla normalità”, spiega l’IEA. “Per ora, le nostre previsioni non anticipano alcun impatto significativo nella prima metà del 2021”.

Al momento, il Wti viaggia a 41,65 dollari e il Brent a 43,99 dollari.

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Quali altre minacce per il prezzo del petrolio?

Un mercato, quello degli idrocarburi, che dunque ha ancora parecchi ostacoli davanti a sé prima della ripresa.

Tra questi c’è il neo-eletto presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e le politiche ambientali su cui il candidato democratico ha promesso di concentrarsi.

Biden prende il posto del repubblicano Donald Trump che, al contrario, nel giugno del 2017 aveva annunciato di voler abbandonare gli accordi climatici di Parigi, siglati due anni prima dal predecessore Barack Obama.

Eppure, secondo i principali stakeholders del panorama petrolifero occidentale, non si tratta di nulla di preoccupante. Le elezioni della scorsa settimana hanno portato un democratico alla Casa Bianca, ma il Congresso reta diviso: i repubblicani hanno mantenuto una (seppur leggerissima) maggioranza al Senato, in grado di rallentare l’iter dei provvedimenti legislativi in vista del Green New Deal, il programa di rinnovamento energetico con l’obiettivo di eliminare le emissioni inquinanti entro il prossimo decennio.

Non solo: Bob Dudley, a capo della Oil and Gas Climate Initiative (Ogci, un ombrello che riunisce i principali produttori di petrolio al mondo e di cui fa parte anche Eni), si dice abbastanza fiducioso in un compromesso con il governo: “Non credo che negli Stati Uniti si possa raggiungere qualcosa come il Green New Deal, perché semplicemente non possiamo permettercelo e non porterà alla produzione di energia”.

Come ha reagito il resto delle materie prime: i metalli preziosi

Mentre il prezzo del petrolio balzava di dieci punti percentuali, subito dopo l’annuncio del vaccino le quotazioni dell’oro perdevano oltre 100 dollari in poche ore.

È stato l’effetto di un ritrovato appetito al rischio degli investitori che, alla vista della luce in fondo al tunnel della pandemia globale, sono tornati a preferire asset più volatili.

In cinque ore l’oro è sprofondato da 1.959 dollari l’oncia a 1.850 dollari/oz, mettendo a segno il calo più repentino e concentrato del tempo degli ultimi sette anni, attorno al 5,50%.

L’oro ancora non recupera i cali di inizio settimana e al momento viaggia a 1.871 dollari/oz, sui minimi da due settimane.

Discorso analogo per l’argento, che dall’inizio della settimana ha perso quasi il 7% e attualmente è quotato a 2.418 dollari/oz, e per il resto dei metalli preziosi.

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