La Germania traina la ripresa del manifatturiero in Europa: i dati Pmi di settembre

Confermati i dati preliminari dei direttori agli acquisti, Eurozona a 53,7 punti nell’ultimo mese. Gli azionari europei recuperano terreno, EUR/USD a 1,17

L’industria europea si conferma in accelerazione a settembre. I dati Pmi definitivi ricalcano quasi fedelmente le previsioni della scorsa settimana, con l’indice dei direttori agli acquisti nel settore manifatturiero a 53,7 punti nell’Eurozona, in aumento rispetto al dato di agosto di 51,7 – la crescita maggiore in due anni.

Le performance regionali divergono leggermente: sebbene al di sotto delle aspettative (56,6) la Germania mette a segno comunque la performance migliore dell’Eurozona, con 56,4 punti – in rialzo rispetto ai 52,2 di agosto.

Segue il balzo dell’Italia: a settembre il settore manifatturiero ha registrato 53,2 punti, il massimo da oltre due anni, anche in questo caso tuttavia leggermente al di sotto della stima flash di 53,5 punti.

Quanto al resto dei paesi europei, bene Francia (51,2 punti, oltre le aspettative) e Austria (51,7 punti), mentre Spagna e Grecia si contengono nell’espansione (rispettivamente, 50,8 e 50 punti).

Quali fattori hanno spinto sull’acceleratore?

Risultati positivi su tutti i tre principali sottogruppi di produzione: beni di consumo, beni intermedi e beni di investimento – questi ultimi hanno osservato l’espansione più veloce degli ultimi due anni.

Come già prevedevano le stime flash della scorsa settimana, a settembre risaltano i nuovi ordini, soprattutto quelli in arrivo dall’estero, in aumento per il terzo mese consecutivo.

Non si ferma invece, però rallenta, la curva dei tagli occupazionali, causati soprattutto dall’incertezza nel futuro delle aziende. Il trend rilevato è stato infatti quello di aumentare la produttività riducendo i costi, dando fondo anche alle giacenze disponibili – diminuite al tasso maggiore dal 2010, complici anche ritardi nelle consegne, a causa delle difficoltà provocate dalla pandemia globale di coronavirus.

Variabile invece l’andamento dei prezzi, in forte calo in Germania, mentre seguono l’andamento opposto in Irlanda (che a settembre si ferma a 50 punti), che si è tradotto in un conseguente calo dei prezzi alla vendita.

D’altra parte Chris Williamson, Chief Business Economist presso l’istituto Ihs Markit, che elabora i dati, sottolinea come la crescita di settembre sia stata trainata per la gran parte dalla Germania. “L’incremento totale sarebbe stato molto più modesto se non fosse stato per la Germania, dove la produzione è aumentata a tal punto da rappresentare circa la metà dell’espansione della regione”.

“È incoraggiante osservare come l’ottimismo per quanto riguarda il futuro sia salito non solo in Germania ma anche in Francia, Italia, Spagna e Austria” prosegue tuttavia Williamson, “suggerendo come la ripresa potrebbe allargarsi durante i prossimi mesi. In assenza di una ripresa generale, la sostenibilità della ripresa risulta a rischio, con ulteriori preoccupazioni alimentate dall’incremento del tasso di infezione del covid-19”.

Come hanno reagito gli indici di Borsa europei?

A metà seduta gli azionari europei recuperano terreno dopo incertezze iniziali che hanno guidato gli scambi durante la mattinata. Solo il Dax tedesco stenta a salire al di sopra della parità e al momento viaggia in ribasso dello 0,06%, mentre a Parigi il Cac40 avanza dello 0,64%, l’Ibex di Madrid guadagna lo 0,47% e a Milano il Ftse Mib sale dello 0,59%.

Balza in avanti l’euro, che rispetto al dollaro viene scambiato a 1,1763, sulla scia anche di una rinnovata fiducia nel pre-market di Wall Street sulle speranze di un pacchetto di aiuti fiscali in arrivo dal Congresso Usa, che fa perdere forza al dollaro.

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