L’Europa oscilla tra espansione e recessione, indici Pmi contrastanti

Rallenta il settore terziario europeo, penalizzato dalla rinnovata preoccupazione per il covid-19. Giù i nuovi ordini, salgono le spese per le attività ma non i prezzi, ancora sui livelli di marzo

I segnali contrastanti in arrivo dal fronte macro non sembrano influire sulla buona performance degli azionari europei, che proseguono la sessione con rialzi tra l1,04%% (Ftse MibFtse Mib) e l’1,82% (Cac40Cac40).

Stamattina l’istituto Ihs Markit ha pubblicato i dati relativi agli indici dei direttori agli acquisti nel settore terziario e il dato composito nelle principali economie europee e in tutta l’Eurozona. Risultato: economia in rallentamento, frenata per lo più dal settore dei servizi – il più suscettibile a ogni cambiamento relativo alla crisi in corso scatenata dalla pandemia di Covid-19.

In tutta l’Eurozona l’indice Pmi relativo ai servizi è sceso a 50,5 punti rispetto ai 54,7 di luglio, mentre quello composito della produzione passa dai 54,9 di luglio ai 51,9 di agosto.

Un calo fisiologico che molti analisti già si aspettavano: le stime flash prevedevano 50,1 punti per il Pmi terziario e 51,6 per quello composito.

“Le aziende del settore terziario dell’eurozona hanno mostrato una forte frenata della crescita dell’attività economica, confermando i timori che questa ripresa successiva alle drastiche chiusure di contenimento stia iniziando a vacillare a causa delle procedure di distanziamento sociale ancora in atto per la pandemia da Covid-19” spiega Chris Williamson, Chief Business Economist di Ihs Markit.

Quali fattori hanno determinato il rallentamento?

Secondo la rilevazione dell’istituto, ad agosto la crescita sarebbe stata più modesta nonostante l’aumento de nuovi ordini del mese. A causa delle restrizioni ancora in vigore per via del coronavirus, le vendite all’estero si avvicinano a quasi due anni consecutivi di cali.

Scende per il diciottesimo mese consecutivo, anche se modestamente, il carico di lavoro inevaso: non abbastanza però per evitare contrazioni degli organici, in calo per il sesto mese consecutivo. Si conferma dunque la crisi occupazionale, con le aziende che continuano a far ricorso alle casse integrazione. D’altra parte il calo della forza lavoro prosegue a ritmo sempre più lento, con Spagna, Francia e Germania a guidare la classifica. Germania che, tuttavia, a tal riguardo conquista la maglia rosa nel settore terziario, dove le riduzioni del personale sono rimaste al minimo rispetto agli altri paesi dell’area euro.

Per il terzo mese consecutivo si registra un aumento sul fronte delle spese operative, cui però non corrisponde un aumento parallelo dei prezzi di vendita che, al contrario, da marzo continuano a diminuire – per Ihs a causa della forte concorrenza e della difficile situazione economica attuale.

Aziende e attività restano tuttavia ottimiste, con la fiducia per il prossimi 12 mesi in aumento nonostante le preoccupazioni per l’andamento della pandemia di Covid-19 – solo ieri 1.326 novi contagi in Italia, 4.892 in Francia, 1.256 in Germania, 8.115 in Spagna, ai livelli del picco di aprile.

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Come si sono distribuiti i dati nell’Eurozona?

In due casi, Spagna e Italia, gli indici Pmi composito e servizi sono scesi al di sotto della soglia dei 50 punti – rispettivamente a 47,7 e 47,1 punti il Pmi servizi. Resistono invece il resto dei membri dell’Eurozona: Francia 51,6 punti l’indice composito e 51,5 il terziario (in calo sia rispetto a luglio sia rispetto alle attese), Germania 54,4 e 52,5, in calo rispetto al mese precedente ma stavolta superiori rispetto alle previsioni degli analisti.

Come ha reagito il cambio euro/dollaro?

La frenata dell’attività industriale ha interrotto in mattinata il tentativo di recupero dell’euro nei confronti del dollaro, riportando il cambio EUR/USD di nuovo a quota 1,1810, dopo che nell’ultima settimana il dollaro era arrivato ad essere scambiato fino a 1,20 euro.

Proseguono in rialzo gli azionari europei: a metà sessione il Cac40 avanza dell’1,84%, il Dax dell’1,28%, Madrid guadagna l’1,71% e Milano l’1,04%, tornando sopra la soglia die 20 mila punti a 20.064.

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