Indici Usa ai massimi storici: cosa sta trainando in alto i mercati?

A quanto pare, mercati ed economia globale sono sempre più scollegati: gli uni si rincorrono al rialzo, l’altra segna risultati non particolarmente positivi. Ecco i tre motivi principali

Guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, trimestrali migliori del previsto e dati macroeconomici controversi: nelle ultime settimane, questo mix di fattori ha spinto gli indici statunitensi (e, di conseguenza, quelli mondiali) al rialzo, fino a toccare i massimi storici.

Come si è arrivati ai massimi?

Esattamente una settimana fa la Federal Reserve tagliava i tassi si interesse di 25 punti percentuali: una decisione largamente prevista, ma che comunque ha fatto lievitare gli indici: Wall Street ha toccato oggi i 27.559 punti, S&P 500 ieri i 3.087,18 punti, il Nasdaq 8.243,9 punti. I dati degli ultimi giorni in realtà confermano semplicemente un trend rialzista che prosegue da mesi, al pari dei maggiori indici europei.

Il tutto in un contesto di forte instabilità internazionale. In Medio Oriente, gli occhi del mondo seguono attentamente le tensioni in Siria, dove la decisione del presidente statunitense Donald Trump di ritirare i propri militari ha provocato un’invasione a nord da parte della Turchia. Allo stesso tempo, i titoli delle principali testate europee seguono attentamente gli sviluppi del processo che, prima o poi, porterà alla Brexit. Ma sono soprattutto Cina e Stati Uniti a tenere il mondo intero con il fiato sospeso, per via della guerra commerciale.

Come mai allora gli indici stanno raggiungendo picchi sempre più alti, talvolta registrando massimi storici? Mercati ed economia reale sembrano sempre più scollegati. Nelle ultime settimane si sono infatti susseguiti dati non particolarmente positivi sugli indici relativi agli acquisti, al settore dei servizi e a quello manifatturiero, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Il Fondo Monetario Internazionale alla fine di ottobre ha diminuito al 3% la previsione di crescita mondiale (mai così bassa dal 2009), mente il Pil Usa relativo all’ultimo trimestre, con il suo 1,9% (rispetto all’1,6% previsto dagli analisti) lancia un ulteriore segnale positivo.

Come sono andate le trimestrali dei big?

Pesano anche i dati delle ultime trimestrali, relative al periodo giugno-settembre 2019. Bene Facebook (17,65 miliardi di Ricavi) e Apple (64 miliardi di dollari di ricavi), che hanno entrambe riportato dati più che positivi e hanno contribuito a sollevare i relativi titoli in Borsa. Buoni i risultati anche per Alphabet sebbene, a fronte di un giro d’affari in aumento di 40,5 miliardi di dollari, segni un utile per azione in leggero calo (10,12 dollari). Risultato simile per Amazon, che chiude il terzo trimestre con un fatturato di 70 miliardi di dollari ma sconta un calo del profitto del 26% (2,1 miliardi), mentre sconta un vasto programma di spese. Infine, Netflix manca le aspettative di Wall Street, con 5,24 miliardi di ricavi (mentre gli analisti ne aspettano almeno 25,5).

Gli utili per azione di circa il 75,8% delle compagnie quotate sull’S&P500 che, ad oggi, hanno pubblicato i propri dati trimestrali, sono superiori rispetto alle aspettative. A riportare i dati migliori sono soprattutto le compagnie attive nel settore tecnologico che, a quanto pare, risentono di meno dell’incertezza commerciale. Ma neanche in questo caso è detta l’ultima parola: se Cina e Stati Uniti non troveranno un accordo, almeno una tregua, entro poche settimane, proprio il settore tecnologico sarà quello che più di tutti sconterà l’imposizione di nuovi dazi sui prodotti provenienti dalla Cina, prevista per il 15 dicembre.

La guerra dei dazi

Tanto ottimismo è presto spiegato: sembra infatti che i mercati si stiano aggrappando agli sviluppi della guerra commerciale che, da ormai 16 mesi, tiene impegnati Cina e Stati Uniti (con ricadute sull’economia del mondo intero). Negli ultimi mesi infatti Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping sembrano essere intenzionati a trovare un compromesso: l’11 ottobre sono arrivati a un accordo di massima sulla conclusione di una tregua, la cosiddetta “fase 1” dei colloqui, che tuttavia è ancora in attesa della firma – al momento i rappresentanti delle due superpotenze stanno ancora decidendo il luogo dell’incontro: Alaska, Hawaii, Iowa o Grecia, dopo l’annullamento del meeting Apec a Santiago del Cile previsto per metà novembre.

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