Indici mondiali in leggero ribasso in attesa di tregua commerciale Cina-Usa

Gli indici azionari aspettano con cautela novità riguardo alla firma dell’accordo tra Washington e Pechino

Attesa per oggi la firma dell’accordo tra il rappresentante commerciale statunitense Robert Lighthizer e il vice premier cinese Liu He. Si tratta di una tregua, più che una pace commerciale, in grado tuttavia di far tirare un sospiro di sollievo alle imprese su entrambi i lati del Pacifico.

Quali questioni rientreranno nel trattato commerciale?

Un versione integrale dell’accordo, insieme alla sua traduzione ufficiale in cinese, sarà resa disponibile dopo la firma dell’accordo, prevista intorno alle 15:30 (ora italiana).

Di certo tratterà gli scambi su prodotti manifatturieri e agricoli, energia e servizi. “Comprate trattori più grandi”, ha annunciato entusiasta Donald Trump durante un comizio in Ohio, la settimana scorsa, sulla scia della notizia che Pechino si sarebbe impegnata ad acquistare ulteriori prodotti statunitensi per 200 miliardi di dollari in due anni, così da colmare il deficit commerciale che, nel 2018, era arrivato a 420 miliardi di dollari.

La questione delle importazioni agricole costituisce il fulcro dell’accordo, ma non è l’unica. La Cina dovrebbe acquistare infatti anche 80 miliardi di dollari in beni manifatturieri prodotti negli States (sempre nell’arco di due anni), tra componenti per l’industria automobilistica, aeronautica, agricola e anche medicinali.

Resta abbastanza controversa invece la questione delle forniture di energia (per 50 miliardi di dollari), a causa del timore di un surplus, tenendo conto degli acquisti già concordati con gli altri partner commerciali.

E cosa invece resta fuori?

Si tocca solo di striscio la regolamentazione sulla proprietà intellettuale: nel 2017 Trump aveva spinto affinché Pechino operasse cambiamenti nel settore, stabilendo delle norme a protezione del Know-how delle aziende Usa che operano in Cina. Nel trattato che verrà siglato oggi è prevista una sezione che proibisce il trasferimento forzato della proprietà intellettuale statunitense nel settore tech, ma senza andare troppo nello specifico.

Fuori anche la questione dei sussidi statali alle imprese di proprietà dello stato, in grado di determinare livelli di produzione più alti che, dunque, non sarebbero allineati alle previsioni dell’accordo. Il tutto viene rinviato alla “Fase 2” dell’accordo, che però molto probabilmente slitterà a dopo le elezioni statunitensi, previste per novembre.

Cosa ci guadagna la Cina?

A fronte di tali impegni, rimodulati più volte negli ultimi giorni, è stato chiaro fin da subito che sarebbe stato possibile rinegoziare non tanto un’eliminazione dei dazi, quanto piuttosto una semplice riduzione. Pechino ha accettato tali proposte quando era ormai alle strette, il 13 dicembre, con la prospettiva di ulteriori sanzioni in partenza solo due giorni dopo.

Restano dunque ancora in vigore i dazi del 25% su beni equivalenti a 250 miliardi di dollari. Prima ancora che venga firmato l’accordo sulla “Fase 1”, si parla già di “Fase 2”, a cui Trump è stato ben felice di rinviare le questioni più spinose - soprattutto perché sembra ormai scontato che la seconda parte dell’accordo verrà firmata dopo le elezioni presidenziali di novembre.

Come stanno reagendo gli indici globali?

C’è cautela sui mercati in attesa della firma. Un accordo sulla guerra commerciale, che prosegue ormai da oltre un anno e mezzo, potrebbe infatti far lievitare sensibilmente il prezzo del petrolio che tuttavia registra un leggero ribasso, sulla scia del timore che i termini dell’accordo commerciale non siano sufficienti per rialzare il volume della domanda – soprattutto all’indomani della possibilità che molte questioni vengano rimandate alla “Fase 2”. Al momento il Wti quota 58,04 dollari al barile, mentre il Brent è a 63,87 dollari al barile.

Quanto agli indici azionari, le Borse asiatiche hanno chiuso in negativo: Shanghai -0,54%, China A50 – 0,66% e SZSE Component – 0,15% in Cina; Nikkei – 0,45% e Topix -0,54% in Giappone; negativo anche l’Hang Seng, a -0,39.

Anche in Europa gli indici si mantengono sotto la parità, seppur leggermente: Parigi segna un ribasso dello 0,05%, Francoforte -0,07%, Milano -0,35% e Madrid -0,41%, mentre Londra (unica positiva) segna un rialzo dello 0,19%

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