Indici mondiali contrastati senza bussola Wall Street, Europa in rosso

Gli indici azionari europei viaggiano al di sotto della parità, in attesa dell’apertura USA e nella speranza di un rimbalzo soprattutto dei titoli tech. Su Piazza Affari bene Pirelli (+4%), ancora in calo il prezzo del petrolio

  • Gli indici di Borsa europei non mantengono i guadagni di ieri: alle 10:05 il Dax perde lo 0,21%, le quotazioni del Ftse Mib scendono dello 0,67%
  • Ancora in calo la sterlina, ERU/GBP a 0,8993 davanti a rischio Brexit senza accordo
  • I mercati asiatici chiudono in rialzo, Pil Giapponese nel secondo trimestre a –28,1% anno su anno
  • Prezzo del petrolio in calo, Wti sotto ai 40 dollari al barile

Partenza ben intonata per gli indici mondiali, con i mercati asiatici che, senza la guida di Wall Street (chiusa ieri per il Labor Day), riflettono i guadagni con cui gli azionari europei hanno chiuso la sessione di ieri.

Azionari europei che invece non riescono a mantenere gli stessi rialzi in apertura. Nonostante futures cautamente positivi, gli indici del Vecchio Continente viaggiano infatti al di sotto della parità: il Dax perde lo 0,29%, il Cac40 lo 0,37%, l’Ibex lo 0,18% e il Ftse Mib lo 0,61% a 19.616.

Male anche Londra, che ieri in chiusura aveva ignorato i rinnovati timori per una Brexit senza accordo e oggi perde lo 0,36%. Ieri il premier britannico Boris Johnson ha dato come ultimatum a Bruxelles il 15 ottobre, data in cui si riunirà il Consiglio europeo: se entro queste cinque settimane i negoziatori da entrambi i lati della Manica non avranno raggiunto un accordo commerciale, il Regno Unito procederà comunque all’uscita dall’Unione – in questo caso, farebbero fede le regole commerciali internazionali stabilite dall’Organizzazione mondiale del commercio.

A subire gli effetti delle parole di Johnson (che, inoltre, proprio oggi presenterà al parlamento di Westminster una serie di leggi per bypassare il Withdrawal Agreement con cui, lo scorso autunno, Uk e Ue avevano stabilito un compromesso sulla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord) è la sterlina, piombata ai minimi dallo scorso 26 agosto, con il cambio EUR/GBP tornato a quota 0,8994.

Viaggia laterale invece l’euro, in attesa della riunione della Banca centrale europea di giovedì. Al momento la coppia valutaria EUR/USD si mantiene a 1,1812, mentre il dollaro subisce un leggero indebolimento nei confronti dello yen, con il rapporto tra le due valute in calo a 106,267.

A Piazza Affari balza in avanti il titolo Pirelli, le cui azioni viaggiano in rialzo del 4,59% a 3,85 euro l’una, mentre Diasorin, dopo un avvio in rialzo dello 0,8%, a un’ora dall’apertura perde l’1,59% e scende a 142,20 euro per azione nonostante l’annuncio della partnership strategica con MeMed per accelerare la diffusione di un nuovo signature test delle proteine basato sulla risposta immunitaria del paziente. In leggero rialzo lo spread, a 152 punti.

Cosa attendersi dagli indici di Wall Street?

Oggi gli occhi degli investitori puntano all’apertura degli indici di New York, nella speranza di un rimbalzo del settore tecnologico e di uno stop al rally ribassista che, da giovedì scorso, ha portato a chiusure del Nasdaq in continuo ribasso.

Oggi i futures Usa puntano a un’apertura contrastata: quelli sul Dow Jones viaggiano in rialzo dello 0,94%, quelli sull’S&P 500 segnano +0,67%, mentre è il Nasdaq a lottare per la parità – al momento i futures scendono dello 0,01%.

Le tensioni geopolitiche non aiutano: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato ieri di “iniziare a pensare” a una strategia di decoupling, sganciando l’economia Usa da quella cinese, e minacciando di impedire la partecipazione a bandi federali alle aziende statunitensi che continuano a fare affari con Pechino.

Come è andata la giornata sui mercati asiatici?

Nel frattempo, in Asia una serie di dati macro migliori del previsto (per quanto ancora gravemente affetti dalle conseguenze economiche della pandemia di coronavirus) ha aiutato le Borse giapponesi al rialzo. Il Nikkei chiude la sessione di scambi a +0,80% e il più ampio indice Topix avanza dello 0,69% dopo che i dati sul prodotto interno lordo relativi al secondo trimestre 2020 hanno evidenziato un crollo leggermente inferiore al previsto: -28,1% rispetto all’anno scorso, a fronte di attese a -28,6%. Trimestre su trimestre si evidenzia invece un calo del 7,9%, mentre le attese erano a -8,1%.

Si tratta comunque della crisi più grave per il Giappone dal secondo dopoguerra, con i dati di oggi che evidenziano anche una contrazione della spesa da parte delle famiglie (scese a luglio del 6,5% rispetto al mese precedente e del 7,6% rispetto al luglio 2019).

Positiva anche la chiusura dei mercati cinesi: Shanghai +0,72%, Shenzhen +0,07% e il China A50 +0,72%, così come il resto degli indici asiatici: la Borsa di Hong Kong avanza dello 0,17%, quella di Seul dello 0,74%.

Sul fronte delle materie prime il petrolio non accenna a recuperare i cali dell’ultima settimana: il Wti continua ad essere scambiato a meno di 40 dollari al barile (38,85 dollari) mentre il Brent perde lo 0,55% e scende a 41,75 dollari.

Sul greggio pesano di certo l’incertezza sulla ripresa della domanda globale dopo la pandemia di Covid-19 e i rischi di un’escalation nella guerra commerciale tra Cina e Usa; negli ultimi giorni però a spingere al ribasso il prezzo del petrolio è stato il taglio operato dalla compagnia petrolifera di bandiera Saudita Saudi Aramco sul prezzo del suo Arab Light, destinato principalmente al mercato asiatico – ma anche a Usa e, presumibilmente, anche all’Europa.

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