Indici mondiali cauti, salgono le tensioni Cina-Usa: nuove proteste a Hong Kong

L’accordo commerciale di gennaio è a rischio e il timore di una nuova guerra dei dazi fa tremare anche l’Europa, che apre ben al di sotto dello zero

In una giornata povera di dati macro, a tenere i mercati con il fiato sospeso sono le rinnovate tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina dopo che, durante la sessione asiatica, Pechino è tornata a mostrare il pugno duro nei confronti di Hong Kong.

Una guerra finanziaria Usa-Cina?

I primi segnali di tensione si erano manifestati già mercoledì, quando il Senato Usa ha lasciato passare una legge per cui le compagnia straniere, per quotarsi sulla Borsa di New York trarre profitto dagli investitori statunitensi, saranno vincolate alla sottoscrizione degli standard di controllo e regolamentazione Usa.

Per quanto il provvedimento sulla carta sia rivolto in generale alle aziende straniere, l’intenzione è quella di colpire proprio la Cina. Le aziende dovranno infatti dimostrare “di non essere di proprietà o controllate da un governo straniero” e lo stesso senatore che ha proposto la legge, il repubblicano John Kennedy, ha successivamente scritto su Twitter: “Il Partito Comunista cinese imbroglia, e la legge perla responsabilità delle aziende straniere lo fermerà dall’imbrogliare sul mercato azionario Usa”. Alla notizia, il gigante dell’e-commerce cinese Alibabaha perso circa il 2%.

Già si prevedeva l’esodo delle aziende cinesi sulla Borsa di Hong Kong, quando ieri proprio l’Hang Seng è crollato perdendo oltre il 5% dopo che il governo di Pechino ha annunciato una nuova legge sulla sicurezza nazionale, nel tentativo di conquistare maggiore controllo sull’ex colonia britannica.

La reazione di Trump non si è fatta attendere e il presidente Usa ha annunciato di essere pronto a reagire con forza nel caso il provvedimento, che sarà presentato oggi al parlamento cinese, venisse adottato.

L’indice Hang Seng ha perso il 5,74% scendendo a 22.893 punti. Ma anche gli indici cinesi lottano contro gravi ribassi, spinti soprattutto dall’annuncio che Pechino non annuncerà alcun target di incremento del Pil (è la prima volta dal 1990) a causa del profondo impatto del coronavirus sull’economia. Così, mentre Shanghai perde in chiusura l’1,89% e China A50 lascia sul terreno il 2,45%, anche il petrolio subisce un calo, con il Wti che torna a quota 31,96 (-5,78%) e il Brent a 34,42 dollari al barile (-4,55%).

Come hanno reagito i futures Usa?

Le rinnovate tensioni commerciali si aggiungono a un quadro già abbastanza sottotono per Wall Street, dopo i dati sulle nuove richieste di disoccupazione di ieri (2,4 milioni in più nell’ultima settimana, che portano il totale dall’inizio della crisi a quasi 39 milioni) che hanno impattato sugli indici.

Trump tenta di mantenere alto il morale: “Non chiuderemo la nostra nazione” ha dichiarato ieri, durante un intervento in occasione di una visita allo stabilimento Ford, in Michigan, alla domanda sull’arrivo di una seconda ondata di coronavirus.

Come si prospetta la giornata in Europa?

Le tensioni tra Cina e Usa, che mettono in pericolo l’accordo commerciale di “Fase 1” firmato a metà dell’anno – minacciando una nuova guerra dei dazi – spingono al ribasso anche le Borse europee, che aprono tutte in rosso.

Parigi apre a -1,10%, Francoforte perde l’1,34%, anche Londra giù a .1,68% e Madrid segna -0,82%. Milano resta sotto la parità ma contiene le perdite, a -0,78%. Sul Ftse Mib i titoli più colpiti sono il lusso (Moncler -2,76%, Ferragamo -2,98%) mentre Saipem subisce il calo del petrolio e perde il 2,8%.

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