Indici globali in rosso, pesano i timori di nuova ondata virus

Forti ribassi in Asia, dove si temono nuovi focolai, e negli Usa. Piazza Affari parte in ribasso , al pari del resto degli azionari europei. Oggi occhi puntati su colloqui Brexit, EUR/GBP a 0,8987

Giornata densa di appuntamenti per l’Europa, primo fra tutti la conferenza telematica tra la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, quello del Parlamento europeo David Sassoli e il premier britannico Boris Johnson, riuniti per cercare un compromesso sulla questione della Brexit – che già la settimana scorta aveva portato una notevole volatilità sui mercati. Attesi inoltre in mattinata i dati sui prezzi al consumo in Italia di maggio e la bilancia commerciale Ue.

Come promettono di aprire la settimana gli indici Usa?

Il graduale ritorno alla normalità procede con cautela e costante timore dello scoppio di una seconda ondata di coronavirus, soprattutto nelle ultime ore, quando i ricoveri per Covid-19 sono sensibilmente aumentati in Alabama, Texas, California e Florida – mentre tutti gli Stati Uniti tornano ad aprire attività e servizi.

Per la Borsa di New York, la settimana appena conclusa ha osservato i ribassi più ripidi da marzo, quando la pandemia di coronavirus infieriva ancora con tutta la sua virulenza. Dopo i forti ribassi alla chiusura di venerdì – il Dow Jones è sceso del 5,5%, l’S&P 500 del 4,7% e il Nasdaq, pur avendo contenuto le perdite, ha lasciato sul terreno il 2,3% - al momento i futures continuano a viaggiare in territorio negativo: il Dow Jones perde oltre il 3% (in ribasso di 671 punti), l’S&P il 2,65% (tornando sotto quota tremila punti), il Nasdaq il 2,12%.

Come si è chiusa la giornata sui mercati asiatici?

D’altra parte, i timori di una recrudescenza del virus non riguardano solo gli Usa. A Pechino sono stati chiusi dieci quartieri residenziali dopo 36 nuovi casi di Covid-19 registrati in città, presumibilmente derivanti da un nuovo focolaio sviluppatosi nel mercato di Xinfadi (un’area oltre 20 volte più grane del mercato del pesce di Wuhan), che contribuisce per circa l’80% al rifornimento di prodotti agrari di Pechino.

In calo la Borsa di Shanghai, che in chiusura perde l’1,02%, nonostante l’impatto di una produzione industriale di maggio in aumento del 4,4,%. In ribasso anche Shenzhen (-0,53%) e China A50 (-1,76%).

Eppure gli indici cinesi hanno registrato le performance migliori in Asia. La Borsa si Tokyo è scesa de 3,47% (il Nikkei; il più ampio Topix segna un ribasso del 2,54%), il Kospi coreano scende del 4,76%, l’Hang Seng perde il 2,23%.

Sul fronte valutario, il calo dei mercati Usa in chiusura di settimana ha fatto virare gli operatori verso lo yen come valuta rifugio – che nelle ultime ore di contrattazione sul mercato asiatico è arrivato a viaggiare nei confronti del dollaro a un minimo di 106,99. Al momento il dollaro si conferma in leggero recupero, a 107,415.

Il biglietto verde si rafforza anche nei confronti dell’euro, con il cambio EUR/USD a 1,1251, e la sterlina (GBP/USD a 1,2522. Sterlina che invece scende a picco nei confronti dell’euro sulla scia delle tensioni per la Brexit: la coppia valutaria EUR/GBP segna al momento 0,8987.

In calo infine il petrolio: in attesa dell’incontro Opec+ di questa settimana il Wti viene scambiato per 34,81 dollari al barile, mentre il Brent scende a 37,68 dollari.

Come sono impostati gli indici europei in apertura?

Le cattive notizie in arrivo dal resto del mondo non potevano non ripercuotersi sugli indici europei, che stamattina hanno aperto in territorio negativo con ribassi superiori ai 2,5 punti percentuali. Al momento Francoforte perde il 2,47%, Parigi il 2,41%, Londra lascia sul terreno l’1,86%, Madrid segna un ribasso del 2,30% e infine Milano scende dell’1,72%, trainata al ribasso dal settore bancario (lo spread è sceso a 186 punti).

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