Indici globali cauti su timori Covid-19 e tensioni geopolitiche

In Usa manca ancora una legge sugli aiuti fiscali e si attendono i dati sull’occupazione. Alta volatilità sugli azionari europei. Piazza Affari perde lo 0,27%, male Unicredit dopo il rosso del primo semestre

Con oltre 18 milioni di contagi al mondo il coronavirus torna a fare paura e già si parla di una probabile seconda ondata, in autunno. A ciò si aggiungano i timori di milioni di famiglie statunitensi, che rischiano di non vedersi più corrisposti quegli aiuti fiscali (600 dollari a settimana) implementati al sorgere dell’emergenza Covid-19 e scaduti a fine luglio: le discussioni all’interno del Congresso Usa sono ancora in corso.

Come si è chiusa la giornata in Asia?

L’indice Msci pan-asiatico escluso il Giappone in mattinata ha raggiunto il massimo da sei mesi, salvo poi ritracciare i guadagni dopo i cali subiti dalle Borse di Cina e Hong Kong.

Gli azionari cinesi hanno infatti chiuso contrastati con la sola Shanghai positiva (+0,26%), mentre Shenzhen e China A50 hanno perso rispettivamente lo 0,72% e lo0,27%. Idem l’Hang Seng, che lascia sul terreno al momento lo 0,67%.

In calo anche il Giappone, dove il Nikkei perde lo 0,43% e il Topix lo 0,31%; tra i positivi spicca invece il Kospi coreano, che avanza in chiusura dell’1,33%. A preoccupare la Borsa di Tokyo è soprattutto la difficoltà del Congresso Usa nella ricerca di un compromesso sugli stimoli fiscali in chiave anti-covid e le conseguenze sul dollaro, che già la settimana scorsa hanno creato difficoltà in termini di prezzi a importazioni ed esportazioni.

A tirare giù la Cina sono invece le tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, riversatesi anche sulle aziende tecnologiche: la guerra mossa dal presidente Usa Donald Trump alla popolare app cinese TikTok si ripercuote anche sui big del settore, come Alibaba, e sul sentiment generale di mercato.

Cosa si aspettano i mercati Usa oggi?

Dollaro ancora sotto pressione a causa della lentezza dei lavori nel Congresso Usa. Da una parte i Democratici, assolutamente intenzionati a mantenere la cifra a 600 dollari a settimana per le famiglie che stanno scontando gli effetti della crisi economica scaturita dal Covid-19; dall’altra i Repubblicani, che al contrario tentano di abbassare il budget.

Nel frattempo, sono attesi tra oggi e domani i dati sulla situazione occupazionale negli Stati Uniti: oggi è la volta delle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, mentre domani uscirà il dato sulle buste paga nel settore non agricolo di luglio, cartina al tornasole delle condizione economica degli Usa – a giugno sono stati creati 4,8 milioni di nuovi posti di lavoro, una ripresa record, mentre il tasso di disoccupazione si è assestato all’11,1%: mai così alto e, allo stesso tempo, mai così in forte ripresa, rispetto al picco del 14,7% registrato ad aprile.

Sul fronte valutario il cambio euro-dollaro viaggia ancora ai massimi dal 2018, a 1,1864, mentre quello USD/JPY segna quota 105,547. Balzo in avanti della sterlina, con lo GBP/USD a 1,3161 (+0,35%) dopo la decisione sul tasso di interesse della Bank of England.

Oro ormai sopra i 2.000 dollari l’oncia (2.047) e anche il petrolio osserva un deciso aumento, con il Wti a 42,31 dollari e il Brent a 45,38 dollari al barile.

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Come si prospetta oggi la giornata in Europa?

Apertura debole per gli azionari europei che tuttavia virano quasi subito al rialzo ad eccezione di Londra: il Ftse 100 viaggia al di sotto della parità dello 0,75% dopo la cattive previsioni economiche della BoE che, oltre ad aver lasciato il tasso di interesse sulla sterlina invariato a 0,1%, ha anche pronosticato una ripresa più lenta del previsto per l’economia britannica dalla crisi coronavirus.

Volatile il resto degli indici continentali, soprattutto il Dax (+0,69%) grazie ai dati macro sugli ordini alla fabbriche di giugno in rialzo del 27,9% rispetto al mese precedente. Parigi si muove sulla parità mentre Madrid perde lo 0,24%.

In cerca di una direzione anche Piazza Affari, che dopo aver tentato di mantenersi al di sopra della parità per la prima ora di contrattazioni scende a -0,27%, spinta al ribasso soprattutto dai cattivi conti trimestrali: crolla Pirelli a -4,74% (3,52 euro per azione), Tenaris -4,25% a 5,18 euro, male anche Unicredit (-1,15% a 7,98 euro) che, nonostante utili maggiori del previsto negli ultimi tre mesi (420 milioni di euro) chiude il semestre in rosso di 2,3 miliardi.

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