Indici globali ancora in rosso, sale la volatilità sulle piazze europee

Timidi tentativi di ripresa dopo le forti vendite di ieri si accompagnano a cattivi dati macro (Pil britannico in calo di oltre il 20% ad aprile). Pesano ancora le previsioni della Fed, in ribasso anche il prezzo del petrolio

Il rally dell’inizio di giugno si è scontrato contro una raffica di vendite che, nelle ultime ore, ha portato gli indici globali ai livelli di pre-pandemia. È il caso di Wall Street, dove al momento i futures segnano ribassi tra il 5% e il 6%, ma anche dell’Europa, con l’Eurostoxx 600 che ieri ha perso oltre il 6%.

Ad aver messo i listini sotto pressione le dichiarazioni della Fed, secondo cui il Pil degli Stati Uniti nel 2020 è destinato a crollare del 6,5%, ma anche i timori su una seconda ondata di contagi da coronavirus – sono stati registrati nuovi focolai in Texas, Florida e California, in tutti gli Usa i contagi hanno ormai superato la soglia dei due milioni.

Una ripresa a V sempre più lontana, unita all’aumento delle scorte negli Usa, ha contribuito anche al netto calo del prezzo del petrolio, che nelle ultime ore è sceso a 35,49 dollari al barile per il Wti e 37,78 dollari per il Brent del Mare del Nord. Aumenta invece l’oro, a cui gli operatori iniziano già a tornare nell’ipotesi di una recrudescenza della crisi economica: il metallo prezioso è arrivato infatti a quota 1.732 dollari l’oncia.

Sul fronte valutario, resta stabile il cambio EUR/USD a 1,1309, per quanto ieri alla chiusura della sessione europea siano state registrate notevoli vendite sulla moneta unica – vendite che hanno indebolito l'euro anche nei confronti della sterlina dopo che, nelle ultime ore, la coppia valutaria era tornata a salire sulla scia delle tensioni per la Brexit.

Invariato anche il dollaro nonostante l’ondata di acquisti, durante la seduta asiatica, che ha portato il cambio USD/JPY a quota 107,177.

Come si è chiusa la giornata asiatica?

Le ricadute negative della giornata europea e di quella su Wall Street si sono fatte sentire, ma in maniera più lieve, anche sulle Borse asiatiche.

I cali peggiori li ha registrati il Kospi coreano, che perde in chiusura il 2,04%. Male anche l’Hang Seng, in ribasso dell’1,04%. Non beneficia dell’aumento del cambio tra il dollaro australiano e quello statunitense (AUD/USD a 0,6881) l’indice australiano S&P/ASX, che lascia sul terreno l’1,89%.

In calo anche il Giappone, con il Nikkei che in ribasso dello 0,75% e il più ampio Topix a -1,15%, mentre gli azionari cinesi si chiudono più frazionati: Shanghai perde lo 0,04% in chiusura, ma Shenzhen guadagna lo 0,07% e China A50 lo 0,31%.

Cosa muoverà i mercati oggi in Europa?

Gli azionari del Vecchio Continente hanno virato al rialzo subito dopo aperture al di sotto della parità (tutti hanno aperto con perdite intorno all’1%) ma, al momento, resta alta la volatilità: Parigi guadagna lo 0,41%, Francoforte e Londra si muovono intorno alla parità, Madrid avanza dello 0,18% e Milano si difende con un rialzo dello 0,16%, a 18.837 punti.

Non aiutano al rialzo i cattivi dati macro sul Pil britannico di aprile, crollato rispetto al mese precedente del 20,4%, mentre nel primo trimestre il prodotto interno lordo è rallentato del 10,4%. Attesa in mattinata la produzione industriale dell’Eurozona, mentre in serata l’agenzia di rating Fitch si esprimerà sul debito sovrano di Germania e Spagna, mentre Dbrs su quello britannico.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi sale a 192 punti mentre su Piazza Affari il comparto bancario non sembra dare segni di ripresa, con solo Mediobancache guadagna l’1,77% (a 6,7 euro) mentre Bper, dopo un avvio tonico, perde lo 0,09%, in attesa di ridefinire gli accordi con Intesa Sanpaolo (-0,62%, 1,6 euro) per la cessione di filiali nell’ambito del matrimonio con Ubi Banca (-0,07%, 2,67 euro).

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