Indici globali al ribasso, il Pil cinese delude i mercati

Un rialzo del 3,2% rispetto al secondo trimestre 2019 e fino all’11,5% rispetto a quello precedente: eppure non basta a dare fiducia, Shanghai chiude a -4,50%. Salgono le tensioni con gli Usa, l’Europa oggi guarda alla Bce

Giornata poco tonica sui mercati globali. Tra i principali market mover della settimana, il Pil trimestrale pubblicato oggi da Pechino ha deluso le aspettative delle Borse cinesi – e del resto di quelle asiatiche. Il prodotto interno lordo ha registrato valori superiori alle aspettative: +3,2% rispetto al secondo trimestre del 2019, mentre il dato trimestre su trimestre segna un rialzo a doppia cifra, dell’11,5% dopo che, nel primo trimestre, era sceso di oltre il 10%.

Come si è chiusa la giornata sugli indici asiatici?

Eppure i dati non solo non sono riusciti a infondere nuova fiducia ai mercati – tutt’altro. La Borsa di Shanghai ha chiuso la sessione in forte ribasso del 4,50%, Shenzhen perde il 3,64% e China A50 chiuse anch’essa in calo del 4,50%.

Da una parte infatti i mercati cinesi non hanno comunque apprezzato il calo delle vendite al dettaglio di giugno, scese dell’1,8%; a non dare segnali rassicuranti tuttavia è soprattutto il fatto che, per quanto si sia trattato di un aumento oltre le aspettative, i numeri del secondo trimestre restituiscono l’immagine di una crescita guidata per lo più dal governo – e con stimoli fiscali neanche troppo impavidi, secondo il giudizio degli analisti, 571,76 miliardi di dollari, meno rispetto a Stati Uniti e Giappone.

I cali si scontano anche sul resto dei listini asiatici. In Giappone il Nikkei chiude in lieve calo, perdendo lo 0,76%, mentre il Topix lascia sul terreno lo 0,66%. Soto la parità anche il Kospi coreano (-0,82%) e l’Hang Seng (-1,90%).

Cosa si prevede su Wall Street oggi?

Continua la stagione delle trimestrali Usa. Ieri è stato il turno di Goldman Sachs, oggi a pubblicare i dati di aprile-giugno saranno Bank of America e Morgan Stanley.

Nel frattempo, gli Stati Uniti si trovano schiacciati dai due fronti del Covid-19, da una parte, e delle tensioni con la Cina, dall’altro. Mentre infatti il numero dei nuovi contagi non accenna a diminuire (ieri il Texas ha registrato l’aumento giornaliero record, che ha portato il totale dei casi di coronavirus negli Usa a circa 3,5 milioni), lo scontro con Pechino torna sul terreno digitale – ieri il segretario di stato Mike Pompeo ha dichiarato di voler imporre restrizioni in entrata ai giganti tech cinesi, come Huawei, accusati di collusione con il governo di Pechino nella violazione dei diritti umani (l’amministrazione Trump si riferisce ai campi di prigionia della minoranza musulmana degli Uiguri).

Attesi oggi i dati sulle richieste di disoccupazione settimanali e sulle vendite al dettaglio negli Usa.

Sul mercato valutario il dollaro torna a guadagnare terreno, dopo le forti vendite di ieri. Il cambio EUR/USD viaggia ancora attorno a quota 1,14 ma segna comunque un calo dello 0,05%, mentre quello verso lo yen giapponese sale a 106, 951.

In leggero ribasso il petrolio, che si mantiene sopra la soglia dei 40 dollari al barile ma segna una flessione dello 0,75% sul Wti e dello 0,41% sul Brent.

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Cosa può aspettarsi oggi l’Europa?

Apertura in ribasso anche per le piazze del Vecchio Continente: Parigi e Francoforte viaggiano nettamente al di sotto della parità (rispettivamente -0,90% e -0,75%), male anche Londra che perde lo 0,80%, mentre Madrid si aggira sulla parità e Milano è l’unica in rialzo, poco al di sopra dello zero.

Mentre gli occhi degli operatori sono puntati sulla riunione della Banca centrale europea, per quanto le aspettative su un cambio della politica monetaria non siano troppo alte, su Piazza Affari continua a salire Atlantia (+1,03%) dopo il compromesso con il governo che prevede l’abbassamento della quota di partecipazione in Aspi mentre vi farà i suo ingresso Cassa Depositi e Prestiti. Bene anche Fca (+0,88%): il nuovo colosso automotive che nascerà dalla fusione con la francese Psa si chiamerà Stellantis e vedrà le luce all’inizio del 2021.

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