Indici di Borsa frazionati, in Giappone premier Shinzo Abe si ritira

Cambio al vertice del governo giapponese, giù il Nikkei che perde l’1,41%. Azionari europei incerti, Francoforte sconta i dati sulla fiducia dei consumatori. Bene Piazza Affari con Tim in rialzo di oltre il 3%

Gli indici azionari globali proseguono la sessione tonici dopo la rivoluzione con cui ieri la Federal Reserve ha annunciato lo spostamento degli obiettivi strategici di politica monetaria, tollerando un’inflazione media nel tempo anche superiore al 2%.

La notizia ha fatto scattare gli indici di Wall Street, dove solo il Nasdaq ha chiuso in leggera flessione (-0,34%, a 11,625 punti); rialzi che si sono riversati anche sull’andamento dei mercati azionari asiatici, in forte rialzo ad eccezione del Giappone.

Come hanno reagito le Borse europee?

L’effetto del cambio di strategia della Banca centrale Usa non è tuttavia riuscito ad arrivare fino al Vecchio Continente. Le Borse europee, che già ieri avevano riportato notevoli perdite in chiusura, a metà mattinata proseguono la sessione frazionate, con il Dax che perde lo 0,21% dopo che l’istituto GfK ha stimato un calo della fiducia dei consumatori a settembre, che passerebbe dal -0,2% di agosto al -1,8%.

Lotta per la parità il Cac francese, che al momento guadagna lo 0,04%, bene invece Madrid (+0,70%), Londra (+0,17%) e Milano. Piazza Affari avanza infatti dello 0,47% e sale a 19.940 punti, spinta soprattutto da Telecom Italia (che guadagna il 3,61% mentre il progetto di rete a banda ultralarga nazionale si fa sempre più concreto: lunedì sono in programma i cda sia di Tim che di Cassa depositi e prestiti, azionaria al 50% di Open Fiber, su cui Tim ha messo gli occhi) e dalle banche Bper sale dell’1,89% a 2,37 euro per azione, Unicredit del 3,49% a 8,45 euro.

Come si stanno muovendo gli indici azionari in Asia?

È delle ultime ore infatti la notizia che il premier giapponese Shinzo Abe, 65 anni, ha rassegnato le proprie dimissioni per problemi di salute. Il premier, in carica dal 2012, negli ultimi giorni era stato visto spesso in ospedale, alimentando dubbi che i funzionari governativi hanno sempre messo a tacere – almeno finora. In mattinata il premier è intervenuto in conferenza stampa: “'Ho deciso di lasciare l'incarico di primo ministro, la mia salute ha iniziato a peggiorare a metà dello scorso mese. Non vorrei che la malattia possa incidere su decisioni politiche importanti”. Ancora non sono noti i nomi di possibili successori ma già si sarebbe fatto avanti l’ex ministro degli Esteri, Fumio Kishida.

Al momento la Borsa di Tokyo è la peggiore del continente. Il Nikkei ha subito perdite fino al 2,6%, salvo poi ritracciare ma senza riuscire a risalire al di sopra della parità – al momento viaggia in calo dell’1,41%, mentre il più ampio indice Topix perde lo 0,68%.

Sugli scudi invece il resto degli azionari asiatici: in Cina Shanghai avanza dell’1,60%, Shenzhen del 2,44% e China A50 del 2,37%; la Borsa di Hong Kong avanza dell’1,74%, mentre il Kospi coreano guadagna lo 0,40%.

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Quali fattori hanno guidato i guadagni sulla Borsa di Wall Street?

La mossa di ieri della Federal Reserve ha sostenuto al rialzo gli indici di New York, con il Dow Jones che ieri ha chiuso a quota 28.492 punti e l’S&P500 a 3.484, mantenendo saldi i guadagni della settimana che si va concludendo. Sotto pressione invece il Nasdaq, spinto al ribasso dalla scarsa performance di ieri delle FANGs, con Netflix giù di oltre il 4%.

Al momento i futures Usa viaggiano al di sopra della parità – Dow Jones +0,44%, Nasdaq +0,05% e S&P500 a +0,33%. La mossa della Fed ha sostenuto i mercati davanti a dati macro che fotografano un paese che ancora combatte contro gli effetti della crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19, con oltre un milione di richieste di disoccupazione nell’ultima settimana e il Pil del secondo trimestre previsto in calo del 31,7% - la lettura peggiore dal 1947.

Debole il dollaro, che scende sia nei confronti della moneta unica (EUR/USD di nuovo oltre quota 1,19) che verso lo yen (USD/JPY a 105,900).

Sul fronte delle materie prime segna una leggera flessione il petrolio, nonostante l’uragano Laura abbia provocato la chiusura del 12% delle raffinerie Usa: al momento il Wti viene scambiato per 42,87 dollari al barile (-0,39%) mentre il Brent perde lo 0,35%, a 44,93 dollari.

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