Indici di Borsa in Europa tentano rimbalzo dopo tonfo Wall Street

Giornata a volume di scambi ridotto sugli indici azionari, Wall Street chiusa per Labor Day. Tonica l’Europa, quotazioni Ftse Mib in rialzo intorno all’1%, bene le azioni Nexi

Apertura in rialzo per gli indici di Borsa europei dopo che, venerdì scorso, gli azionari di Wall Street hanno subito il calo più repentino degli ultimi tre mesi.

Oggi gli azionari Usa per il Labor Day dopo che, venerdì, soprattutto il Nasdaq ha subito pesanti perdite. L'indice tecnologico Usa ha chiuso l’ultima giornata di contrattazioni in calo dell’1,27%, a 11.313 punti, pressato dal calo delle azioni Tesla dopo la notizia secondo cui l’azienda di Elon Musk non sarebbe tra i titoli tech in prossimo ingresso nell’S&P 500.

Sugli indici globali persano anche i timori di nuove tensioni geopolitiche tra Cina e Usa e il calo dei prezzi del petrolio.

Come si prospetta la giornata sugli indici di Borsa europei?

Apertura tonica per gli azionari europei che tentano il rimbalzo e segnano tutti rialzi tra lo 0,60% (Milano e Madrid) e un punto percentuale. Il Dax avanza dello 0,93% dopo il dato sulla produzione industriale di luglio, aumentata del solo 1,2% rispetto a previsioni di almeno il 4,7% (a giugno aveva osservato un rialzo del 9,3%), mentre Parigi guadagna lo 0,88% e Londra l’1,10% nel giorno in cui Regno Unito e Unione Europea tornano a confrontarsi sulla Brexit – per il premier britannico Boris Johnson, c’è tempo fino al 15 ottobre per raggiungere un accordo di libero scambio Uk-Ue, altrimenti sarà una no-deal Brexit.

Bene Piazza Affari, con il Ftse Mib in rialzo dello 0,86% a 19.558, 31 punti. Sprint delle azioni Nexi (+4,19% a 14,8 euro) dopo la ripresa delle trattative tra Cassa depositi e prestiti e i fondi di private equity Bain Capital, Advent e Clessidra finalizzate alla fusione tra Sia e Nexi, in rialzo anche Unipol (+1,53% a 3,98 euro per azione) e gli industriali, con Fca in rialzo dell’1,6% e Stm dell’1,82%.

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Cosa è successo negli ultimi giorni sui mercati asiatici?

L’ultima notizia in ordine di tempo sui rapporti Usa-Cina riguarda il crollo delle azioni della Semiconductor Manufacturing International Corp (SMIC), azienda cinese produttrice di semiconduttori quotata sulla Borsa di Hong Kong, che gli Usa hanno minacciato di inserire nella loro blacklist. Alla notizia che Washington sarebbe pronta a imporre nuovi dazi alle importazioni, le azioni della Smic sono crollate del 20% sull’Hang Seng, che si avvia alla chiusura della sessione di lunedì con un calo dello 0,36%.

In calo anche le Borse cinesi dopo una serie di dati macro contrastanti: ad agosto le esportazioni in dollari sono aumentate del 9,5% (più delle aspettative, 7,1%) rispetto all’agosto del 2019, mentre le importazioni sono scese del 2,1% - per un saldo totale della bilancia commerciale a 58,93 miliardi di dollari. La Borsa di Shanghai perde l’1,87%, Shenzhen lascia sul terreno il 2,41% e il China A50 scende dell’1,43%.

In calo anche gli indici di Borsa giapponesi dopo la notizia secondo cui la holding finanziaria giapponese Softbank, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe comprato almeno quattro miliardi di dollari in prodotti derivati su azioni listate sul Nasdaq, che avrebbero avuto a che fare con il calo del listino tech Usa. Le azioni Softbank hanno subito ribassi fino al 7,15%, mentre l’intero Nikkei ha perso in chiusura lo 0,5% scendendo a 23.089 punti.

Come ha reagito il resto degli indici di Borsa globali?

Nella giornata del Labor Day gli azionari di New York resteranno chiusi mentre i futures Usa proseguono al ribasso: quelli sul Dow Jones perdono lo 0,11%, l’S&P 500 lo 0,43% e quelli sul Nasdaq segnano il calo più marcato, -1,20%.

Un calo prevedibile, secondo gli analisti, soprattutto dopo il rally degli ultimi giorni, in cui gli azionari di Wall Street hanno aggiornato i record storici.

Sotto i riflettori anche il calo dei prezzi del petrolio dopo che l’Arabia Saudita ha operato il taglio più profondo degli ultimi cinque mesi sui prezzi per sostenere le scorte in Asia. Il taglio dei prezzi si accompagna anche ai rinnovati timori sulla ripresa della domanda globale di combustibili fossili, in considerazione dell’andamento della pandemia di coronavirus.

Al momento, il prezzo del Wti statunitense è tornato al di sotto dei 40 dollari al barile (39,13 dollari), mentre il Brent viene scambiato per 42,11 dollari.

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Sul fronte valutario, gli operatori attendono le prossime mosse degli istituti centrali. Previste in settimana le decisioni di politica monetaria della Bank of Canada, mercoledì, e della Banca centrale europea, giovedì.

Piatto il dollaro nei confronti dello yen giapponese, con il cambio USD/JPY laterale a 106,184, mentre soprattutto nei primi minuti di contrattazione in Europa l’euro ha osservato un leggero rafforzamento, con il cross EUR/USD a 1,1841. Forte rialzo della moneta unica anche sulla sterlina – in attesa di novità sulla Brexit -, cambio EUR/GBP a 0,8956.

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