Indici di Borsa contrastanti dopo pubblicazioni dati Pmi di aprile in Europa

Crollano gli indici preliminari dei direttori agli acquisti in Europa, ma i mercati incassano il colpo e sperano nel Consiglio Europeo

A quasi due mesi dall’entrata in vigore delle misure di lockdown in Europa, i dati prospettici sull’andamento del settore dei servizi e su quello manifatturiero per aprile restituiscono l’immagine di un’economia in forte crisi. Il Consiglio Europeo si riunisce oggi, in via telematica, per stilare un paino di ripresa dell’Eurozona, ora che la curva dei nuovi contagi da coronavirus è ormai avviata verso la discesa e la battaglia sanitaria si concentra su come evitare una nuova ondata della pandemia che, dall’esplosione del primo focolaio in Cina, a fine dicembre, ha causato 2,6 milioni di contagi e oltre 180 mila vittime.

Cosa ci dicono gli indici Pmi sull’andamento dell’economia in Europa?

Il dato di oggi preliminare riferito all’Eurozona ha toccato un nuovo minimo record: ad aprile, l’indice dei direttori agli acquisti nel settore terziario è sceso a 11,7 punti (a marzo erano stati 26,4), mentre per il settore manifatturiero il dato è passato dai 44,5 punti di marzo a 33,6 ad aprile, il minimo da 11 anni. I valori hanno superato al ribasso le aspettative, già niente affatto ottimistiche, degli analisti, che avevano previsto un Pmi manifatturiero a 39,2 e l’indice dei servizi a 24.

I dati stato per stato non restituiscono un’immagine migliore. Il settore manifatturiero in Francia ha subito una contrazione a 31,5 punti rispetto ai 43,2 di marzo (previsti 37,5); in Germania il settore ha subito una flessione a 34,4 punti rispetto ai 45,4 di marzi (a fronte di una previsione di 39 punti), mentre nel Regno Unito si è passati dai 47,8 di marzo ai 32,9 di aprile (il consensus aveva stimato almeno 42 punti).

Quanto ai servizi, i numeri sono ancora più bassi: in Francia 10,4 punti, meno della metà rispetto alle previsioni (25 punti) e quasi un terzo rispetto al mese precedente (27,4 punti); in Germania il valore si è quasi dimezzato, da 31,7 punti a marzo a 15,9 (previsti 28,5); infine, nel Regno Unito si è passati dal 34,5 del mese precedente a 12,3 punti, rispetto ai 29 attesi.

La fotografia dei danni del coronavirus all’economia del Vecchio Continente è sempre più impietosa. Mentre il tracollo del settore terziario ha iniziato a palesarsi sin da subito, proprio per la natura dei servizi offerti che sono stati colpiti prima di tutti dalle misure di distanziamento sociale, l’impatto del virus sul comparto manifatturiero è arrivato con un leggero ritardo, ma in compenso ha subito anche l’effetto del blocco della Cina, “fabbrica del mondo” il cui stop forzato ha provocato forti ripercussioni sulla catena di approvvigionamento delle componenti industriali.

“Con il possibile proseguimento delle restrizioni per parecchi settori dell’economia nelle prossime settimane, nell'intento di contenere la diffusione del Covid-19, è probabile che il secondo trimestre testimonierà la contrazione più violenta che la regione abbia mai osservato nella storia recente", ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist di IHS Markit, l’istituto che ha raccolto i dati.

Come ha reagito l'euro?

I dati, ben lontani dalla soglia dei 50 punti, spartiacque tra un’economia in contrazione e una in espansione, hanno provocato un notevole indebolimento dell’euro. La valuta unica ha perso quasi mezzo punto percentuale nei confronti del dollaro (nonostante quest’ultimo si fosse leggermente indebolito nelle ultime ore, riflettendo un timido ritorno della propensione al rischio dopo il rimbalzo del petrolio) e al momento il cambio EUR/USD viaggia a quota 1,0773, mentre nei confronti della sterlina il ribasso è ancora più marcato e il cross EUR/GBP è sceso a quota 0,8723.

Quali sono stati i risvolti sugli indici?

D’altra parte, la contrazione economica era ampiamente attesa e i mercati europei oggi tengono gli occhi puntati sul Consiglio europeo di oggi, quando i capi di stato e di governo si riuniranno (in videoconferenza) per raggiungere un accordo sulle misure finanziarie da attuale per trainare l’Unione europea fuori dalla crisi.

È così che solo il Dax tedesco segna un leggero ribasso, dello 0,16%, con le Borse appesantite anche dal cattivo rapporto (pubblicato stamattina prima dell’apertura dei mercati dall’istituto GfK) sul clima tra i consumatori tedeschi a maggio, che ha segnato un crollo a -23,4 punti, a fronte di attese a -1,8 e rispetto ai 2,7 punti di aprile, mentre Parigi viaggia invece leggermente sopra la parità, a +0,28%. Al di fuori dell’Unione, Londra perde lo 0,17%.

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