Indici di Borsa cauti, Europa in attesa di dati su Pil. Piazza Affari debole, male le banche

I dati deludenti in arrivo dalla Cina trascinano al ribasso anche gli azionari europei, con le perdite che si aggirano intorno al 2%. Ancora tesa la situazione politica in Usa, attesa per l’incontro con Pechino

Partenza al ribasso per gli indici di Borsa europei nella seduta pre-ferragostana. Il volume di scambi ridotto lascia ancora più spazio ai dati macro: dopo la produzione industriale della Cina a metà mattina è la volta del Pil preliminare relativo al secondo trimestre nell'Eurozona, per poi passare nel pomeriggio alle vendite al dettaglio Usa e alla produzione industriale di luglio.

Come si è chiusa la giornata sui mercati Asiatici?

Poche sorprese dalla Cina, dove la crescita della produzione industriale a luglio ha registrato il medesimo risultato del mese precedente, un rialzo del 4,8%, laddove gli analisti avevano previsto un aumento almeno del 5,1%. Pubblicati anche i valori della disoccupazione, invariati rispetto a giugno al 5,7%, e delle vendite al dettaglio, in calo rispetto alle aspettative dell’1,1% anno su anno.

Le Borse cinesi non hanno tuttavia accusato il colpo, mettendo a segno tutte chiusure al rialzo: Shanghai avanza dell’1,19%, Shenzhen dell’1,49% e il China A50 dell’1,41%. Contrastato invece il Giappone, dove il Nikkei chiude allo 0,17% mentre il Topix scivola al di sotto della parità perdendo lo 0,05%. Peggio il Kospi coreano, in calo dell’1,23% dopo che le autorità sanitarie hanno riportato il maggior aumento di nuovi casi di Covid-19 da marzo, e l’Hang Seng, -0,09%.

Sul fronte geopolitico, si fa alta l’attesa per l’incontro di domani tra i rappresentati commerciali di Pechino e Washington, durante il quale verrà rivisto l’accordo commerciale che, lo scorso 15 gennaio, aveva messo fine alla guerra commerciale tra le due superpotenze.

Le previsioni di oggi per Wall Street

Dall’altro lato del Pacifico, non sono solo le tensioni commerciali a preoccupare la politica Usa.

I dati sulla disoccupazione di ieri, i migliori da marzo (963 mila, per la prima volta dall’inizio della pandemia meno di un milione), paradossalmente hanno aggravato l’andamento delle discussioni sul prolungamento degli aiuti fiscali attualmente in corso al Congresso Usa: i dati di ieri si riferiscono alla prima settimana senza i sussidi precedenti, scaduti alla fine di luglio, e ciò ha dato ulteriore motivo ai Repubblicani per sostenerne l’inefficacia.

Chiusura contrastata ieri per Wall Street, dove solo il Nasdaq ha riportato guadagni (avanzando dello 0,27% a 11.042 punti). Altrettanto contrastati i futures, con il Dow Jones che promette un avvio leggermente al di sotto della parità a -0,04% mentre Nasdaq e S&P 500 viaggiano rispettivamente in rialzo dello 0,21% e dello 0,05%.

Leggero recupero per il dollaro, con il Dollar Index che sale a 93,33 e il cambio EUR/USD di nuovo sotto quota 1,18 – al momento viaggia a 1,1798. Continua invece il calo del biglietto verde nei confronti dello yen: la coppia valutaria scende a 106,746, ai minimi da giovedì scorso.

Buone notizie invece sul fronte delle materie prime: il petrolio sembra ormai assestato al di sopra della soglia dei 40 dollari al barile, con il Wti che viene scambiato per 42,14 dollari e il Brent che ne vale 44,88.

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Come si prospetta la giornata sugli azionari europei?

A un’ora dall’apertura le Borse europee viaggiano in territorio negativo, dopo una partenza sottotono dovuta per lo più ai dati deludenti in arrivo dalla Cina.

Parigi al momento perde l’1,86%, Francoforte l’1,21%, Londra lascia sul terreno l’1,99% e Madrid oltre il 2%. Male anche Milano, che perde l’1,72% e scende sotto i 20 mila punti (19.908). Ritracciano i guadagni anche le banche, che per tutta la settimana hanno contribuito in larga misura ai guadagni del Ftse Mib: Banco Bpm perde il 2,71% e torna a 1,39 euro, Unicredit l’1,07% a 8,13 euro.

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