Indice Ifo sopra le aspettative, ma non basta a sostenere i mercati

Il cambio EUR/USD stenta a raggiungere i valori della vigilia nonostante il sentiment delle imprese tedesche si sia dimostrato migliore del previsto: pesano i nuovi casi di Covid-19 e le minacce commerciali Usa

Le imprese tedesche tornano a vedere la luce in fondo al tunnel: lo scrive lo stesso istituto Ifo (l’istituto per la ricerca economica tedesco) nel suo report mensile, in base al quale il sentiment dell’industria tedesca sarebbe balzato dai 79,7 punti di maggio agli 86,2 di giugno – il rialzo più rapido di sempre, da quando l’istituto ha iniziato a monitorare il clima tra le aziende tedesche. Si torna così ai livelli di marzo, pre-lockdown.

Cosa ci dice l’indice Ifo sulla prima economia d’Europa?

Nonostante le previsioni siano ancora particolarmente caute, con gli strascichi della crisi coronavirus che ancora fanno sentire i propri effetti e la maggior parte delle imprese che ancora si considera “povera”, a giugno l’istituto ha registrato la crescita più elevata dal 1990, soprattutto grazie alla fiducia nel futuro degli imprenditori, secondo cui il peggio della crisi è ormai da considerarsi alle spalle.

Stesso picco di crescita si registra nel settore servizi, in cui ad essere migliorate non sono solo le prospettive per i prossimi sei mesi, ma anche il giudizio sulla condizione attuale delle attività economiche. Bene anche il comparto costruzioni, che hanno contribuito a far aumentare l’ottimismo circa l’intero comparto industriale per i prossimi sei mesi.

Secondo Klaus Wohlrabe, economista presso l’istituto Ifo, i dati permettono di sperare che l’economia tedesca riuscirà a riprendersi entro il terzo trimestre del 2020, anche in considerazione delle “aspettative sulle esportazioni”, notevolmente aumentate rispetto alle settimane più nere della crisi.

Il dato arriva dopo che, martedì, già l’indice delle attività economiche aveva sorpreso positivamente i mercati, in prospettiva di una ripresa a V. Avrebbero potuto rassicurare anche gli indici Pmi di ieri che, nonostante in Germania non abbiano superato la soglia dei 50 punti, comunque hanno registrato un notevole aumento, con l’indice composito balzato dai 32,3 punti di maggio a 45,8.

Coronavirus e tensioni commerciali con gli Usa affossano gli indici

D’altra parte, resta alta la tensione sulla situazione coronavirus. I dati di stamattina escono proprio il giorno successivo la chiusura del distretto di Guetersloh, nella Renania del Nord Westfalia, dove si trova il mattatoio presso cui sono stati registrati negli ultimi giorni centinaia di nuovi casi di contagio da Covid-19.

E proprio la preoccupazione per un nuovo rialzo dei contagi oggi fa da padrona sui mercati europei. I rialzi di ieri, sulla scia dei buoni dati degli indici Pmi, oggi lasciano dunque spazio a notevoli perdite su tutti i principali listini europei, con il Dax che perde quasi il 2%, la seconda peggiore dopo Londra, in calo del 2,12%; male anche Parigi, a -1,5%, e Milano, -1,36%.

Il recupero della fiducia delle imprese in Germania arriva di fatto in un momento ingrato nell’ambito dell’attento monitoraggio dell’andamento della crisi coronavirus. Era infatti certo che, poco dopo le riaperture, presto o tardi i casi di Covid-19 sarebbero tornati ad aumentare: è il caso del Giappone (55 nuovi casi dalla revoca dello stato di emergenza, lo scorso 25 maggio) e degli Stati Uniti, dove la situazione si fa sempre più critica soprattutto in Texas e Arizona e gli esperti hanno avvertito sulla criticità delle prossime due settimane per il contenimento del virus.

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Non è tuttavia solo il timore del virus che pesa sui listini europei. Negli Stati Uniti si torna infatti a parlare di dazi sulle importazioni dall’Europa: secondo quanto traspare da un documento rilasciato ieri dall’Ufficio Usa dei rappresentanti commerciali, gli Usa starebbero considerando circa 3,1 miliardi di dollari in tariffe addizionali su prodotti in arrivo da Francia, Spagna, Regno Unito e naturalmente Germania.

Si tratta del nuovo capitolo della questione commerciale Usa-Europa dopo la battaglia dello scorso ottobre tra Airbus e Boeing, entrambe accusate di aver ricevuto sussidi statali illegittimi.

Come ha reagito il cambio EUR/USD?

Nel frattempo, il clima di avversione al rischio fomentato dalla preoccupazione per la pandemia di Covid-19 ha riportato gli investitori a rifugiarsi nel dollaro come bene rifugio, provocando un rafforzamento del biglietto verde sia nei confronti dell’euro, che dello yen.

Se dunque al momento il cambio USD/JPY viaggia a quota 106,588, quello EUR/USD rispetto ai livelli della vigilia è sceso di 1,1290, dopo un timido apprezzamento della moneta unica subito dopo la pubblicazione dell’indice Ifo (quando è salita a 1,1305).

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